Il mental coach di Pasquato: “Cristian non è più quello di Modena. Fatelo diventare capitano e vi salverà “

Il mental coach di Pasquato: “Cristian non è più quello di Modena. Fatelo diventare capitano e vi salverà “

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Il Mattino ha intervistato il motivatore (ex in realtà) di Cristian Pasquato, Alberto Ferrarini. La domanda che in tanti si pongono è: dov’è il vero Pasquato? Il quotidiano padovano ha cercato una risposta nelle parole del famoso mental coach trevigiano: «Lo seguo da quando, tre anni fa, era sbocciato a Modena disputando un campionato strabiliante in serie B – spiega Ferrarini, che in passato ha rigenerato anche Bonucci e Gilardino – Ma da un mese a questa parte abbiamo deciso di interrompere il nostro rapporto di lavoro. Ma i risultati arrivano solo se dall’altra parte c’è una persona che crede al 110% in quel che facciamo insieme. Il Cristian di Modena era un ragazzo che aveva voglia di sognare, pieno di entusiasmo e soprattutto di buoni propositi. Oggi, invece, non ritrovo in lui la carica di tre anni fa: perciò abbiamo deciso di non continuare il nostro rapporto». Com’è il Pasquato uomo? «Un ragazzo per bene, una brava persona. Calcisticamente, invece, credo che per la B sia un fuoriclasse assoluto. La sua sfortuna è stata quella di finire a Torino, dove non ha mai giocato, e a Bologna, dove, nonostante 6 gol tra campionato e Coppa, Pioli non lo vedeva: gli ultimi due anni lo hanno abbattuto psicologicamente». A Padova non è quasi mai stato in discussione, invece. Cosa gli ci vorrebbe per tornare sui livelli d’inizio stagione? «Ha bisogno di sentirsi importante, che la squadra e l’allenatore credano in lui, perché è l’unico che può fare davvero la differenza. Devono aggrapparsi a lui, smetterla di scaricare le colpe sugli allenatori, i giocatori devono innanzitutto eseguire gli ordini di chi comanda nello spogliatoio. Mi verrebbe una provocazione…». Sarebbe? «Fossi nell’allenatore del Padova, gli darei la fascia di capitano. Sei un giocatore di Padova, che gioca per il Padova e che ama il Padova: io ti promuovo capitano, ma ti chiedo di fare la differenza e di salvarmi la squadra. Lui ne avrebbe tutte le capacità». Capacità che finora ha mostrato però solo a tratti… «Dargli un onere simile sarebbe un gesto furbo, ma anche intelligente: con la fascia al braccio non potrebbe far altro che sputare sangue, quello che fino ad oggi non ha ancora fatto. Gli trasmetterebbe una grossa responsabilità, gli permetterebbe di maturare molto. Gli chiedano di dimostrare ciò che vale, perché per lui sarebbe un grandissimo stimolo. Se lo faranno, garantisco che li trascinerà alla salvezza».

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