Il Padova in Regione, Ruffato: “Vorrei rivedervi in serie A”

Il Padova in Regione, Ruffato: “Vorrei rivedervi in serie A”

«L’amicizia con Bepi risale a tanti anni fa, quando eravamo avversari sui campi della provincia. Io alla Luparense, lui nella Justinense. Anche per questo sono contento che una persona così abbia rilanciato il calcio a Padova». L’etichetta di “cerimonia pre-elettorale” ce l’aveva messa, malignamente, qualcuno, dimenticandosi che Clodovaldo Ruffato, presidente uscente del Consiglio Regionale, non è neppure candidato alle elezioni di domenica prossima. Invece, da super tifoso quale è, ha voluto semplicemente chiamare a Venezia un amico che è riuscito a fare qualcosa di grande, insieme ad un gruppo eccezionale, di dirigenti, collaboratori, giocatori e tecnici. E così quella di ieri in laguna si è rivelata una delle… trasferte più gradite dai Biancoscudati nell’arco della stagione, non fosse altro perché la splendida mattinata dal punto di vista meteorologico ha fatto da cornice alla visita di uno dei palazzi istituzionali più belli della Serenissima, il Ferro-Fini, con una simpatica cerimonia in una delle sale più originali, sala Cuoi, così chiamata in quanto ha tutte le pareti rivestite in cuoio. Tre assenti più i Bonetto. Il Padova ha risposto all’invito quasi al completo, guidato dal presidente Giuseppe Bergamin, ma senza Roberto ed Edoardo Bonetto, trattenuti da impegni di lavoro. Dei giocatori mancavano Mazzocco e Lanzotti, alle prese con problemi di studio, e Aperi, che sta effettuando la rieducazione dopo l’operazione al crociato del ginocchio destro. C’erano mister Parlato con lo staff tecnico al completo, il direttore sportivo De Poli, il team manager Pontin e l’accompagnatore D’Ambrosio, oltre al massaggiatoreWais Baron. Ruffato ha accolto la comitiva con grande calore, esordendo così: «Mi fa piacere, da padovano, ospitarvi qui dopo la cavalcata trionfale che avete compiuto. Dobbiamo complimentarci con questa società, perché ha lavorato con serietà e grande umiltà, in sordina. Avete fatto ritrovare entusiasmo e partecipazione da parte dei tifosi, ma soprattutto avete riportato il Padova tra i professionisti. Spero di rivedere questi colori in serie A, è un mio sogno certo, ma lo coltivo come una speranza. Ringrazio tutti, dal presidente ai magazzinieri, perché è facendo squadra e gruppo che arrivano i successi. Mi piace poi ricordare Silvio Appiani, uno dei primi capocannonieri della storia biancoscudata, morto il 20 ottobre 1915 sul Carso, e in occasione del centenario dall’inizio della Grande Guerra mi sembra doveroso omaggiarlo». Il “grazie” del patron. «È una bella cosa che le istituzioni guardino alle realtà sportive del Veneto», gli ha risposto Bergamin. «Come società nuova, ma inesperta, ci siamo impegnati per portare una ventata d’aria fresca, impostando proprio sulla “padovanità” il tratto saliente del club. Il pubblico ha apprezzato ciò che è stato fatto, riconoscendo i nostri valori. Se li manterremo anche in futuro, sono certo che faremo bene. Sono poi contentissimo di aver riportato le famiglie allo stadio. Quest’incontro è di buon auspicio per il futuro, perché servono l’aiuto ed il sostegno delle istituzioni. E ne approfitto per ringraziare ancora Parlato e De Poli per quanto fatto». Il tecnico ha ripetuto i concetti già espressi in sala-stampa, all’Euganeo, subito dopo la partita con il Cuneo: «Ho vissuto una stagione che rimarrà indelebile nel mio cuore. Ad una parte del sottoscritto dispiace che sia finita, ma ciò che i ragazzi hanno raggiunto vorrei che fosse scritto in ogni via e in ogni posto della città, perché quest’anno è stata compiuta una vera impresa». L’ultimo a parlare è stato De Poli: «La padovanità ci è sempre stata dentro. Siamo qui a festeggiare, poi ripartiremo e mi auguro che si creino le premesse per un itinerario futuro importante. Io non sono da libro “Cuore”, ma dentro di me rimarrà la riconoscenza indelebile per ciò che avete fatto. Ora godiamoci questi ultimi giorni…». Il presidente del Consiglio Regionale ha consegnato a Bergamin un bassorilievo in oro raffigurante il leone di San Marco, più una targa con gli stemmi delle sette province venete. A tutti ha regalato dei portachiavi con il gonfalone veneto. Da parte del Padova, invece, sono arrivati una maglietta con il numero 1 e il nome Ruffato, una sciarpa e un gagliardetto. E dopo la splendida serata di domenica a casa Bergamin, vissuta dalla squadra e dagli addetti ai lavori, con canti, balli e bagni in piscina, stasera si replica alla “Piroga” di Selvazzano, dove il Padova sarà premiato alle 19.45 dal Panathlon

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