Parlato: “Padova, ci dovranno temere tutti”

Parlato: “Padova, ci dovranno temere tutti”

Nessuna passerella in costume a Formentera o torneo di calcetto di vip a Porto Cervo, come tanti colleghi più o meno famosi. L’ombrellone di Carmine Parlato, al massimo, è quello allestito alla Guizza, dove in queste settimane va in scena il Padova City Camp (un centro estivo calcistico), che il tecnico ha visitato la settimana scorsa, incoraggiando i bambini e premiando le squadre distintesi negli ultimi sette giorni. Perché quello di Parlato con il Padova è un legame viscerale, che abbraccia tutte le sue componenti, dalla società alla città. Legame viscerale anche quello con il suo lavoro, visto che la spina non la stacca mai, al massimo, per restare in tema, si concede solo qualche piccolo calo di tensione. «Sto con moglie e figlie, mi concedo qualche week end e approfitto di questi giorni anche per andare a trovare i miei familiari a Napoli», racconta la sua estate il tecnico biancoscudato. «Ma nel frattempo conto i giorni che ci separano dall’inizio del ritiro. Ho grande voglia di ricominciare l’avventura e allo stesso tempo curiosità per capire che Padova nascerà». Per il momento gli unici acquisti (se si esclude il portiere Favaro) sono stati i rinnovi di alcune pedine cardine dell’ultima stagione. Cosa si aspetta dagli esponenti della vecchia guardia? «Che il primo giorno di ritiro arrivino con la testa pronta a lavorare sodo. Perché già mi conoscono e sanno come ragiono. Mi aspetto molto da loro, in primis che ripaghino la fiducia riposta nei loro confronti. E poi che facciano capire subito ai nuovi arrivati cosa significhi giocare nel Padova, visto che l’hanno imparato bene. Se abbiamo confermato determinati giocatori, è perché crediamo in loro: quindi adesso che si riposino bene in queste ultime tre settimane, visto che poi ci sarà da pedalare». Nel frattempo ballano anche le conferme di altri come Thomassen, Zubin e Segato. Rivedremo qualcuno di loro? «Sapete come sono stati impostati i discorsi e allo stesso tempo sapete l’affetto che ci lega al gruppo che ha vinto il campionato. Il ricordo di quanto è stato fatto lo scorso torneo resterà sempre e mi renderà sempre fiero. A tutti va grande riconoscenza, a prescindere da chi resterà». Al momento, però, la rosa è largamente incompleta. Il vostro obiettivo è partire per il ritiro con un’ossatura già definita o aspettare le ultime settimane di “mercato” per dare l’assalto ai giocatori più appetiti? «L’obiettivo è quello di presentare al raduno una squadra delineata per quanto più possibile. Lavorando fin da subito, ovviamente, si può trovare l’amalgama migliore. Ma sono consapevole che per giungere a certi obiettivi potremmo anche aspettare del tempo e le logiche del “mercato” sono sempre mutevoli». La società ha dichiarato di aver messo a disposizione un budget importante e lo stesso De Poli ha detto di avere tra le mani una somma che gli può permettere di allestire una squadra da medio-alta classifica. Per lei una bella responsabilità. La pressione aumenta? «Innanzitutto il calcio non è una scienza. Puoi spendere milioni e restare con un pugno di mosche in mano e allo stesso tempo investire poco e vincere il campionato. Sicuramente già da questa stagione si possono gettare le basi per costruire qualcosa di importante. Il mio obiettivo iniziale è lanciare un segnale a tutte le avversarie: Padova è tornata e sarà un osso duro per chiunque. Il nostro blasone è immutato e lo devono capire subito i giocatori che avremo a disposizione». Fabiano, Bizzotto, Di Risio, Neto Pereira. Sono nomi caldi? «Non voglio fare nomi, abbiamo delle trattative e vedremo come si svilupperanno. Mi fido molto di De Poli. Se lo scorso anno ero io a conoscere bene i giocatori di categoria, quest’anno io ne conoscerò un 30% e lui il resto. Sa come muoversi e che caratteristiche servono a questa squadra». C’è il forte rischio che gli scandali che stanno travolgendo serie B e Lega Pro facciano slittare l’avvio dei campionati. Che ne pensa? «Se il rinvio è di una settimana-dieci giorni, non ci saranno problemi. Di più inizierebbe a dare fastidio, soprattutto perché stravolgerebbe il programma impostato da inizio ritiro. Vedremo. Adesso il calcio ha bisogno di maggiore sorveglianza e il primo aiuto deve arrivare dai giocatori di serie A ai colleghi delle categorie inferiori. Fare calcio in Italia sta diventando sempre più difficile ma io sono orgoglioso di far parte di una società sana e seria»

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