Dai ritiri con Ancelotti al Camp Nou con l’Huesca, la storia di Scardina: “Gasperini un padre, Messi non mi fa paura”

Dai ritiri con Ancelotti al Camp Nou con l’Huesca, la storia di Scardina: “Gasperini un padre, Messi non mi fa paura”

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Alla ricerca della felicità, è quello che viene subito in mente parlando con Francesco Scardina. Ve lo ricordate? Una vita nel settore giovanile della Juventus, poi la valigia in mano e via, in giro per l’Italia. Cesena, Crotone, Vicenza, Chievo, Cittadella e Nocerina. E a 31 anni il mondo si è come fermato: zero proposte, un futuro da scrivere su un foglio bianco. Ed ecco l’occasione che non puoi lasciar andare: “Ho avuto la fortuna di conoscere Luis Helguera, ho giocato tre anni con lui a Vicenza e adesso è direttore sportivo dell’Huesca” ha spiegato in esclusiva a GianlucaDiMarzio.com. Il finale è già scritto, valigia di nuovo in mano, primo aereo per la Spagna ed una carriera che ricomincia dalla Segunda Division B, la nostra Lega Pro. “Ci avevamo già provato in passato, poi l’anno scorso dopo l’esperienza a Nocera ero senza squadra. ‘Qui non ci sono grandi possibilità economiche, ma stai sicuro che ogni mese ricevi puntualmente lo stipendio’ mi ha detto Luis, perché l’Huesca è la società calcistica più sana economicamente in Spagna. Non ci ho pensato due volte, era un’esperienza che volevo provare, anche perché è un Paese che ho sempre amato. Il mio migliore amico vive e lavora a Siviglia, la lingua già la conoscevo. Appena sono arrivato ho rilasciato la prima intervista in spagnolo…”. E Huesca com’è? “Una città tranquilla in Aragona, piccola, ma c’è tutto per vivere bene…”. Lo sento entusiasta, gli chiedo i progetti: “Io non voglio più tornare a vivere in Italia, voglio restare qua anche quando avrò smesso di giocare a calcio. Troverò un lavoro, sono un informatico e penserò a cosa fare”.

Ci risponde da casa sua, un’altra giornata di allenamenti se ne è andata. Lo disturbiamo a pochi minuti da Juventus-Atletico, e i ricordi si accendono: “Quello è calcio… e pensa che ho pure fatto tre panchine in Champions, avevo 18 anni”. Già, perché se il presente ha i colori dell’Huesca, il passato è tutto bianconero: “Ho fatto 15 anni di settore giovanile e tre di ritiro con la prima squadra. Ho avuto la fortuna di incontrare Montero, una delle persone più umili che abbia mai conosciuto. Aiutava tanto noi giovani, soprattutto me che giocavo nel suo ruolo. Sono stato in ritiro con Del Piero e Zidane, è stata una bella fortuna”. E Ancelotti? “Era una persona tranquilla, che si vedeva se ne intendesse di calcio. Sapeva parlare alla squadra, ma non si esponeva mai. Non so se dopo 15 anni sia cambiato, ma vedendo i risultati penso continui ad intendersene molto”. Quindici stagioni di settore giovanile sono tante, e chissà quanti amici e compagni… “Gasbarroni, Sculli, Maresca… tantissimi”. E in panchina? “Gasperini, il mio padre calcistico. L’ho avuto dieci anni, sette alla Juventus e tre a Crotone…”. Ma perché in Italia è diventato così difficile? “Semplicemente perché nell’ultimo periodo con la crisi economica è venuta meno la meritocrazia. Faccio un esempio: sono la Juventus, ho 50 giocatori che escono dal settore giovanile. Dove li metto? Cerco collaborazione con altre società, do a loro i calciatori in prestito e, con la promessa che giochino con continuità, corrispondo un premio di valorizzazione. Le società minori sono in difficoltà economicamente ed ovviamente accettano, così fanno giocare i ragazzi invece di chi ha qualche anno in più. Poi le regole non aiutano… Qui in Sapgna è diverso, ci sono le squadre B che di fatto sono le nostre Primavere, ma almeno ti fai davvero le ossa, sei già nel calcio professionistico senza danneggiare chi ha qualche anno in più. Ho fatto 8 anni di B e due di A, e alla fine avevo zero proposte: non credo sia una cosa normale. L’anno scorso ho fatto il ritiro coi disoccupati, c’erano ragazzi che non trovavano squadre solo perché avevano più di 24 anni. E’ qui che dobbiamo cambiare, anche perché il nostro calcio ci rimette in qualità: la B ormai è piena di giovani delle squadre di A, non ha più il livello di un tempo”.

Ritorno al presente, seconda stagione all’Huesca. “Dicevi di Helguera, hai accettato subito…” chiedo, “sì, era un’esperienza che volevo assolutamente provare. In Italia avevo perso la passione per il calcio: tutte quelle regole, le clausole, i limiti di età… Non ne potevo più. Qui è un altro mondo, in Spagna ho ritrovato la passione vera: devi solo pensare a giocare, non esistono ritiri, non esiste il contorno extra-calcistico. Mi trovo benissimo con la società, con la squadra e con la città. E’ un altro modo di vivere…”. In che senso? “E’ diverso, come ho detto non ci sono ritiri ed è già una grande novità. Se la partita è alle 17 ci vediamo direttamente alle 15,30 in tuta al campo. Gli stadi sono quasi tutti in stile inglese, senza recinzioni”. E in più quest’anno non sta andando neanche male, no? “Ci stiamo togliendo grandi soddisfazioni, anche se è ancora presto: siamo primi con una partita in meno ed abbiamo avuto la fortuna e l’onore di incontrare il Barcellona in Copa del Rey. All’andata abbiamo perso 4-0 in casa, il ritorno lo giochiamo martedì 16 al Camp Nou”. Emozionato? “Molto, da giocare in qualche campetto ad entrare al Camp Nou ce ne corre…”. E tutti quei campioni insieme che effetto ti fanno? “All’andata c’erano solo Pedro e Iniesta di quelli più famosi, gli altri neppure convocati. Spero di vederli al ritorno, pensa all’emozione di giocare anche solo un minuto al fianco di Messi, nel suo stadio, con la maglia con cui ha vinto tutto. Non capita a chiunque…”. Un po’ di paura no? “Non ho nulla da perdere, c’è gente che ha vinto i Mondiali e non è riuscita a marcarlo, quindi male che mi vada sono al loro livello. Io ci proverò, mi piace il confronto”. Senza paura, con lo spirito giusto. Sarà una notte da favola, quella di un italiano al Camp Nou. Quasi per caso, ma va bene così. La felicità alla fine l’ha trovata, si chiama Spagna e vive a Huesca. E’ il nuovo mondo di Scardina, le valigie questa volta restano nell’armadio.

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