Parlato al Mattino: “La mia promessa? Trasmetterò ai giocatori i valori del Padova di un tempo”

Parlato al Mattino: “La mia promessa? Trasmetterò ai giocatori i valori del Padova di un tempo”

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Mancano tre giorni all’esordio in campionato, il primo di Serie D per la Padova calcistica. Carmine Parlato è l’uomo chiamato a riscrivere la storia, a riportare in alto il Biancoscudo. «È la prima di campionato, l’attesa è importante ma dobbiamo viverla con serenità e professionalità, arrivando carichi a tremila alla gara di domenica» è il suo esordio. Mister Parlato, finalmente si comincia. Union Pro, poi Montebelluna e Mori: l’inizio non sembra certo proibitivo. «Nelle prime tre incontriamo formazioni che lottano per un obiettivo che non è il nostro, e questo è un dato di fatto. Ma nelle prime gare tutti vorranno strafare».

Per voi una spinta in più, o un rischio calcolato?

«Il passaggio del turno in Coppa ha portato entusiasmo. Ma da oggi dobbiamo metterci in testa che non dobbiamo vincere a tutti i costi ogni domenica: ci proveremo, certo, ma in questa categoria devi saper attendere e colpire al momento giusto. Prima capiamo com’è la categoria e meglio è».

Si dice che con lo spostamento di squadre come Vecomp e Porto Tolle, il girone veneto sia meno proibitivo rispetto al passato. Condivide?

«Sulla carta è vero, ma io sono come San Tommaso e prima di giudicare voglio vedere tutte le squadre con i miei occhi. L’Arzignano può essere la sorpresa, tutti ne parlano bene, ma nel complesso ci sono bravi colleghi, esperti della categoria, che fanno giocare bene le loro squadre».

Con che obiettivo si parte?

«La nostra missione è fare più punti possibili nel girone d’andata, dobbiamo avere l’umiltà di affrontare tutte le avversarie, più o meno forti di noi, con la fame di portare a casa i punti, trovando con la semplicità una continuità di risultati. Anche se nelle nostre idee questa formazione è fatta per giocarsi il campionato, dobbiamo volare bassi e dimostrare di essere all’altezza».

Giovani in ruoli definiti – il portiere, i due terzini e un mediano: è questo, a grandi linee, il Padova di Parlato?

«La rosa è variabile, in questa categoria fossilizzare i giovani in un ruolo fisso va bene, ma fino ad un certo punto: avere “vecchietti” che possono alternarsi nei reparti porterà ad avere più solidità quando ce ne sarà bisogno».

Con l’inizio del campionato si chiude il suo primo mese da allenatore del Padova. Cosa significa per lei allenare la squadra della città dove abita?

«Ho giocato a Padova nel ’90, qui ho conosciuto mia moglie, e dal 2001 ad oggi non ce ne siamo più andati: è una responsabilità che affascina ma che nasconde insidie. I tifosi mi fermano per strada, tutti i giorni mi scrivono messaggi di incitamento su facebook. Quello che mi sento di promettere, è che i valori del Padova, quelli che quando ero giovane i compagni più vecchi mi trasmettevano a furia di legnate, arriveranno ai miei ragazzi».

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