Torna a parlare Secco: “Dovevo fare il d.s. da solo, con l’arrivo di Valentini cambiò tutto. E quella frase su Melchiorri…”

Torna a parlare Secco: “Dovevo fare il d.s. da solo, con l’arrivo di Valentini cambiò tutto. E quella frase su Melchiorri…”

Torna a parlare Alessio Secco, l’ex ds del Padova, che qualche settimana fa aveva risposto alle accuse di Andrea Valentini, rimandando i dettagli al termine del campionato. Ecco le sue verità, raccolte da Il Mattino: «A Modena avevo un biennale, sarebbe scaduto a giugno di quest’anno. Non era andata malissimo, un decimo posto non era poi da disprezzare. Penocchio mi chiamò, prospettandomi l’idea di costruirgli la squadra per la sua nuova esperienza a Padova. Dopo 15 giorni, però, mi sono trovato di fronte ad un’altra realtà, le carte in tavola erano state cambiate. Avevo messo in guardia il presidente circa il fatto che le scelte avrebbero dovuto ricondursi ad una sola persona, e non a due, con il rischio che ci fosse poca chiarezza. Marco (Valentini, ndr) avrebbe dovuto occuparsi dello scouting, così mi era stato prospettato, e di visionare giocatori all’estero. Non è quasi mai successo. E la mia uscita di scena a fine dicembre è stata voluta dal sottoscritto proprio perché il “mercato” di gennaio fosse gestito da uno solo». Il risultato è stato un gruppo sostanzialmente diviso: chi era legato più a lei e chi al suo collega. Pasquato è stato molto esplicito, l’altroieri. «Se quello è il suo pensiero, ebbene ci deve far riflettere tutti, io per primo. Quando cambi tanto, e, ripeto, ognuno porta i propri giocatori, è normale che accada quel che è successo. Bisogna ricostruire dal nulla e non è facile. E poi certe esternazioni…». A cosa si riferisce? «Un episodio per tutti. Il Padova batte il Varese all’Euganeo il 4 ottobre (3-2, ndr) e Andrea Valentini si presenta in sala-stampa tessendo gli elogi di un solo giocatore: Federico Melchiorri. Gol e prova eccellente, la sua, ma quell’uscita creò dei problemi. Nel parlare del ragazzo e della sua rinascita, dopo i tanti guai passati, commentò: “Del resto, noi maceratesi siamo fatti così”. Un boomerang vero e proprio. Nello spogliatoio la frase non fu gradita. Mi sentii in dovere di puntualizzare che i complimenti andavano estesi all’intera squadra, non solo a Melchiorri. E aggiunsi: “Noi piemontesi siamo fatti così”». Chiarissimo. Veniamo all’ormai trito e ritrito episodio della delegazione che esprime a Penocchio perplessità sulla mancanza di feeling con Mutti. Era stato messo al corrente del doppio incontro? «No, assolutamente. Frequentando il gruppo ogni giorno, ero cosciente che da tempo ci fossero problemi con l’allenatore da parte di quasi tutta la squadra e di ciò informai correttamente il presidente. Lui mi tenne all’oscuro della riunione prima allo stadio e poi a casa sua e qualche giorno dopo me ne andai (complice un’accesa discussione ad Avellino, ndr). L’unica soddisfazione, in una stagione disgraziata, è di essere stato ritenuto l’interlocutore privilegiato da parte dei ragazzi, in termini di leadership e di credibilità». È stato lei a “spalmare” il contratto di Vantaggiato sino al 2016? «Il primo input ricevuto è stato quello di individuare una soluzione per i giocatori con ingaggio pluriennale. Con Legati abbiamo raggiunto un’intesa già in ritiro, e c’era lo stesso Penocchio con me. Quanto a Vantaggiato, la decisione fu collegiale, non solo mia»

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