Padova, quale futuro dopo la retrocessione?

Padova, quale futuro dopo la retrocessione?

Da Il Mattino di oggi:

Padova è in Lega Pro. Ufficialmente, matematicamente, senza appello. La sconfitta subita ieri a Siena per 2-0 condanna i biancoscudati alla retrocessione dopo cinque anni consecutivi di serie B. Un verdetto che era nell’aria da più di un mese e che solo le disgrazie altrui aveva rinviato in quella che, purtroppo, più che una rincorsa zeppa di speranza aveva i connotati di un’agonia interminabile. Diventa a questo punto inutile l’ultima giornata di campionato che si giocherà venerdì contro l’Avellino in uno stadio Euganeo che già si preannuncia vuoto di spettatori, ma colmo di rabbia. Era da 15 anni che il Padova non conosceva l’onta di una retrocessione, da quando Viganò riuscì nell’impresa di far precipitare i biancoscudati dalla serie A alla C/2 in appena tre anni. Purtroppo il paragone con Penocchio diventa tanto naturale quanto implacabile, con l’imprenditore bresciano che al primo anno alla guida del Padova ha raccolto una mesta retrocessione. Mesta ma meritata visto che i biancoscudati per tutto l’anno non sono mai riusciti ad andare al di là del quart’ultimo posto, senza mai trascinarsi fuori dalla zona salvezza. Quale futuro? Per i processi ci sarà tempo da qui all’inizio della prossima stagione, ma è inevitabile che questa società, mai entrata nelle grazie dei tifosi e platealmente contestata da gennaio in poi, ne esca con le ossa rotte. Quaranta giocatori utilizzati, tre allenatori cambiati e due direttori sportivi avvicendatosi, non sono riusciti a dare una sterzata a una stagione nata storta (un punto in sei giornate costato l’esonero a Marcolin), proseguita in modo inquietante (gran parte della squadra che volta le spalle a Mutti costringendo la società a cacciarlo) e terminata tra poche speranze e tanti incubi, con Serena parso ben presto solo sul ponte di comando. La vera incognita, però, riguarda il futuro. Se Diego Penocchio non dovesse mollare, ipotesi al momento molto probabile, ripartirà senza i due Valentini, azzerando i quadri societari e dando vita a un nuovo organigramma. Con l’obiettivo, che a questo punto sembra quasi utopia, di migliorare i rapporti con una piazza che continuerà a chiedere a gran voce la sua uscita di scena.

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