Parlato tiene la squadra sulla corda: “Orgoglioso dei ragazzi, ma farò loro i complimenti a traguardo raggiunto”

Parlato tiene la squadra sulla corda: “Orgoglioso dei ragazzi, ma farò loro i complimenti a traguardo raggiunto”

Otto lunghezze di vantaggio con altrettante gare da giocare, delle quali cinque all’Euganeo dove il Padova ha sempre vinto a parte tre pareggi. Dopo aver superato a pieni voti anche lo scoglio Triestina, i biancoscudati vedono più vicina la Lega Pro. Per carità, fino a che la matematica non diventa realtà è giusto rimanere “sul pezzo”, ma Cunico e compagni hanno più che mai il destino nelle loro mani. «La percentuale si è alzata, ma non faccio previsioni – afferma Carmine Parlato – Godiamoci questa vittoria di Trieste dove abbiamo fatto una prestazione ottima, stiamo tenendo l’osso in bocca e non dobbiamo mollarlo. E da domani (oggi, ndr) pensiamo al Giorgione che avrà le stesse motivazioni degli alabardati visto che deve salvarsi. Tenendo a mente che se qualità e determinazione non sono al top, fai fatica con chiunque». Il calendario propone due partite di fila (Giorgione e Dro) nello stadio amico: il presidente Giuseppe Bergamin nel dopo-gara ha affermato che questo doppio turno casalingo va assolutamente capitalizzato. «È dal 5 agosto che stiamo dando il massimo insieme alla società – replica Parlato – Ringraziando il cielo, le cose stanno andando come ci auguravamo. Lasciamo che l’obiettivo finale sia come un sogno che noi tutti vogliamo andare a prenderci e pensiamo a una gara alla volta. Quella con il Giorgione è la più importante». Quanto è orgoglioso di questo Padova? «Tanto, tanto. Ma cerchiamo di arrivare fino in fondo. Farò i complimenti ai giocatori nel momento in cui tagliamo il traguardo che ci siamo prefissati. Sono ragazzi molto disponibili, stanno facendo sacrifici enormi, stanno cercando di tenere botta e alcuni di loro stanno buttando giù bocconi amari dato che non giocano. La società ci è vicina, la stampa ci sta aiutando in questo percorso. Ci guadagniamo tutti se arriviamo a un livello più alto. Ma viviamo settimana per settimana, sperando alla fine di farci i complimenti a vicenda». Tornando alla vittoria con la Triestina, il tecnico ha già rivisto la partita: «Non tutta, ma gran parte. Nel primo tempo non abbiamo rischiato niente, potevamo finalizzare anche meglio l’occasione di Amirante e in alcune situazioni potevamo gestire meglio la palla in mezzo al campo. La ripresa è stata totalmente diversa: c’è stato il loro forcing iniziale, ma nel momento in cui abbiamo raddoppiato avevamo già preso le misure. E se loro non avessero accorciato le distanze, chissà come sarebbe finita». Da fuori l’impressione è che sul 2-0 avevate la gara in controllo, preso il gol siete andati leggermente in affanno. «Ma non abbiamo preso tiri in porta. Vorrei soffrirle tutte così… È vero, hanno colpito una traversa e c’è stata quella indecisione tra Thomassen e Petkovic, ma nient’altro. Mentre noi abbiamo avuto quattro-cinque palle gol, oltre al 3-1 di Zubin». Sulla gestione delle sostituzioni spiega: «Cunico, Ilari e Petrilli avevano speso moltissimo anche nell’interdizione. Loro attaccavano in profondità, mi serviva tenere su palla e con il primo doppio cambio la squadra ne ha beneficiato 15-20 minuti. Poi ho visto che non siamo riusciti a fare il 3-1 e ho messo Sentinelli che mi dà forza ed esperienza, oltre ad avere capacità di testa nelle palle inattive». Nel dopo-gara ha dedicato la vittoria a sua mamma Teresa che ha compiuto 74 anni. «Lei è a Napoli, le ho mandato gli articoli tramite Whatsapp. Mi ha ringraziato, spero di portarla presto a Padova».

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