PAROLE, PAROLE, PAROLE

PAROLE, PAROLE, PAROLE

Nato a Padova l’11 ottobre 1975. Prima firma della pagina sportiva del Corriere del Veneto e telecronista di Dahlia Tv per il campionato di serie A. Ha collaborato con Il Corriere dello Sport, Il Mattino di Napoli, RTL 102.5, Sky, Gioco Calcio e La7.

Ricordare in un momento come questo certe dichiarazioni fatte nel corso della stagione sarebbe persino troppo facile. Nel giorno in cui anche allenatore e staff tecnico si chiudono in silenzio stampa assieme ai giocatori a tempo indeterminato, non è neppure il caso, però, di nascondere la testa sotto la sabbia facendo finta che certe cose non siano state mai dette. Per questo, nonostante ritenga la missione salvezza ancora alla portata, magari dopo gli spareggi ai playout, c’è già una cosa che è possibile dire con certezza. Che, a prescindere dall’esito della corsa a ostacoli per evitare la retrocessione, l’obiettivo dichiarato a inizio anno di « un tranquillo campionato di metà classifica e comunque di una salvezza conquistata possibilmente con largo anticipo » è stato già fallito, visto che la squadra è quartultima a cinque giornate dalla fine e che dovrà lottare fino all’ultimo per evitare il crollo in Lega Pro.

Personalmente non sono sorpreso dal silenzio stampa di giocatori e allenatore, avallato dalla società senza battere ciglio. Da un lato si ripete la cantilena della “collaborazione”, dall’altro si pensa esclusivamente ai propri interessi, cambiando posizione a seconda delle convenienze di giornata. Alla base di tutto questo c’è sempre un equivoco di fondo alimentato in questi anni: è legato al ruolo del giornalista o del cronista, che ha il compito di raccontare ciò che vede e non di presentare “verità edulcorate” ai lettori o ai tifosi, nascondendo problemi che si ripresentano con puntualità svizzera da otto anni a questa parte. E pazienza se chi scrive ha ascoltato spesso lamentele sul fatto di “non aiutare” o di “non collaborare”. La linea tenuta è stata e sarà sempre la stessa, evitando compromessi che alla lunga non portano a nulla di positivo.

Detto questo e ricordando che la visione del singolo (e quindi pure di un giornalista) è pur sempre soggetta a errori ed è del tutto opinabile, è chiaro che ci sono alcune storture evidenti emerse nel corso della stagione. Sono legate a una strategia presidenziale e dirigenziale ondivaga e nebulosa (nel migliore dei casi) se non del tutto assente (nel peggiore).

1) l’esonero di Carlo Sabatini a mercato chiuso, con la conseguente impossibilità di intervenire sul mercato basandosi sulle direttive del nuovo allenatore. Logica avrebbe voluto un cambio in panchina dopo la sconfitta interna con la Reggina (23 gennaio), con la campagna acquisti ancora aperta e, dunque, con la possibilità di correggere l’organico in modo intelligente e non sulla base di input dati da un allenatore che quindici giorni sarebbe stato messo alla berlina.

2) il mancato acquisto di un centravanti di ruolo capace di garantire i gol che sono sempre mancati per sostituire Massimiliano Varricchio. Si sapeva da oltre due mesi e mezzo che l’Airone non avrebbe più fatto parte del progetto da gennaio in poi. Poteva mai bastare Mirco Gasparetto (2 reti a stagione negli ultimi sette campionati) per invertire la rotta?

3) L’acquisto della metà del cartellino di Daniele Vantaggiato per uno sproposito (1,5 milioni). Una seconda punta che ama partire da lontano e che ha sempre giocato in questo modo. Sinora Vantaggiato, non certo l’unico colpevole di questa tribolata stagione, ha reso largamente al di sotto delle attese, facendo pure l’offeso e non salutando compagni e allenatore al momento della giusta sostituzione a Vicenza. In quella che, di fatto, è stata una partita farsa, in cui le due squadre hanno evitato chirurgicamente di avvicinarsi alla porta avversaria con un tacito accordo che prevedeva di non farsi male.

4) il folle esonero di Nello Di Costanzo, cacciato senza un ringraziamento (cosa avrà mai fatto di male?) e con motivazioni a dir poco sconcertanti. Il tecnico romano, è bene sottolinearlo, non ha certo fatto miracoli e ha pure commesso qualche errore, ma ancora adesso ha i numeri dalla sua parte: 13 punti in 10 partite. Una media che, se mantenuta, avrebbe condotto alla salvezza

5) la rinuncia ad Adrian Ricchiuti, uno che riesce a fare la differenza in serie A, figuriamoci in serie B. In nome, pare, di un cambio di modulo (dal 4-3-1-2 al 3-5-2) durato lo spazio di una partita e mezzo. Servono commenti?

6) i festeggiamenti esagerati e prolungati oltre ogni ragionevole limite per il Centenario e per la promozione in serie B, quasi che tutto quanto stava accadendo nel frattempo sul campo non interessasse poi troppo.

7) le dichiarazioni della vicepresidentessa Barbara Carron, che a Padova sport ha spiegato che « facendo certi errori poi si impara, noi in questi anni abbiamo imparato a conoscere meglio il mondo del calcio e ora possiamo dire con certezza che la strada della programmazione è quella giusta, dobbiamo imparare dal Cittadella ». Sembra la scoperta dell’acqua calda. Ci volevano otto anni per capirlo?

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