Padova e Cittadella, alcune riflessioni post derby

Padova e Cittadella, alcune riflessioni post derby

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Il dopo-derby ha lasciato una scia di rabbia e amarezza tra i tifosi del Padova, sostanzialmente per due motivi: il primo è che perdere il derby è sempre fastidioso, il secondo è la consapevolezza che l’arbitro Mainardi di Bergamo non sia stato all’altezza della situazione. Tutto vero, ma è bene sottolineare un aspetto che l’amarezza per la sconfitta ha fatto passare in secondo piano. L’anno scorso c’erano due categorie di differenza tra Cittadella e Padova, i biancoscudati (non conta che il nome sia sempre Calcio Padova 1910) sono una società giovane che sta cercando di riemergere, i granata hanno mantenuto l’intelaiatura della serie B, categoria dove vogliono tornare al più presto. In questa fase storica va così, il Cittadella ha i mezzi per stabilizzarsi in serie B, il Padova deve recuperare il tempo perso dopo il crac. Una sconfitta di misura contro la capolista, seppur davanti al proprio pubblico, si può mettere in conto. Soprattutto se arriva dopo 10 risultati utili consecutivi, con alcuni episodi arbitrali che sono apparsi fumosi (il mani di Lora poteva essere sanzionato senza che nessuno gridasse allo scandalo, invece è stato invertito il fallo. Il contatto Altinier-Scaglia non c’è, ma neppure il fuorigioco segnalato). Dispiace invece veder acuirsi la rivalità tra parte delle due tifoserie (non le componenti ultras, che invece si ignorano beatamente, come è giusto che sia viste le dimensioni dei due movimenti): la Provincia andrebbe (ma è un parere nostro, ovviamente) considerata diversamente rispetto ad altre realtà calcistiche confinanti. La Provincia è fatta anche di tanti tifosi biancoscudati, la Provincia ci ha portato due imprenditori che hanno salvato il calcio a Padova. Sono due squadre diverse Padova e Cittadella, ma perché questa deriva di insulti e inutili tensioni? I contrasti nascono quando si può mettere a confronto il blasone, quando c’è una storia simile alle spalle. Padova e Cittadella non hanno niente da spartire, dovrebbero capirlo un po’ tutti (sia quei cittadellesi che gioiscono per la serie D del Padova, sia i padovani che si accaniscono con un astio fuori luogo nei confronti dei granata).
Sulla partita: il Padova poteva forse adottare un atteggiamento meno conservativo dopo l’espulsione di Cappelletti, ma era anche sotto gli occhi di tutti il buon momento che in quel frangente di gara stava vivendo la squadra di Pillon. Il tecnico trevigiano, in fondo, è riuscito nell’intento di dare più solidità alla squadra, certo non stiamo assistendo al calcio champagne, ma per come si è messa la stagione, forse è meglio mettere al sicuro prima di tutto la salvezza, e con Pillon il Padova sta viaggiando in acque tranquille. Il verdetto del derby dunque ha tracciato una strada che, salvo epiloghi clamorosi, dovrebbe condurre il Padova a una stagione tranquilla di transizione e il Cittadella a un finale di campionato in discesa per il raggiungimento della prima posizione.

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