Rulo, Padova non ti dimenticherà ! Giorni di dolorose partenze in casa biancoscudata

Rulo, Padova non ti dimenticherà ! Giorni di dolorose partenze in casa biancoscudata

“Io sono Ferretti, Gustavo Ferretti. Ma chiamatemi Rulo, por favòr”. Un inconfondibile accento ispanico echeggiava nell’aria di Piazzola il 4 agosto scorso, il giorno in cui tutto cominciò. O meglio, ricominciò.

Occhiali da sole, scollo a V e sorriso a trentadue denti, c’era anche lui tra quei trenta ragazzi pronti a salire sull’ormai celebre pullman giallo diretto al ritiro di Asiago. Uno dei pochi che ha avuto il (meritatissimo) privilegio di rimanerci fino alla destinazione finale: quel dorato capolinea chiamato Lega Pro.

Perché sì, era sui suoi gol che il duo De Poli-Parlato aveva puntato sin dal principio per rilanciare il Padova, era lui il bomber prescelto per sfondare le reti avversarie. D’altra parte, i numeri parlavano chiaro: 51 reti siglate nelle precedenti tre stagioni con la maglia del Marano tra Eccellenza e Serie D ed una notevole esperienza nella categoria maturata tra le fila di Chioggia-Sottomarina, Viterbese, Savona, Marsala, Venezia e Legnago. Un delitto sarebbe stato lasciarselo sfuggire, dopo averlo visto ricevere il benservito da parte del suo presidente Rino Dalle Rive, che di lui dirà : “Non segna mai gol decisivi”. Ma i tifosi e gli addetti ai lavori che per primi salirono sull’altopiano non ebbero dubbi: “Questo argentino è veramente forte”.

E fu così che, vuoi per le abilità  evidenziate sul campo, vuoi per la simpatia e la genuinità  dimostrata al pubblico sin dai primi giorni di lavoro, il Rulo venne eletto come principale beniamino della piazza. Il primo simbolo di questa nuova creatura biancoscudata che stava pian piano prendendo forma sotto la guida di mister Parlato. “Guardate, ho la pelle d’oca! E’ veramente emozionante giocare di fronte a tutta questa gente. Rulo di qua, Rulo di là , mi chiamano tutti, vedo che mi vogliono già  bene”, queste le parole dell’argentino al termine della prima amichevole stagionale della Biancoscudati, quella giocata il 10 agosto di fronte ad oltre millecinquecento spettatori contro una rappresentativa asiaghese. Il finale? 8-0, con tripletta personale per lui. Non restava, di lì ad un paio di settimane, che confermare le ottime impressioni pre-stagionali nelle gare ufficiali.

Tempo di scaldare i motori nelle prime due sfide di Coppa Italia contro Castellana e Virtus Vecomp, ed ecco che le aspettative non vennero tradite: doppietta all’esordio in campionato contro l’Union Pro, replica sette giorni più tardi sul campo del Montebelluna e quinta e sesta rete messe poi a segno contro Mori Santo Stefano e Tamai. Sei sigilli nelle prime quattro giornate: il ruolino era da brividi. Le sue perle una più preziosa dell’altra. E poi era sotto gli occhi di tutti: in campo Ferretti dava tutto. Sportellate, impegno, sudore, perfino sangue contro l’Union Pro (foto a lato). I suoi gol come squilli di tromba nel trascinare il Padova verso la promozione, la sua dedizione il segreto per entrare nel cuore dei tifosi. Eh sì, De Poli e Parlato ci avevano visto lungo…

Poi però, ecco l’imponderabile, ciò che non ti aspetti da uno che la stagione precedente aveva messo in fila trentuno presenze-trentuno: 5 ottobre, quinta giornata, Padova-Mezzocorona, minuto numero 27. Servizio lungolinea dalle retrovie da parte di Niccolini in direzione del Rulo, slancio fulmineo dell’argentino per impossessarsi della sfera in anticipo sul difensore avversario, poi il guaio: stiramento al flessore della coscia sinistra. I pugni sul terreno per sfogare la delusione, gli applausi dello stadio al momento della sua obbligata uscita dal rettangolo verde. E da lì in poi la verità  è stata una sola: Ferretti non ha più giocato con regolarità , ma ciò non gli ha impedito di continuare a dispensare emozioni al pubblico biancoscudato. Tre settimane di stop, profilavano i medici all’indomani del fattaccio. La società  corse ai ripari tesserando Tiboni, il Rulo rientrò puntualmente in campo il 2 novembre contro la Triestina rilevando in avvio di ripresa proprio l’ex Hellas ed Atalanta, tornando poi ad indossare una maglia da titolare la domenica successiva a Castelfranco sul campo del Giorgione. L’istantanea di quella giornata è ancora ben impressa nella mente di tutti noi: il suo gol da quarantacinque metri, a proposito di emozioni… Tempo di scontare una giornata di squalifica che lo costrinse a saltare la vittoriosa (ma soffertissima) trasferta di Trento contro il Dro, ed eccolo poi rientrare al centro dell’attacco in occasione dell’incontro interno contro la Clodiense. Un incontro che però per lui durò soli trentatré minuti, quanti bastarono per accusare un nuovo problema muscolare, un contrattura, sempre al flessore, ma questa volta della coscia destra. Il Padova aveva bisogno di lui, Tiboni aveva deluso le aspettative. Ecco perché il Rulo venne affidato dalla società  alle innovative cure di una clinica empolese, così da rientrare in campo il prima possibile. Innovative magari sì, efficaci non proprio: contro il Legnago il 7 dicembre, infatti, furono solo quindici i suoi minuti di gioco, poi fu il turno di una nuova sostituzione per il riacutizzarsi del fastidio alla coscia destra. Altre tre settimane ai box, poi il rientro il 4 gennaio a Valdagno. Ma di lì in poi, nonostante il gol messo a segno due settimane più tardi contro il Montebelluna (nel mezzo la paura di Mogliano per uno scontro aereo con un avversario che lo aveva lasciato per qualche istante immobile a terra), più che gli infortuni, fu la concorrenza a tenerlo lontano dal rettangolo verde: dopo la sfida contro la compagine trevigiana infatti, sono state addirittura nove le gare consecutive in cui il Rulo si è dovuto inizialmente accomodare in panchina, costretto a veder agire con la sua nueve sulle spalle il sorprendente Amirante o il sempreverde fedelissimo di Parlato Zubin. Un solo sigillo per lui, in questa grigia parentesi. Un sigillo però pesantissimo: quello messo a segno il 22 febbraio che sbloccò quella che si stava rivelando una complicatissima sfida interna contro il Fontanafredda. Troppo poco per un giocatore come lui, uno che ha bisogno del gol come del pane.

Se, come recita il detto, gli occhi sono lo specchio dell’anima, beh, il Rulo non doveva passarsela proprio bene. Lo sguardo era triste, il tono della voce anche. Lontani sembravano i primi mesi, quelli in cui c’era solo lui lì davanti a trascinare i suoi compagni verso la vittoria, a far esultare i tifosi sugli spalti. Mai un mugugno però. Né una protesta. Mai nulla che potesse destabilizzare l’ambiente. Questo significa essere campioni anche fuori dal campo. E così, beffardamente, mister Parlato lo ributtò nella mischia dal primo minuto solamente a promozione ottenuta, in casa contro il Kras Repen. La sua risposta non si fece attendere: doppietta che aprì le marcature e assist per il terzo gol di Zubin, prima della standing ovation dell’Euganeo al momento della sostituzione con Pittarello. Gli ultimi botti del Rulo in maglia biancoscudata.

Ed alla fine, nonostante tutto, la sua media-gol è risultata conforme alle aspettative: 11 gol in 18 presenze in campionato (delle quali solo 8 in cui è sceso in campo per più di 45′). E scusate se è poco.

Impossibile però scordare i ripetuti problemi muscolari che lo hanno tartassato nella prima metà  della stagione per una società  ambiziosa come questo Padova targato Bergamin e Bonetto: come prevedibile, le rispettive strade si separeranno. A sancirlo, un messaggio pubblicato su facebook ieri sera dallo stesso argentino: “Game over, keep calm and carry on”. Significato chiaro. Inequivocabile. Subito hanno iniziato a piovere decine e decine commenti di ringraziamento da parte dei tifosi: “Grazie di aver contribuito a far grande il nuovo Padova”, “Dispiace che uomini prima che calciatori non vengano riconfermati, purtroppo si devono fare scelte dolorose”, “Ti ringrazio per le giocate con cui ci hai deliziato e per le gioie che ci hai regalato, in bocca al lupo per tutto”, e via dicendo.

E’ notizia di ieri anche la fine del rapporto con Davide Sentinelli, pilastro d’ebano della retroguardia biancoscudata, anche lui membro della comitiva del pullman giallo del 4 agosto. Giocatore che – alla faccia delle trentasei candeline – ha dimostrato grande continuità  di rendimento lungo tutto l’arco della stagione in tandem con il suo fido compagno di reparto Daniel Niccolini, togliendosi lo sfizio di realizzare anche quattro gol. Certo, qualche piccola svista ogni tanto c’è stata, ma, come diceva qualcuno duemila anni fa, chi è senza peccato scagli la prima pietra…

Ferretti e Sentinelli, e con voi tutti gli altri che in questi giorni di pianificazione in vista della Lega Pro non verrete riconfermati, sappiate che Padova non dimentica chi ha profuso tutto il suo impegno per la causa biancoscudata. Qui sarete sempre di casa, statene certi!

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