Marco Bergamin: “Lascio il calcio giocato per dare un mano al Biancoscudati Padova. Andrò a visionare giocatori per De Poli. Parlato? E’ il meglio per la D”

Marco Bergamin: “Lascio il calcio giocato per dare un mano al Biancoscudati Padova. Andrò a visionare giocatori per De Poli. Parlato? E’ il meglio per la D”

Una lunga trafila come centrocampista nei dilettanti, e ora la decisione di appendere le scarpe al chiodo per seguire da vicino il Padova. Marco Bergamin, figlio trentaseienne del presidente Giuseppe, sarà il braccio destro del diesse Fabrizio De Poli. Nei suoi piani c’era la volontà di continuare a giocare per un’altra stagione con la Vigolimenese (Promozione), ma il nuovo incarico in seno al club biancoscudato è inconciliabile dato che non si può essere tesserati contemporaneamente con due società. «Sarebbe stato il mio ultimo anno da giocatore – afferma Bergamin – ma ho deciso di affiancare De Poli. Ho già parlato con il presidente Sandro Bertorelle e con Gaetano Prisco della Vigolimenese: sono ovviamente dispiaciuti, ma capiscono la mia scelta perché è un’opportunità importante». Quale sarà il suo incarico? «Ho parlato con De Poli, e dato che gli serve un aiuto andrò a vedere partite per visionare giocatori. È un ruolo che mi affascina, tra l’altro sono nel mondo dilettantistico da vent’anni e conosco molte persone. Con l’aiuto del direttore sportivo che ha un’esperienza trentennale nel calcio non posso che imparare».

Oggi Marco Bergamin raggiungerà la squadra ad Asiago. «Sono abbastanza curioso di capire come sta procedendo la selezione dei giovani. A Padova ci sono grandi aspettative? Di sicuro il nostro obiettivo è quello di fare un campionato importante per cercare di tornare il più presto tra i professionisti». Già un paio d’anni fa suo padre era stato sul punto di affiancare Marcello Cestaro, ora si è lanciato in questa nuova avventura. Come ha appreso questa decisione? «Sono stato sempre favorevole alle varie prospettive di questi anni. Nasco tifoso del Padova, è una passione che mi ha trasmesso mio padre quando sin da bambino mi portava a vedere le partite all’Appiani. Ma in famiglia siamo tutti tifosi: mia mamma, mia sorella e anche mia nonna Giulia che segue sempre i risultati del Padova in tv. Quanto a mia moglie Sara, si è ormai abituata al calcio». Che ne pensa di Parlato? «Mi ha fatto una grande impressione. Sin dall’inizio era la mia prima scelta e conoscendolo di persona l’idea che avevo sul suo conto è stata confermata. Ha molta voglia di lavorare e di fare bene, l’allenatore migliore in circolazione per la serie D tanto che l’anno scorso ha vinto campionato e scudetto. Dopo averlo incontrato, tutti in società eravamo d’accordo che fosse il tecnico giusto».

Restando alla società, vice presidente è Edoardo Bonetto, suo coetaneo. «Ci conoscevamo già di vista, in questi ultimi mesi ho avuto modo di frequentarlo di più. Ora è all’estero, ci sentiamo quotidianamente e gli do informazioni sulla squadra. È dispiaciuto di essere lontano in un momento così importante». Tornando a lei, oltre che nel Padova, lavora insieme a suo padre alla Sunglass, azienda di famiglia. «Mi occupo di commerciale, ma sto acquisendo una visione generale dell’azienda in ottica futura, anche se conoscendo mia padre so che resterà sempre dentro. Alla Sunglass è in atto un ricambio generazionale, ci sono molti giovani che sono tifosi del Padova e hanno accolto favorevolmente questa nuova esperienza della mia famiglia». Non manca una curiosità. «Mio padre abita a 300 metri dall’Euganeo, andrà alla partita in bici». Quindi un flash sulla sua famiglia che è composta dalla moglie Sara e da quattro figli: Celeste (40 giorni), Vittoria (quattro anni), Giulia (sei) e Pavel (nove). «L’ho chiamato così perché Nedved è un giocatore che mi è sempre piaciuto».

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