Sgrigna: “Sono tornato quello di prima, con il Citta avevo un debito”

Sgrigna: “Sono tornato quello di prima, con il Citta avevo un debito”

Un lusso. Avere in rosa un giocatore del valore di Alessandro Sgrigna ed utilizzarlo con il contagocce è un “privilegio” che, se il Cittadella non viaggiasse così spedito, sconfinerebbe nello spreco. Fra i migliori della sfida di Coppa Italia di Lega Pro vinta a spese della Cremonese, il fantasista romano non ha scialacquato un pallone nel quarto d’ora che gli ha concesso Venturato domenica a Gorgonzola. «Dopo un infortunio come il mio (la lacerazione del tendine d’Achille, ndr), era nell’ordine delle cose che ci volesse un po’ di tempo per recuperare la condizione. Ma adesso sento di essere tornato quello di prima», ammette Sgrigna. E magari ora spera di giocare un po’ di più… «Pure questo è normale. Ma so anche che è difficile andare a toccare una squadra che sta andando così bene e in cui, a causa del problema che ho avuto, mi sono reinserito tardi». È un peccato non poterla rivedere in campo domani a Ferrara contro la Spal nella semifinale di Coppa, per via della squalificata rimediata dopo il “giallo” preso con la Cremonese. «Quell’ammonizione è stata quantomeno ridicola: avevo solo chiesto all’arbitro che venisse rispettata la distanza della barriera e lui ha punito me. Mi spiace molto, perché noi che in questa stagione abbiamo giocato soprattutto in Coppa viviamo ogni partita come se fosse una finale. Con la Spal, poi, sarà una bella sfida, visto che anche gli emiliani stanno dominando il loro girone». Nel vostro solo il Pordenone, reduce da 8 successi consecutivi, sembra poter tenere il passo. Lo incontrerete, però, soltanto il 17 aprile al Tombolato. E prima, il 3 aprile, ci sarà il derby con il Bassano, che si sta rilanciando. Sono quelli i due snodi fondamentali della stagione? «Ora pensiamo solamente all’impegno con l’Albinoleffe di sabato, che all’andata ci inflisse un 2-0 che ancora brucia, e alla successiva trasferta di Alessandria. Non lo dico per rifugiarmi dietro ad una frase fatta, ma perché ritengo che sia ancora presto per cominciare a fare calcoli». Ma si aspettava di ritrovarsi il Pordenone così in alto, dopo che l’avete battuto 3-1 al Bottecchia? «No, anche se ricordo che, prima di ritrovarsi sotto, ci ha messo in difficoltà e ha mostrato di saper giocare a calcio. Se è per questo, tuttavia, non immaginavo neppure che altre rivali accusassero distacchi come quelli attuali». Ad ogni sessione di mercato, compresa l’ultima a gennaio, il suo nome rimbalza fra quelli dei possibili partenti. È mai stato vicino a separarsi dal club? «Avessi voluto lasciare Cittadella, sarei andato via in estate e non a campionato in corso. Ma dopo un’annata balorda come quella passata, mi sentivo in obbligo di rimanere, per provare a tornare subito in B». Sin qui, quando ha giocato, l’abbiamo vista più spesso nei panni del regista che non in attacco. Si sta “evolvendo” per l’ultima parte della carriera? «No, preferisco il ruolo di trequartista, ma per esigenze tattiche mi sono adattato in mezzo al campo. Nel complesso non credo di essermi comportato male, tolto un errore in copertura contro il Sudtirol». Da “playmaker”, poi, tocca molti più palloni. «Sì, ma mi diverto di più in attacco. Ho ancora “gamba” per giocare a ridosso dell’area e non ho ancora la necessità di preservarmi dal punto di vista fisico. Però arretro senza problemi, perché prima di tutto c’è la squadra». (Da Il Mattino)

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