Le lacrime dei giocatori, l’amore per il Padova

Le lacrime dei giocatori, l’amore per il Padova

Rubrica tutta al femminile curata da Marianna Pagliarin, giornalista padovana, vicedirettrice di PadovaSport e collaboratrice de “Il Mattino di Padova”

Abbiamo pianto tutti oggi. Abbiamo pianto lacrime amare. Lacrime che pensavamo avrebbero rigato i nostri volti per una gioia che invece non abbiamo provato. Alzi la mano chi non ha versato una lacrima. Non sarà stato professionale ma io ho pianto come una bambina. Al fischio finale mi sono accasciata sulla sbarra davanti a me con le mani sulle orecchie. Non volevo sentire quel coro dilagante “Serie A, serie A”. Non volevo vedere quelle maglie blu con la A maiuscola. Dovevano essere bianche. E quando lo speaker ha chiesto al pubblico un applauso alla curva padovana non mi sono mai sentita tanto fiera ed orgogliosa di avere un cuore che batte per il biancoscudo. E non me ne è fregato niente di essere in mezzo a novaresi, ho alzato le braccia al cielo e vi ho applauditi. Onore a voi tifosi, grandissimi, immensi. Superlativi. Onore a Dal Canto, mister eccezionale e uomo con la U maiuscola che non nega un sorriso a chi gli chiede una foto insieme. Onore ai nostri ragazzi. 11 leoni che hanno ruggito fino al 90esimo, fino a che, stremati e afflitti non hanno dovuto sventolare bandiera bianca e arrendersi al destino. E tra gli applausi di consolazione del pubblico padovano Cano si toglie la maglia e va a passi lenti verso i tifosi che tanto lo amano per un gesto simbolico quanto ammirevole, regalare la maglia di una giornata che sarà comunque storia della nostra città. Poi Ardemagni, giunto a gennaio tra mille polemiche, si è innamorato di questo scudo tanto da auspicarsi di non toglierselo dal petto. Accasciato in mezzo al campo, in lacrime, si dispera per aver perso per la seconda volta in due anni il sogno della serie A. E ancora il capitano che a testa alta, ma con gli occhi bassi giunge in sala stampa con accanto il Presidente. Un vero leader e un vero uomo. E mentre nel parcheggio i giocatori del Novara festeggiano e cantano, i nostri amareggiati parlano al telefono, mangiano un boccone, salgono sul pullman. Uno dei più abbattuti è Trevisan. Seduto sotto lo sportello dei bagagli del pullman, un po’ spettinato e con gli occhi rossi se ne sta in disparte, chiuso nella sua tristezza. Che dire poi di El Shaarawy. La sua ultima presenza in maglia biancoscudata è durata un battito di ciglia. Non si aspettava di uscire dopo l’espulsione di Cesar. Ma non ha fiatato. Ha accettato come sempre le scelte del mister, senza rancore, senza rabbia, con grande umiltà. Ecco perchè è un campione. Ha appena 18 anni, ma è già un piccolo grande uomo. L’abbraccio caloroso col fratello Manuel, poi via mesto e abbattuto con la famiglia verso Savona. Ma domani torna a Padova. Anche se sarà l’ultima volta. Poi Rabito, Di Nardo, Bovo…tre della vecchia guardia di Busto. Tre eroi che non mollano un colpo. Roger che strappa un sorriso solo quando gli riveliamo che forse forse il Padova “rischia” davvero di essere ripescato; Totò, che avrebbe voluto regalare ai tifosi un altro sogno dopo l’impresa dello Speroni; il mestrino, che uscito dal campo di battaglia ferito al sopracciglio destro, arriverà al matrimonio tra due settimane con le cicatrici di questa serata agghiacciante. Cesar è tra i primi a salire nel pullman. Si sente in colpa, anche se a dir la verità di colpe non ne ha. Ha sbagliato forse, è vero. Ma non è colpa sua se è andata così. Ma il brasiliano si chiude nel suo dolore appoggiato al finestrino del pullman. Il connazionale Vicente e l’argentino Cuffa, fermati dall’antidoping, cercano di sdrammatizzare pensando a quanto faranno tardi per il controllo che li aspetta, ma nei loro occhi è grande la delusione. Non riesco a nominarli tutti, ma vi assicuro che guardarli accanto al pullman così tristi, in mezzo alla gioia dei novaresi, è stata una coltellata al cuore.

Questo cuore biancoscudato, che pulsa all’impazzata, che continuerà a battere sempre, e ovunque, ma che ora sanguina un po’…

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