QUALCUNO FERMI L’AUTODISTRUZIONE

QUALCUNO FERMI L’AUTODISTRUZIONE

Nato a Padova l’11 ottobre 1975. Prima firma della pagina sportiva del Corriere del Veneto e telecronista di Dahlia Tv per il campionato di serie A. Ha collaborato con Il Corriere dello Sport, Il Mattino di Napoli, RTL 102.5, Sky, Gioco Calcio e La7.

Basta, qualcuno fermi Marcello Cestaro. Non riusciamo più a trovare le parole per descrivere il processo di autodistruzione in atto a Padova da qualche tempo a questa parte. Basta con le uscite illogiche, con gli esoneri “scaramantici”, con le sparate che fanno soltanto male alla squadra, basta con i capri espiatori da consegnare ai tifosi, come fossimo in un’arena romana o nella fossa dei leoni. Adesso è il turno di Daniele Vantaggiato. Voluto da Cestaro su suggerimento di Ivone De Franceschi, comprato da Cestaro grazie ai buoni rapporti con Torino e Parma, presentato quasi come fosse la panacea di tutti i mali: ” Ho detto a Sabatini di non schierarlo a Cesena e da qui a fine campionato”. E giù una sequela di “apprezzamenti” al veleno contro l’attaccante pugliese. Dichiarazioni di chi non ha una strategia e che prosegue nell’imboccare il solito vicolo cieco, radendo al suolo progressivamente tutto quello che lo circonda. Noi non ci stiamo a entrare nella logica dell’agnello sacrificale (prima Cesar, poi Soncin, poi Faisca, adesso Vantaggiato) e nell’esaltazione di singoli giocatori (prima Bovo, poi Di Nardo). Qui non ci sono fenomeni ( se ci fossero il Padova non sarebbe terzultimo in classifica), qui si è tutti sulla stessa barca, qui si lavora per un bene che non è solo proprietà di Cestaro e dei suoi soci, ma della città nel suo complesso.

Chi scrive ha sottolineato il giorno stesso dell’acquisto di Vantaggiato le perplessità sulle sue caratteristiche tecniche e sulla sua condizione atletica, figuriamoci certe presentazioni sconcertanti (“E’ il più forte attaccante della B”). Chi scrive ha criticato il rendimento negativo del giocatore quando altri tentavano di nascondere una verità sotto gli occhi di tutti. Ma una volta investito un milione e mezzo (1,5 MILIONI!)  con contratto quadriennale sulla comproprietà del suo cartellino non si può fare un’uscita simile a quattro giornate dalla fine, contribuendo in modo determinante a dilapidare un patrimonio. Un’uscita distruttiva e assurda, quasi incommentabile. Cestaro si lamenta spesso di aver investito decine di milioni di euro, ma è lui stesso la prima causa della mancata resa di certi investimenti.

Cestaro ha messo per anni soldi e ha investito risorse sul Calcio Padova, questo nessuno potrà mai negarlo o metterlo in discussione. Cestaro è un maestro nel suo settore di competenza, glielo riconoscono i titoli (Cavaliere del Lavoro non lo si diventa per caso), ma nel calcio sta collezionando una serie di topiche che gridano vendetta. Il calcio è qualcosa di serio, coinvolge entusiasmi, emozioni, i sentimenti e la tradizione di una città. L’ultima follia è che il presidente si senta in diritto di fare la formazione del Padova (Bovo sì, anzi sempre, Vantaggiato no, anzi mai, Cuffa, Cesar e chissà chi altro forse). Cestaro, per sua stessa ammissione, “non s’intende di calcio”. Lasci allora gestire il calcio a chi ne sa, senza circondarsi di persone che sanno solo inchinarsi e dirgli di sì.

Un’ultima domanda: possibile che non esista un imprenditore padovano che, di fronte a tutto quello che sta accadendo, non si senta mosso nella coscienza per prendere in mano e aiutare la squadra della propria città? Santificare Cestaro a prescindere solo per le dimensioni del suo portafoglio, qualsiasi cosa faccia, non è la soluzione. Si può essere grandi anche con meno soldi, si può costruire qualcosa d’importante anche senza staccare assegni a ripetizione, si può costruire un progetto senza queste continue cadute di stile. Nel calcio esistono presidenti che talvolta si comportano in modo simile. Uno su tutti, Maurizio Zamparini. Ma c’è una differenza fondamentale: Zamparini è un grande intenditore di calcio, per lui parlano i risultati e se ne riescono persino a sopportare i continui cambi d’umore. Ha fatto grande il Venezia portandolo fra le prime dieci squadre d’Italia, si è spostato a Palermo e adesso lo sta guidando in Champions League. Ci auguriamo che, in assenza di tutto ciò, Cestaro si renda conto che la strada per vincere è ben diversa da quella che sta percorrendo. Sperando ardentemente che la squadra, in questo marasma che pare senza via d’uscita, riesca in qualche modo a salvare la pelle. 

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