CESENA, SECONDA PROMOZIONE CON L’AIUTO DEL PADOVA. E BISOLI RINGRAZIA

CESENA, SECONDA PROMOZIONE CON L’AIUTO DEL PADOVA. E BISOLI RINGRAZIA

Storie d’una bocciatura e di due promozioni. La bocciatura del Cesena risale al lontano 15 giugno 1994. Quando, nello spareggio sul “neutro” di Cremona, il Padova batte il Cesena 2-1 (gol del romagnolo Hubner e dei veneti Cuicchi e Coppola) e approda in serie A. Le promozioni del Cesena hanno date più recenti. E tutte allo sprint finale. Un anno fa il Padova ferma la Pro Patria sullo 0-0. È l’ultimo turno e il Cesena, pareggiando con il Verona (sempre 0-0), ritorna in serie B. E domenica s’è avuto il replay: il Padova atterra il Brescia e il Cesena, con la vittoria di Piacenza, ritorna nell’èlite calcistica dopo 19 lunghi anni.

Si dà il caso che le ultime due promozioni del Cesena siano dunque arrivate anche grazie al “contributo”, certo del tutto occasionale, del Padova. E si dà il caso che l’allenatore “beneficiato” sia Pierpaolo Bisoli, 43 anni, ex centrocampista di grande temperamento e sostanza. Il quale Bisoli, persona schietta e aperta, vicino alle teorie del suo maestro Carletto Mazzone, naturalmente ringrazia. «Nel calcio, spesso c’è di mezzo il destino. Voglio dire, qualcosa di magico o di inaspettato, se non innaturale. Nella scorsa stagione, contro la Pro Patria, il Padova aveva bisogno di fare punti per accedere ai play off e giocarsi la possibilità di tornare in serie B. Nella stagione conclusasi domenica, i biancoscudati dovevamo assolutamente battere il Brescia per evitare la retrocessione e accedere ai play out. E hanno raggiunto il loro obiettivo con una grande prestazione tecnica, tattica e agonistica. Quei quattro minuti dopo l’epilogo al “Garilli”, in attesa del risultato definitivo di Padova-Brescia, non passavano mai».

Naturalmente Bisoli rivendica anche i meriti precipui del Cesena. «Vanno bene le circostanze favorevoli, ma devo aggiungere che la mia squadra ha meritato sul campo ciò che ha ottenuto. Sempre. Il nostro pregio va ricercato nella qualità, nella cura dei fondamentali, nell’applicazione, nella partecipazione di tutti al gioco corale. Siamo stati una squadra vera. Anche quando, come dopo la sconfitta interna con il Sassuolo, tutto sembrava compromesso. Ora auguro al Padova, avversario di grandi e generose battaglie calcistiche, di raggiungere la salvezza. Ho già detto altre volte che stimo Sabatini come tecnico e che considero la sua squadra, anche per lo spessore tecnico di alcuni giocatori, degna di migliore sorte. Certo, se si fosse espressa più volte come s’è espressa con il Brescia, ora sarebbe salva. La cosa più atroce, in questi play out, è che c’è di mezzo il destino di due società prestigiose e due grandi città. Purtroppo, una delle due dovrà precipitare in quel limbo dal quale si può uscirne frettolosamente. E la recente storia del Cesena lo dimostra ampiamente».

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