Black-out, anche la stampa padovana è divisa

Black-out, anche la stampa padovana è divisa

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Il black-out fa discutere. E anche la stampa padovana si divide. Il Mattino, per esempio, sottolinea l’atteggiamento un po’ voltagabbana del Toro, ma punta anche il dito dritto contro lo stadio (brutto e, a quanto pare, mal funzionante). Il Gazzettino si chiede se non ci sia un po’ di ipocrisia da parte della piazza padovana: il Padova, a ruoli invertiti, come si sarebbe comportato? Ecco di seguito il commento del giornalista Malagoli, sulle pagine de Il Gazzettino di oggi:

Da una parte Padova e Comune che nominano un perito “super partes” per fare piena chiarezza sull’accaduto. Dall’altra il Torino che dopo la riserva scritta sta ultimando il ricorso. Sopra le parti il presidente della Lega Abodi che ha deciso di fare giocare comunque gli ultimi quindici minuti della partita prima di lasciare la parola agli avvocati e al giudice sportivo. Questi i fatti di ieri. In attesa di capirne di più, resta un disorientamento di fondo legato soprattutto ai commenti che hanno fatto da contorno a questa strana vicenda. Due sono gli elementi che stonano. Prima di tutto la velata ipocrisia che traspare nelle accuse di anti-sportività mosse al Torino, che peraltro non ha certo fatto una bella figura sul piano dell’immagine. Siamo davvero sicuri che a ruoli invertiti il Padova (o qualsiasi altra società) non avrebbe fatto altrettanto? Guardando in casa nostra e ricordandoci quello che è successo lo scorso campionato in occasione della trasferta di Livorno (per ottenere il rinvio il club biancoscudato non esitò a dire ad Abodi che la squadra aveva trascorso la notte in pullman a causa della neve quando invece era riuscita a raggiungere un ottimo hotel lungo l’autostrada) qualche dubbio ci sorge spontaneo. L’altra stonatura riguarda la volontà perversa di qualcuno nello strumentalizzare a ogni costo gli eventi per sparare a zero sull’inadeguatezza dello stadio e su chi ha preferito scegliere in tutta libertà un profilo diverso sull’argomento, quasi avvertendo la necessità di individuare sempre un bersaglio grosso per soddisfare la propria voglia di protagonismo.

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