L’ORLO DEL PRECIPIZIO

L’ORLO DEL PRECIPIZIO

Nato a Padova l’11 ottobre 1975. Prima firma della pagina sportiva del Corriere del Veneto e telecronista di Dahlia Tv per il campionato di serie A. Ha collaborato con Il Corriere dello Sport, Il Mattino di Napoli, RTL 102.5, Sky, Gioco Calcio e La7.

Più che un allenatore di calcio, Nello Di Costanzo pare un trapezista. Alla ricerca di quell’equilibrio finora sconosciuto che garantirebbe al Padova la permanenza in serie B, il tecnico romano cammina costantemente lungo un precipizio, sempre sul punto di cadere in basso, eppure ancora lì a lottare a testa alta contro venti contrari e sgambetti della concorrenza. Da quando è allenatore biancoscudato, Di Costanzo ha ottenuto tre vittorie (Gallipoli, Crotone e Grosseto), tre pareggi (Frosinone, Ancona e Cittadella) e tre sconfitte (Torino, Mantova, Triestina): fanno dodici punti in nove giornate, un bilancio di tutto rispetto, che tuttavia non viene sufficientemente apprezzato dalla critica.

Ancora offuscato dall’abbagliante bellezza della cavalcata della passata stagione di Carlo Sabatini, c’è chi insiste nel voler crocifiggere a priori il tecnico romano, attribuendogli chissà quali responsabilità. La verità è che le carenze del Padova sono prima di tutto strutturali. Troppi doppioni in rosa, troppi centrali sia in difesa che a centrocampo, pochi esterni, una sola prima punta di ruolo. L’obiezione sarebbe che Sabatini aveva in mente un altro gioco, un’altra impostazione tattica e che, dunque, necessitava di giocatori con determinate caratteristiche. Ma la rosa di una squadra di serie B può e deve garantire soluzioni alternative al modulo base, perché nel corso di una stagione gli avversari imparano rapidamente a conoscerti e presentarti in campo sempre allo stesso modo alla lunga rappresenta un limite invalicabile. Ci hanno messo troppo tempo, il presidente Cestaro e i dirigenti, a capire che si era finiti in un vicolo cieco. Ci sono volute nove sconfitte in undici giornate e un mercato di gennaio non certo esaltante per cambiare allenatore e per accorgersi che quanto accaduto l’anno precedente si stava ritorcendo contro come un boomerang letale.

Quello che vi posso dire con certezza è che fu proprio Sabatini a bocciare Adrian Ricchiuti, il rifinitore che avrebbe garantito il salto di qualità a una squadra che in quel momento era ancora in quota sicurezza: « Non mi serve, non saprei dove collocarlo, anche perché adesso giocheremo con il 3-5-2  ». Errore di valutazione davvero grave, che si somma a quello, altrettanto grave, della dirigenza. Né il ds De Franceschi né il dg Sottovia seppero imporsi, pur con un impegno scritto con il fantasista del Catania già in valigia e i tentennamenti furono alla resa dei conti decisivi. Ricchiuti divenne titolare, Mihajlovic lo blindò e non fu più possibile rimediare. Il Padova che oggi annaspa, che si riprende per i capelli grazie a un rigore piuttosto dubbio e al coraggio di Di Costanzo un derby pressoché perso, ha il polso ancora debole, né potrebbe essere altrimenti. Il 4-4-2 garantisce maggiori occasioni e maggiori sbocchi alla manovra, ma fa i conti con le carenze strutturali che partono dall’estate scorsa, perché Di Costanzo non ha potuto intervenire sul mercato quando sarebbe stato teoricamente ancora possibile farlo.

Eppure qualche spiraglio di luce c’è e non va trascurato: la classe di Bonaventura, talento purissimo che va solo cresciuto con pazienza, la crescita di Patrascu, le buone prestazioni del criticatissimo Cesar, i gol di Di Nardo che stanno tornando. I soliti ronzii ricordano che Di Costanzo impiega il rumeno fuori ruolo. Non è vero, per il semplice motivo che Patrascu l’esterno basso (o alto, a seconda delle necessità) lo ha fatto per un’intera stagione a Piacenza e pure con discreti risultati. Quel ruolo, quindi, lo sa fare, anche se preferisce essere impiegato da regista. Cesar viene additato come uno dei principali responsabili del rendimento negativo della difesa. Eppure le cifre dicono l’esatto contrario e cioè che i problemi del Padova non sono dietro, bensì davanti. Il brasiliano, poi, ha centrato tre promozioni: due dalla B alla A (prima a Catania da titolare segnando 2 gol, poi a Verona con il Chievo firmandone addirittura quattro) una dalla Lega Pro alla B (lo scorso anno con il Padova). Se c’è un giocatore che ha personalità e che nel sangue è un vincente è proprio Cesar. Errori ne ha commessi di sicuro (imperdonabile soprattutto la sciocchezza di Lecce all’andata), ma è altrettanto vero che diverse sue prestazioni sono state esemplari.

Chiudo con due postille, una su Rosetti e l’altra su Vantaggiato. L’arbitraggio di Padova – Cittadella non mi è piaciuto, non tanto per i tre rigori assegnati, quanto per la distribuzione dei cartellini e per una serie di punizioni invertite davvero sconcertante. L’impressione è che Rosetti, dopo gli errori di Fiorentina – Milan, sia venuto all’Euganeo con la voglia di essere protagonista, esattamente il contrario di quanto ci si aspetta da un arbitro di livello internazionale. Infine Vantaggiato. Presentato come “il miglior attaccante della serie B” dal ds Ivone De Franceschi, finora ha segnato due gol (di cui uno su rigore) in due mesi e mezzo di Padova. Va detto chiaramente che: 1) è una seconda punta e il fatto che giochi lontano dalla porta è una sorpresa soltanto per chi non ne conosceva le caratteristiche; 2) gli infortuni lo hanno frenato; 3) da lui ci si aspettava ben altro; 4) non è il miglior attaccante della categoria, ma ha comunque i mezzi per fare la differenza, magari segnando 4-5 gol da qui a fine anno. Chissà che non cominci proprio da Salerno, dove il Padova ha un obbligo tassativo: fare tre punti, spingere la Salernitana già condannata nel baratro e correre verso la salvezza.

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