Milanetto: “Quante calunnie su di me, ma qualcuno pagherà “

Milanetto: “Quante calunnie su di me, ma qualcuno pagherà “

L’intervista a Omar Milanetto, pubblicata sulla Gazzetta dello Sport di oggi:

Omar Milanetto, si sente un giocatore ancora in attività o le vicende processuali l’hanno allontanata dal calcio? 

«Ciò che mi è capitato ha dell’incredibile, non ha un senso logico. Prelevato, senza sapere nemmeno perché, alle cinque della mattina da casa, davanti a mia moglie e ai miei figli. Tutto questo avrebbe abbattuto anche un toro, non me, tanto è vero che sono carico e prontissimo a iniziare la stagione 2012-13».

Prima Lazio-Genoa poi Genoa-Sampdoria, che cosa ci può dire di queste partite?

«Posso giurare su quello che ho più caro al mondo di avere sempre giocato con il massimo impegno in tutte le squadre in cui ho militato, dai pulcini fino all’ultima gara giocata con il Padova. Mi ripugna il solo pensare che il mio nome possa essere accostato a combine».

Ma allora il pm di Cremona ce l’ha con lei?

«Guardi, non so se Di Martino ce l’ha con me, non voglio nemmeno pensarlo, ma, anche se non sono un avvocato, questa vicenda insegna come nessuno, anche se non ha commesso nulla di male, si possa sentire tranquillo dalle iniziative della legge. Una carriera onesta, senza macchia, infangata in questo modo. Non esiste, ma qualcuno, alla fine, ne risponderà».

L’ombra del derby non si allontana, però.

«Questa è l’infamia più grossa, specie per chi, da giocatore, ha vinto più derby nella storia del Genoa. Vogliamo ricordare alla gente, e ai giudici, che in quel derby ho fatto l’assist al 97′ a Boselli, per il gol vittoria, e che alla fine sono stato contestato pesantemente per una mia reazione volgare nei confronti della curva che ci accusava di scarso impegno?».

Quindi niente combine, nemmeno tentata?

«Io all’Osteria del Coccio di Genova, dove si sarebbe parlato di questa cosa, non ci sono mai stato in vita mia, non so nemmeno dove si trova esattamente, quelle persone non le ho mai incontrate prima del derby. Si figuri che le carte su Genoa-Sampdoria pubblicate da voi ieri, e che tanto clamore hanno generato, sono state prodotte due giorni fa da Di Martino, in udienza, davanti al Tribunale del riesame, dove si doveva discutere solo di Lazio-Genoa. Infatti non sono state nemmeno prese in esame. Perché tutto questo, mi domando io?»

Safet Altic, ora in carcere, era noto per essere un pregiudicato. Lei lo sapeva? E, se sì, le sembrava normale frequentarlo?

«Non sapevo che era pregiudicato e non lo frequentavo. Mi sono rivolto a lui, anche se la faccia non era proprio delle più raccomandabili, perché rappresentava l’ala più moderata del tifo, uno con cui cercare di confrontarsi dopo le violentissime contestazioni a seguito della mia parolaccia rivolta ai tifosi al termine del derby che mi aveva scatenato contro l’intera curva».

Ma si è fatto un’idea del perché di tutto questo e del perché lei?

«Ci ho pensato giorno e notte dal 28 maggio, ho cercato motivazioni e spiegazioni, mi sono letto decine di volte l’ordinanza del gip che mi ha mandato in carcere, senza trovare nulla, ripeto nulla, a mio carico. Date, orari e dati sbagliati su di me, semplici sentito dire e presunzioni, testimonianze in seconda, terza persona, mai nessuno che dicesse “ho visto Milanetto fare questo”. Ho prodotto agli investigatori centinaia di pagine di estratti conto, tabulati telefonici, telepass, ho messo a nudo la mia vita, ma non è servito a niente. Spero l’incubo possa finire al più presto e senza ulteriore fango sulla mia persona».

Sul fronte sportivo che cosa si aspetta? 

«Che la magistratura sportiva sia più prudente e riflessiva di quella penale. Sbattere il mostro in prima pagina è facile per chiunque, specie se si esercita un certo tipo di potere, ma bisogna avere rispetto delle persone, della loro storia, e muoversi solo quando si hanno prove certe, valutate attentamente e riscontrate. Davanti alla Procura federale ho già reso un interrogatorio di tre ore, dicendo tutto quello che sapevo. Mi auguro che si chiuda qui e che Palazzi capisca che sono una vittima, non un carnefice. Ho già dato e tanto».

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