Valentini: “Non saremo società  satellite, Padova vivrà  di luce propria. Con mio figlio sarò ancora più severo”

Valentini: “Non saremo società  satellite, Padova vivrà  di luce propria. Con mio figlio sarò ancora più severo”

«Conosco il presidente Penocchio e so come intende il calcio. Per questo sono qua e non credo che in altre società avrei accettato la proposta». Primissimo bilancio per Andrea Valentini, nuovo amministratore delegato del Padova, operativo all’ombra del Santo da poco più di una settimana. Il nuovo consiglio di amministrazione biancoscudato, di cui farà parte insieme a Diego Penocchio e un rappresentante Unicomm e che al tempo stesso gli conferirà ufficialmente la carica sociale, era programmato per domani, ma potrebbe slittare a mercoledì per una questione organizzativa. Nel frattempo il dirigente ha già preso possesso della stanza dei bottoni. «In primo luogo – esordisce – devo ammettere che non conoscevo la città e giovedì ho potuto visitare il centro per raggiungere il punto vendita del Padova. L’ho trovata splendida».

Positivo anche l’impatto con i suoi nuovi collaboratori: «Tutti disponibili e hanno capito che gestire il calcio come una qualsiasi altra azienda dovrebbe essere la normalità, mentre da noi viene visto come una anomalia. Sono stato pure per al prima volta al calciomercato, ma io devo solo fare quadrare i conti e lascio al direttore sportivo questa sorta di mercato dei buoi». Parole meno lusinghiere pure per lo stadio Euganeo: «La classica struttura sovradimensionata degli anni 90 e questo spiega perché in Italia la percentuale media di riempimento non raggiunge il 50 per cento, a fronte del 94-95 per cento dell’Inghilterra. So anche che in quel periodo la pista d’atletica era imposta dal Coni». Margini d’intervento? «L’unica possibilità, sul modello di Udine, sarebbe togliere la pista e avvicinare la tribuna est, ma per ristrutturazioni pesanti si tratta di un discorso prematuro. Per ora, in collaborazione con Gsport, faremo qualche intervento per renderlo più ospitale, anche nei settori più popolari. Sono curioso poi di vedere il vecchio Appiani».

E il 7 agosto l’Euganeo vedrà la vernice del nuovo Padova con un atteso appuntamento: «Potere ospitare la prima partita in Italia di Del Piero con il Sidney nella città che lo ha lanciato è un evento straordinario di portata nazionale. Lo abbiamo voluto a tutti i costi, mettendoci il massimo impegno, pure economico, per fare un regalo ai tifosi». E a proposito di tifosi, non manca un messaggio: «Padova vivrà di luce propria nella maniera più assoluta e non sarà una società satellite del Parma come il Gubbio e il Nova Gorica. Il fatto che i due presidenti siano molto amici potrà semplicemente favorire qualche operazione». Come vive la possibilità di ritrovare in società suo figlio Marco, responsabile area tecnica in pectore? «Devo premettere che lui era stato chiamato al Padova prima di me, al momento del cambio societario, ma in quel periodo stava dando una mano all’Ascoli in un momento difficile. Ho grande stima professionale nei suoi confronti. Si tratta di una cosa un po’ strana e per questo all’inizio ha tentennato, ma potere lavorare con il proprio figlio è una delle cose più belle. Marco sa che con lui sarò ancora più severo». Anche Elisa, figlia del presidente Penocchio, darà un contributo al Padova: «È laureata in comunicazione, è molto brava e da qualche giorno sta seguendo la campagna abbonamenti. Avere in casa persone con simile professionalità è una fortuna. Spero possa darci una mano».

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