COPPOLA, IL RITORNO IN CURVA

COPPOLA, IL RITORNO IN CURVA

Stasera, a tifare in tribuna Fattori, ci sarà anche l’eroe della serie A, Maurizio Coppola, come aveva promesso ai tifosi. L’abbiamo incontrato per chiedergli qualcosa sul Padova di oggi, ma si è inevitabilmente finiti a ricordare il Padova di ieri, con aneddoti curiosi della vita di spogliatoio. “La notte prima dello spareggio di Cesena -ricorda- dormii con gli scarpini nel letto, con Longhi che mi guardava esterrefatto. Poi dopo il gol decisivo, Lele (Pellizzaro, ndr) si prese il mio scarpino, che conserva tuttora. Quella partita valeva la storia, ero concentrato a tal punto sulla marcatura di Dolcetti, come si era raccomandato Sandreani, che non sentivo nemmeno se i compagni mi chiamavano. Temevamo di deludere i tifosi. Ma noi sentivamo addosso il peso della maglia e la gloria dell’Appiani, avevamo una responsabilità verso il popolo biancoscudato. L’anno dopo, all’altro spareggio, quello col Genoa, all’ultimo rigore Sandreani mi guardò e mi chiese di tirare. Gli risposi: “Mister vi ho portati in serie A, mò non vorrai mica che vi porti in serie B!”. Con un salto temporale fino al 2010 il romano prosegue: “Darei tanti calci nel sedere a questi giocatori! Col carattere che ho mi vedrei bene a fare il motivatore della squadra”. Coppola si sta forse proponendo per un ruolo in società? “No non è nel mio stile, però è ovvio che a Padova ci tornerei a piedi!” Tornando ad oggi, questione stadio? “La prima volta che entrai all’Euganeo mi pareva di essere in un cimitero! Giocando lì ti sembra di fare un’amichevole…” Se pronosticare è difficile, almeno un commento è fattibile. “Non giudico l’operato della dirigenza, però ai miei tempi c’era un team straordinario: Giordani era un signore, diceva la cosa giusta a momento giusto, avevamo un ds molto competente e sempre appresso a noi, e avevamo uno come Scagnellato, che lo facevo dventare matto! Poi la squadra era eccezionale, stavamo sempre insieme anche durante la settimana. Eravamo un gruppo unitissimo non di fenomeni ma di bravi giocatori che avevano trovato l’ingranaggio perfetto.” I rapporti in spogliatoio non erano dunque tesi come oggi… “Figuriamoci! Io poi ero lo scapolo e avevo legato molto con gli ultimi arrivati e gli stranieri, soprattutto con Lalas. Ricordo che al secondo anno non volevano dargli più la casa perchè l’aveva distrutta con gli amici americani! Una volta poi Sandreani gli disse che doveva giocare come difensore, ma lui si impuntò che voleva fare il centravanti e se ne andò vestito da calcio mandando il mister in quel posto!”

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