Derby, Altinier: “Vogliamo prenderci la rivincita. Abbiamo fatto tesoro degli errori dell’andata”

Derby, Altinier: “Vogliamo prenderci la rivincita. Abbiamo fatto tesoro degli errori dell’andata”

Parla l’ex granata che adesso guida l’attacco del Padova

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Quanto è diverso il derby di oggi da quello di un girone fa! Il Cittadella era secondo dietro al Bassano, il Padova ottavo e tramortito dai due schiaffi ricevuti all’Euganeo dal Sudtirol. In casa biancoscudata il clima, oggi, è completamente differente, e le speranze di vivere un derby diverso, domenica prossima, poggiano innanzitutto sulla convinzione, più o meno corretta, di non essere riusciti quella sera a giocarselo sino in fondo. Rispetto al Padova che si presentò al Tombolato ad inizio ottobre, quello che Pillon sta studiando per affrontare la capolista avrà probabilmente quattro volti nuovi: Sbraga e De Risio, innanzitutto, i nuovi acquisti che nelle ultime gare hanno contribuito a dare una marcia in più. Ma soprattutto Favalli e Neto Pereira, i grandi assenti del match d’andata pronti, stavolta, a dire la loro. Del 4-2-3-1 di allora, quello di Parlato, è rimasta solo l’impostazione di base: con Ilari e Petrilli sulle fasce, con l’avanzamento di un’altra punta a sostegno dell’allora unico attaccante, e con quei piccoli accorgimenti difensivi che fanno, eccome, la differenza, il tecnico trevigiano ha rimesso in carreggiata una formazione che troppe volte, nel girone d’andata, era scivolata sul più bello. E Cristian Altinier, l’unico insieme a Totò Di Nardo in grado di potersi vantare di aver segnato nel derby con entrambe le casacche, non nasconde che adesso, per la squadra, l’attesa è molto meno “pesante” di allora. «Sì, vogliamo prenderci la rivincita», annuncia l’attaccante biancoscudato a tre giorni dalla sfida. «Quello attuale è un Padova rinforzato, una squadra che dal mercato di gennaio ha ricevuto giocatori di qualità. Credo che la squadra di oggi sia più forte di quella di ottobre, ma non è con le parole che deve dimostrarlo». Anche psicologicamente è un Padova che sta meglio? «Dopo la partita con il Sudtirol, e quindi anche quella con il Cittadella, eravamo entrati in un vortice dal quale abbiamo faticato ad uscire, una spirale negativa in cui non avevamo più certezze, nè più sicurezze e le distanze in campo. Adesso, però, siamo più quadrati, più compatti, quando scendiamo in campo sappiamo quello che dobbiamo fare. La prima cosa, innanzitutto, è far tesoro degli errori di quella sera». Dove costruirono, i granata, la vittoria dell’andata? «Il Cittadella aveva avuto il pallino del gioco nel primo tempo, e per come aveva giocato meritava di vincere: noi avevamo fatto fatica a metterlo in difficoltà, eravamo troppo bassi per pensare di creare pericoli. Ma all’inizio del secondo tempo qualcosa era cambiato: eravamo entrati bene, avevamo ripreso la partita su rigore dopo aver avuto un altro paio di occasioni con Bearzotti e Mazzocco, c’era la sensazione che la squadra potesse far loro del male. Dopo l’1-1, tuttavia, e dopo aver fallito un’altra buona chance in contropiede, prendemmo gol su un calcio piazzato (e a segnarlo fu quel Pascali che domenica potrebbe non essere dei titolari, ndr) e da lì in poi, complice l’espulsione di Fabiano, non ci fu più partita». Avete capito, quindi, dove migliorare? «Con un po’ più di attenzione almeno un punto l’avremmo potuto portare a casa: con l’intensità che abbiamo adesso, con la compattezza che abbiamo dimostrato nelle ultime settimane, e con il pubblico a nostro favore, possiamo crederci. A distanza di un girone, già avere a disposizione un giocatore come Neto fa una certa differenza: giocare con tutte le nostre armi, o quasi, a disposizione è un’altra storia». Da ex, invece, lei come vive l’attesa del match? «Ho segnato sia con la maglia del Cittadella che con quella del Padova, ma cerco sempre di ragionare di squadra: l’importante è che domenica arrivi la vittoria biancoscudata, e non importa chi sarà a buttarla dentro. Il Citta sta facendo un grande campionato, ma anche se sono un ex non mi interessa, io preferisco guardare in casa mia». (Da Il Mattino)

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