Bonaiuti: “Padova è nel mio cuore. Ce la farà “

Bonaiuti: “Padova è nel mio cuore. Ce la farà “

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Torna a parlare Adriano Bonaiuti con un’intervista rilasciata a Marianna Pagliarin per il Mattino di Padova.

Ve ne riportiamo un estratto:

Numero 1 sulla maglia, innamorato del biancoscudo, fa prodezze tra i pali, è romano di Roma, classe 1967. Invertendo le ultime due cifre dell’anno di nascita si ottiene il suo erede. Stiamo parlando dell’indimenticabile Adriano Bonaiuti, 5 stagioni con il Padova, 174 presenze, una promozione e una salvezza. Vi bastano queste coincidenze per definire Cano il suo legittimo erede? A volte qualche parata di Cano lo fa evocare, ma da tempo mancavano sue notizie.

«Mi sono fatto un’opinione molto positiva di questa squadra, -dice l’ex biancoscudato- sa giocare un buon calcio. Poi ha un allenatore come Calori che è molto bravo e attento alle posizioni in campo e a come far muovere i suoi ragazzi».

Il tifo padovano è molto caldo, ma ora è un po’ deluso, che ne pensa?

«Padova è una piazza ambiziosa e importante e i tifosi sono esigenti. Ma sono certo che non appena arriveranno di nuovo i risultati loro torneranno a sorridere e staranno sempre vicini alla squadra. In fondo l’amarezza per le sconfitte nasce proprio dall’amore per la squadra. I tifosi devono avere pazienza. Credo che i playoff siano ancora possibili. La B è lunghissima e la classifica è corta. Il Padova è ben organizzato. Io l’ho visto al Friuli in Coppa Italia e per 20 minuti ha messo in difficoltà l’Udinese».

Che ricordo ha di Padova?

«Beh Padova ce l’ho nel cuore, è qualcosa che rimarrà segnato a vita dentro di me. Con la maglia biancoscudata ho conquistato una promozione storica e raggiunto una salvezza importante, sono emozioni incancellabili. Devo ringraziare i tifosi per l’affetto che mi hanno sempre dimostrato in quei cinque anni. Non dimenticherò mai quella marea di folla in piazza la notte della promozione, una scena da brividi. Sembrava di essere in un sogno, era come barcollare in mezzo alla gente senza renderci conto di ciò che avevamo fatto. Avevamo fatto la storia».

 

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