Mutti, il rigore su Legati e l’ambiente pettegolo

Mutti, il rigore su Legati e l’ambiente pettegolo

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Fanno discutere le parole utilizzate ieri da mister Mutti, apparso fin da subito seccato e poco propenso al dialogo con i giornalisti durante la conferenza stampa di inizio settimana. Occasione durante la quale, solitamente, si torna sulla partita del week-end nel tentativo di analizzarla “a freddo”. Dopo appena quattro minuti i primi segnali di insofferenza: “Lasciatemi andare a lavorare” ha cominciato a ripetere l’allenatore, per poi, nel prosieguo della conferenza stampa, sottolineare con forza l’episodio del fallo su Legati nel primo tempo, di cui “non si è parlato abbastanza”, a detta dello stesso Mutti. Aldilà dei contenuti opinabili delle sue dichiarazioni (rigore netto su Legati, buona prestazione), lascia perplessi il tentativo di sottrarsi al confronto sulle scelte tecniche della partita di sabato, di cui tanto si è parlato nei giorni successivi.

E’ evidente che non c’è nessun obbligo da parte di Mutti di giustificare formazione e cambi, ma in questo particolare momento, forse, un atteggiamento meno “spigoloso” sarebbe più opportuno. 

A questo proposito ecco quanto riportato sul Il Mattino, nell’editoriale di Stefano Edel: a chi domandava a Mutti perché Celjak al posto di Radrezza dopo essere rimasto in dieci, dunque un terzino per un trequartista, ha replicato: «Non parlo più di queste cose, tanto scrivete quello che volete…». Ambiente pettegolo e media che non fanno sino in fondo il loro mestiere, anche se l’a.d. Andrea Valentini, così solerte nel denunciare i presunti torti del recente passato, non ha avuto nulla da obiettare a proposito delle decisioni dell’arbitro. Sorridiamo, pur rinnovando la nostra stima al tecnico, il cui bilancio, gara con il Brescia a parte, non è negativo, anzi, ma l’impressione è che sia andato pure lui in cerca di alibi. Si può sbagliare formazione, e di conseguenza subire critiche. Alzi la mano a chi non è capitato. Il Padova di sabato non è piaciuto alla stragrande maggioranza del pubblico e degli addetti ai lavori: brutto, lento, prevedibile e, soprattutto, spuntato in attacco. Si può dirlo, anzi scriverlo, oppure è un delitto di lesa maestà? Noi giudichiamo per ciò che vediamo, e se una squadra si esprime male dobbiamo forse raccontare il contrario? Può essere che Mutti abbia alzato di proposito lo scudo a difesa dei giocatori, per calamitare su di sè le attenzioni e lasciarli tranquilli. Se così è, lo capiremo subito, dalla trasferta di Bari. Ma ci consenta, come direbbe qualcuno, di ribadirgli che i tifosi sono stanchi e delusi di dover soffrire, oltre ad essere preoccupati per il penultimo posto da cui non ci si schioda. E queste non sono invenzioni giornalistiche. Allora, è possibile concentrare i propri sforzi sul modo di venirne fuori, più che alimentare polemiche fini a se stesse?

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