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Black-out, Eurosport: "Nepotismo all'italiana"

Da EuroSport.com
27.04.2012 11:05 di Redazione Padova Sport  articolo letto 1447 volte

Padova-Torino, è blackout. Chi delibera la sconfitta per 3-0 a tavolino della squadra ? Il cugino di Urbano Cairo, patron del Torino. Un episodio che, come al solito, mette in luce tutti i difetti di una burocrazia fatta di nepotismi e favori dovuti

Il caso è uno di quelli che faranno discutere e che già ai tempi lasciava perplessi. Durante la partita del 3 dicembre scorso, allo stadio Euganeo di Padova era saltata la luce durante la gara col Torino. Risultato? Partita sospesa e da riprendersi a data da destinarsi. Ma la storia è ben diversa: il Torino presentò un primo ricorso, respinto, e poi un secondo. Risultato: vittoria ai granata per 3-0 a tavolino per responsabilità oggettiva della società veneta.
RESPONSABILITA' OGGETTIVA PER UN IMPIANTO IN AFFITTO? - La sentenza, già quella volta, aveva lasciato tutti col dubbio: attualmente l'unica società italiana proprietaria di un impianto è la Juventus col suo nuovo Juventus Stadium, mentre le altre ricevono in concessione dai rispettivi comuni lo stadio in cui giocano. La responsabilità oggettiva di una società può essere riferita alla preparazione del terreno di gioco, alla presenza di steward o a tutta una serie di "allestimenti" strettamente relativi alle partite. L'impianto elettrico di uno stadio e la sua manutenzione possono quindi essere riconducibili a una squadra che frequenta un impianto più o meno una volta ogni due settimane? Non dovrebbe essere il Comune a verificare il funzionamento regolare della struttura ed eventualmente intervenire con le riparazioni?
UN CASO DI NEPOTISMO - Evidentemente no, secondo chi ha deliberato in merito al secondo ricorso. E l'inghippo è proprio qui, perché in teoria il Giudice Gianfranco Valente non avrebbe potuto prendere parte al procedimento per le normative della giustizia sportiva in quanto parte in causa e a rischio di conflitto d'interessi. Perché? Perché è cugino di Urbano Cairo, il proprietario del Torino. E' cugino di primo grado acquisito, in quanto ha sposato la cugina di primo grado del patron granata. La madre della signora Bussetti è figlia della sorella del padre di Urbano. Il codice vieta gradi di parentela fino al quarto, quindi siamo in piena "zona rossa". Perciò non solo in questo caso, ma ogni volta che Valente è stato chiamato a deliberare in situazioni in cui era coinvolto anche il Torino, si sarebbe dovuto astenere e invece non l'ha mai fatto.
RICORSO DEL PADOVA: IL PRIMO DI UNA LISTA? - Il Padova presenta dunque ricorso per vizio di forma (l'articolo 28 del codice di giustizia sportiva, che rimanda addirittura all'articolo 51 del codice di procedura civile, è stato palesemente violato). In realtà la perizia sull'impianto e sull'episodio fu effettuata da un incaricato neutrale, che appurò che l'addetto preposto a gestire il blackout non mise in funzione l'impianto d'illuminazione d'emergenza, ma si ostinò a voler far ripartire l'impianto principale. Per questo il Torino è tranquillo e sicuro: indipendentemente da chi ha deliberato, la perizia inchioderebbe comunque il Padova per responsabilità oggettiva (o in questo caso imperizia...). Inoltre il Toro è convinto che il ricorso del Padova sia inaccettabile perché non sarebbe regolare la ricusazione di un giudice a posteriori, una volta decorsi i termini. Resta il fatto che, come spesso accade, la questione è stata spiacevolmente gestita "all'italiana" ed è uno dei motivi per cui continuiamo a fare delle solenni figuracce all'estero. E partito questo ricorso, è possibile che altre società giudicate "negativamente" da Valente di fronte al coinvolgimento del Torino decidano a loro volta di fare ricorso. Un domino-rally pericoloso, che potrebbe trovare ancora uno sbarramento nella giustizia italiana. Ma il TAS è a Losanna e ha già punito più volte gli inciampi di un'Italietta che non si decide mai a crescere.


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