Anche Edel contro il ricorso: “Va riconosciuta la buona fede del Carpi, rigiochiamola”

Anche Edel contro il ricorso: “Va riconosciuta la buona fede del Carpi, rigiochiamola”

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Dopo la lettera inviata ieri a PadovaSport dall’avvocato Mario Liccardo, che ha fatto molto discutere, ecco un’altra voce contro il ricorso in merito alla querelle su Carpi-Padova: è quella del giornalista Stefano Edel che, sulle pagine de Il Mattino, scrive: “Comprendiamo il disappunto di una larga parte della tifoseria, illusasi, al pari di Penocchio & C., di avere comodamente i tre punti a tavolino, ma già nell’immediatezza delle decisioni prese il 31 agosto avevamo invitato il Padova al buonsenso. Attenti – era stato il nostro monito – perché non ci può sempre andare bene con i black out, memori del percorso travagliatissimo seguito alla gara con il Torino del 3 dicembre 2011, con sentenza definitiva arrivata il 27 aprile 2012, ben 5 mesi dopo! Fra i due casi va fatto, innanzitutto, un sottile distinguo, se crediamo ancora alla cultura sportiva: la squadra di Dal Canto quel giorno vinceva (1-0), mentre quella di Marcolin pareggiava (0 a 0). Quando l’oscurità calò sull’Euganeo mancava una quindicina di minuti al 90’, qui restano da giocare altri 63’30”, un’eternità. Perché mai il Padova dovrebbe trarre il massimo profitto se le due squadre si trovavano in parità quel 31 agosto? Vero, la tesi del (sospetto) sabotaggio è pericolosa perché rischia di creare un precedente pericoloso, ma non esiste neppure la controprova che il blocco di entrambi i gruppi elettrogeni ausiliari sia stata la conseguenza di controlli carenti, visto che l’intero impianto era stato testato 48 ore prima e non c’erano stati problemi. Insistiamo, che interesse avrebbe avuto il Carpi, costretto oltretutto a chiedere in prestito il “Braglia”, ad interrompere, e rinviare sine die, una sfida che oltretutto stava interpretando bene? Ogni tanto, in questo mondo dove dominano la dietrologia e il sospetto, bisognerebbe riconoscere la buona fede altrui. Il Padova, indignatosi giustamente due anni fa per il voltafaccia del Torino (prima l’ok a concludere la partita il giorno dopo, poi il dietrofront con presentazione del reclamo per avere il 3-0 a tavolino), vinse quella battaglia legale che tutti ricordiamo perché troppe cose non erano quadrate, a cominciare dal giudice sportivo che, parente di Cairo, decise due volte sullo stesso incontro, per proseguire con il “vizio di forma” nelle procedure seguite dai granata dopo la sospensione della sfida. Il flusso di corrente anomalo che arrivò da fuori sull’Euganeo fu considerato, indubbiamente, ma la verità è che l’avvocato Grassani tirò fuori un colpo da maestro per rovesciare il verdetto, appellandosi alle norme del regolamento. Qui è molto difficile pensare di convincere gli organi giudicanti che il Carpi, in un impianto oltretutto non suo, abbia responsabilità precise per quanto accaduto. Per cui, a nostro avviso, sarebbe meglio giocare e lasciar perdere reclami di secondo e terzo grado. I tempi della giustizia sportiva sono lunghissimi, ci si può permettere il rischio di andare avanti sino a primavera? Noi diciamo di no, poi che la società agisca come creda. Sapendo bene, però, dove andrà a parare”.

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