Pierobon: “Non tutti abbiamo dato il massimo. Tifosi? Si è passato il segno con quello striscione”

Pierobon: “Non tutti abbiamo dato il massimo. Tifosi? Si è passato il segno con quello striscione”

L’immagine di lui che esce dal campo in lacrime è stata una delle più toccanti in una notte da dimenticare. A voler essere precisi, in quel Cittadella-Perugia, ultima gara del campionato di Serie B, Andrea Pierobon ha migliorato il suo record di longevità, visto che nessun calciatore in Italia, prima, aveva mai giocato in un torneo professionistico a 45 anni, 10 mesi e 3 giorni. Peccato che il clima della serata fosse quanto di più lontano possibile da quello di una festa. E, una settimana dopo, il “vecio” Pierobon non ha ancora smaltito la delusione. «E come faccio? Io ci provo, a distrarmi. Adesso ad esempio sto sistemando casa e sto tagliando legna per metterla per l’inverno… Ma poi la testa ritorna sempre lì e non riesco a capacitarmi di quello che è successo, perché ero pienamente convinto che avessimo trovato la strada giusta e che, anche quest’anno, ci saremmo salvati. Sarà che sono nato qui a Cittadella, ma mi sento più colpevole degli altri». Più colpevole? «Questa è una macchia che resterà anche nella carriera di chi è giovane e si sta affermando, ma noi giocatori più esperti avevamo più responsabilità rispetto agli altri». Per un attimo pensiamo al futuro: pensa di continuare a giocare o è plausibile che possa iniziare una carriera da dirigente o preparatore dei portieri a Cittadella? «Sinceramente, oggi non riesco a pensare ad altro che non sia la retrocessione. Giocare ancora? Non lo so. E poi prima dovrò parlare con la società, confrontarmi con il direttore». Con Marchetti? L’ha sentito in questi giorni? «No, ho preferito evitare perché se sto male io immagino che lui stia anche peggio. E non ho la più pallida idea di cosa farà nella prossima stagione». La contestazione di una parte dei tifosi influirà sulle sue scelte? «Dico solo che mi ha amareggiato e che leggere quello striscione con scritto “Vergognatevi” mi ha fatto star male, perché le critiche ci stanno, ma si è passato il segno. Erano solo poche decine, d’accordo, quelli che contestavano, ma quanto è successo non è nello stile di Cittadella e del Cittadella. Questa è sempre stata una piazza diversa dalle altre, in cui certi comportamenti non si verificavano. Quelle scritte offendono chi ha dato l’anima per questa maglia. E mi rattrista che si dimentichi tanto in fretta quanto è stato realizzato in questi anni». Pensa che la rosa fosse attrezzata per centrare l’obiettivo? «Sì, certamente, ma evidentemente non tutti abbiamo reso al 100%, altrimenti il campionato si sarebbe chiuso in modo diverso, anche se non voglio, ora, imputare colpe a nessuno. E poi, più vado avanti negli anni, più sono convinto di una cosa». Ovvero? «Che il calcio sia soprattutto una questione di episodi. E torno con la mete alla gara di Latina, lo spartiacque, in negativo, di questa stagione. Avremmo potuto chiudere il primo tempo sul 3-0 e nessuno avrebbe avuto da ridire. Per un episodio sfortunato (l’autogol di Signorini, appena entrato, ndr) ci hanno ripreso e da lì non siamo più stati gli stessi. E pensiamo solo a questo girone di ritorno, in cui abbiamo girato a 25 punti, in piena media salvezza: dateci il gol regolare annullato a Stanco contro la Ternana o i tre punti di Pescara, dove siamo stati raggiunti in pieno recupero. Oggi saremmo qui a esaltare un’altra salvezza»

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