Pittarello, sognando El Shaarawy

Pittarello, sognando El Shaarawy

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Premessa fondamentale: nessun paragone, nessuna somiglianza, nessun illusione. Ma una coincidenza sicuramente piacevole e incoraggiante. Filippo Pittarello ha segnato mercoledì contro l’Atletico San Paolo il suo primo gol nel Padova, a 17 anni e 11 mesi. Non capita tutti i giorni di lasciare la propria firma in una squadra come quella biancoscudata (che non ha ancora un blasone ma un’eredità pesante da riportare nel calcio che conta), quando ancora non si ha l’età per la patente né, in teoria, per bersi una birra. Chi era stato l’ultimo minorenne ad andare a segno in una gara ufficiale con la maglia del Padova? Stephan El Shaarawy. E che giorno? Il dieci settembre 2011 in Padova-Reggina 4-0. A quanti anni? 17 e 11 mesi. Esattamente quattro anni dopo, il 10 settembre 2014, Pittarello ha colpito all’esordio dal primo minuto, nella stessa porta e sotto la stessa curva in festa. Quattro anni fa Filippo Pittarello era il centravanti dei giovanissimi biancoscudati, ammirava il Faraone dalla tribune dell’Euganeo anche se sognava di ripetere le gesta di un altro campione: “«l mio idolo e modello è Zlatan Ibrahimovic», spiega Pittarello, tenendo ben saldi i piedi per terra e sapendo che la serie D non è la relatà cadetta, palcoscenico calcato dal Calcio Padova nelle ultime stagioni. «Ovviamente stiamo parlando di un giocatore unico, mi ispiro a lui ma anche se mai riuscissi a fare la metà di quello che ha fatto, mi bacerei le mani». Si perché Filippo, padovano doc e studente all’istituto per geometri Belzoni, non ha mai avuto la strada spianata. Cresciuto nel settore giovanile del Padova, un volta arrivato alla categoria Allievi passa al San Paolo, con il quale la scorsa stagione esordisce in prima squadra in serie D. Quindi, dopo essersi messo in mostra nell’amichevole del mese scorso a Monselice, viene acquistato dalla Biancoscudati Padova, venendo sbalzato in un mondo tutto nuovo: «Un’esperienza completamente diversa da quella che ho vissuto finora. Il livello è alto, la palla scotta sempre e bisogna andare costantemente a tremila. Sono ovviamente felice di aver trovato il gol, ma potevo anche farne altri e mi dispiace aver sbagliato qualche occasione». Nessun pentimento per aver bucato la squadra che l’ha lanciato: «Non si chiede scusa se si segna», e una dedica speciale: «Ai miei genitori che mi supportano sempre e a tutti i tifosi biancoscudati. Ho una grande opportunità davanti e sono concentrato a fare il meglio. Spero rappresenti il trampolino di lancio per la mia carriera».

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