Thomassen fa il bilancio del ritiro: “Abbiamo costruito una buona base di partenza. Cerco di far capire ai giovani l’importanza della piazza”

Thomassen fa il bilancio del ritiro: “Abbiamo costruito una buona base di partenza. Cerco di far capire ai giovani l’importanza della piazza”

Ancora biancoscudato, a dieci anni di distanza, Dan Thomassen rappresenta la continuità tra il vecchio e il nuovo Padova. Dopo aver giocato in patria, ma anche ad Este e fino alla scorsa stagione a Campodarsego, il difensore danese ha voluto mettersi a disposizione del nuovo progetto. Anche lui oggi scenderà dal ritiro dopo una decina di giorni di intensi allenamenti: «In ogni ritiro bisogna arrivare al punto in cui ci si sente “cotti” – spiega il difensore danese – Come penso un po’ tutti quanti, negli ultimi due giorni ho fatto i conti con la fatica. Ma è normale e giusto che sia così, si tratta di lavoro che tornerà utile più avanti. L’importante è che le gambe rispondano per la prima di campionato».

Intanto i dieci giorni in altipiano hanno fatto fare dei passi avanti non solo alla squadra, ma anche alla nuova organizzazione. «Dal punto di vista logistico tutti si sono dovuto un po’ adattare, ma lo abbiamo fatto con il giusto spirito di collaborazione. D’altra parte il ritiro è stato organizzato in pochissimo tempo. Abbiamo fatto comunque un gran lavoro, sul piano fisico, ma anche tecnico e tattico». Un ritiro che è servito anche per conoscersi: «Partendo da zero questi dieci giorni sono stati ancora più importanti – continua Thomassen – Abbiamo costruito insieme una base di conoscenza reciproca, vivendo di fatto assieme per ventiquattrore su ventiquattro».

Thomassen ha giocato già con la maglia biancoscudata, all’inizio degli anni 2000, quindi è quello che conosce meglio il clima padovano. Tanto che sabato scorso, nella presentazione pubblica in piazza ad Asiago cui hanno partecipato anche molti tifosi, ha voluto prendere la parola da parte della squadra. «Sicuramente ho messo a disposizione la mia esperienza per fare capire soprattutto ai più giovani l’importanza della piazza. Chi è da tempo nel calcio conosce comunque Padova, sa cosa vuol dire giocare qui. Comunque già domenica, con 1.500 persone per una partitella del ritiro, tutti hanno potuto capire e vedere con i loro occhi qual è l’entusiasmo dei tifosi padovani». Un entusiasmo che potrebbe a volte trasformarsi in pressione, se vissuto non nella maniera giusta: «Non si tratta solo di Padova – conclude Thomassen – Ovunque può succedere. Quando si gioca per un grande pubblico e ovvio che può succedere che la gente abbia grandi aspettative e chieda molto alla squadra. Sta a noi far capire a tutti i tifosi che ci mettiamo impegno, buona volontà, umiltà. Se poi arrivano anche dei risultati positivi, i tifosi possono davvero diventare un elemento trascinante. Siamo noi che dobbiamo fare del solo entusiasmo e della loro passione uno stimolo positivo».

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