Edel: giocare per se stessi, ma anche per il futuro

Edel: giocare per se stessi, ma anche per il futuro

Da Il Mattino di oggi, ecco una parte dell’editoriale a firma Stefano Edel:

I risultati di sabato non sono stati malvagi per il Padova, che, con una gara in più da disputare rispetto alle concorrenti dirette, viaggia a + 5 sulla Reggina quint’ultima. Nella bolgia di Ascoli, dove nei sei precedenti di cui si ha traccia negli archivi non è mai uscito il segno “X” (4 vittorie dei bianconeri contro 2 dei biancoscudati), la squadra di Pea si gioca, però, tantissimo in prospettiva: non solo il balzo sul nono gradino della classifica, dall’undicesimo su cui è assisa ora, ma anche la possibilità di mettersi definitivamente alle spalle ogni paura e di affrontare così le ultime quattro giornate con la testa libera da pensieri o affanni deleteri. Al “Del Duca” il Padova è atteso ad un vero e proprio esame di maturità: da tre partite non perde, ed è già molto considerando la spirale negativa di marzo, in più ha ritrovato compattezza e convinzione, dopo gli sbandamenti accusati sotto la gestione Colomba e che si sono protratti anche nelle prime due uscite con il ritorno dell’allenatore lombardo in panchina. Servono cuore, umiltà, voglia di lottare e, soprattutto, razionalità, perché l’Ascoli, disperato com’è e reduce da quattro k.o. consecutivi (che salgono a sei nelle ultime sette gare), è praticamente all’ultima spiaggia. I tre punti gli servono come il pane, per agganciare quota 43 e riaprire i giochi-salvezza, visto che si porterebbe una lunghezza sotto Lanciano e Bari, con i quali a quel punto la sfida sarebbe aperta per evitare i playout. […] Ma, indipendentemente da avversari e “cugini”, il Padova deve giocare per se stesso e per il futuro. Un futuro denso di incognite e legato agli sviluppi societari che, piaccia o no, a fine aprile, con l’approvazione del bilancio da parte dell’assemblea dei soci e la scadenza dell’attuale Cda, dovranno essere seguiti passo dopo passo per capire che cosa faranno i Cestaro. Anche per tale ragione è importante che la squadra dia una risposta positiva al presidente, incoraggiandolo a non ridimensionare il proprio impegno economico. Qualcuno vorrebbe evitare di addentrarsi nelle pieghe di equilibri assai delicati, in ciò facendo come gli struzzi: testa sotto terra e meglio non guardare che cosa accade. La salvezza della squadra, concordiamo, è l’obiettivo primario, ma guai a pensare di giocare sotto silenzio l’altra, fondamentale partita, quella di un organigramma dirigenziale tutto da reinventare. E scusate se è poco.

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