Narcisi e un po’ masochisti: ritratto dei presidenti del pallone. La recensione del Mattino

Narcisi e un po’ masochisti: ritratto dei presidenti del pallone. La recensione del Mattino

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Narcisismo e masochismo: due ingredienti che non possono mancare a chi accoglie la sfida di diventare presidente di una squadra di calcio. Narcisi, perché si è sotto i riflettori, la visibilità cresce a dismisura e si raggiunge lo scopo di far vedere se stessi e la propria azienda. Masochisti, anche: in base ai risultati della propria squadra è un attimo passare dalla gloria alla polvere (dei campi di calcio). In questo libretto snello ed essenziale (I Presidenti. Calcio in poltrona di Edoardo Orlandi, Luca Scremia e Stefano Viafora. Sedizioni, Diego Dejaco editore, 11,50 euro) si ritraggono quattro presidenti moderni: Simone Colombarini (titolare della Vetroresina di Masi San Giacomo e patron della Spal, storica squadra di Ferrara); Enrico Preziosi (proprietario della Giochi Preziosi e già presidente del Saranno, del Como e ora del Genoa); Marcello Cestaro (a capo del gruppo Unicomm ed ex presidente del Calcio Padova); Stefano Rosso (alla guida di Diesel col padre Renzo e del Bassano Virtus). Agli antipodi nel carattere e nella gestione il vicentino Cestaro e il padovano di Brugine, Rosso: il primo sembra buttarsi a capofitto (era il 2002) in un universo a lui del tutto sconosciuto, senza il timore di iniettare risorse, animato dalla voglia di far recuperare al Padova un posto di riguardo nel mondo del pallone; il secondo invece (era la stagione 1995/96) fa investimenti oculati, programma, vuole far crescere il settore giovanile. Cestaro diventa sì punto di riferimento nelle vicende biancoscudate: ma lo fa spesso mettendo in avanti il suo carattere sanguigno, le sue sfuriate condite di improperi quando i risultati non arrivano. Rosso invece sa che cosa è e che cosa non sarà mai: «Siamo bravi a fare braghe», il resto può starci ma non è fondamentale. La storia recente è nota: Cestaro ha abbandonato l’avventura calcistica al termine della stagione 2012/13, messo letteralmente con le spalle al muro dalla famiglia stanca di buttare denaro in una sorta di buco nero; Rosso pure doveva lasciare i giallorossi di Bassano, salvo poi cambiare idea perché «gli imprenditori devono convincersi che una squadra di calcio è un patrimonio del territorio e come tale va trattato». Sono gli imperscrutabili effetti collaterali del pallone

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