IL PAGELLONE/2: i voti alla dirigenza

IL PAGELLONE/2: i voti alla dirigenza

Fine stagione, tempo di pagelle. Ecco i nostri giudizi sulla dirigenza.

Diego Penocchio 4: Sbarca a Padova dopo una trattativa flash con la precedente proprietà, che dopo aver provato a vendere ad altri imprenditori (Vecchiato, Bonacini, Cavagna sono solo tre dei nomi svelati pubblicamente) sceglie l’imprenditore bresciano. Dal primo luglio, giorno in cui si insedia ufficialmente alla guida del Calcio Padova, Penocchio commette degli errori fondamentali. Il primo: la convinzione di aver diritto fin da subito al pieno sostegno e alla massima riconoscenza, a scatola chiusa, da parte del pubblico padovano, solo per aver salvato (a suo dire) la società da un possibile fallimento. Il secondo: fare tabula rasa della precedente società, ma soprattutto della squadra che l’anno precedente non aveva affatto sfigurato nonostante gli evidenti tagli al budget. Il terzo: affidarsi nella costruzione della squadra a un direttore sportivo ufficiale (Secco) e un direttore sportivo “ombra” (Marco Valentini), entrati inevitabilmente in collisione dopo qualche mese. Penocchio, inoltre, adotta fin da subito un atteggiamento di totale chiusura (per non dire altro) nei confronti dei principali opinion leader (dai capi ultras, ad alcuni giornalisti, dall’ex vice-presidente che si era offerta di dare una mano, ad alcuni esponenti delle istituzioni), ritenendo di poter camminare senza problemi con le proprie gambe, nonostante l’inserimento in una realtà a lui del tutto sconosciuta. Le dichiarazioni, a volte sprezzanti, nei confronti della piazza fanno il resto (una perla l’uscita del background), creando un solco sempre più netto tra dirigenza e città. Un atteggiamento arrogante che, via via, comincia a stonare sempre di più con la resa della squadra e della sua “azienda calcio”: un fallimento totale. E quando potrebbe intervenire davvero, per esempio dopo l’episodio della delegazione anti-Mutti, preferisce non punire i colpevoli, avallando invece la sostituzione dell’allenatore a mercato chiuso. Faccia un bell’esame di coscienza e, se sarà, riparta con ben altro spirito e, magari, una maggior dose di umiltà.

Andrea Valentini 4,5: Dovrebbe essere l’uomo dei conti, dell’ordine societario. Spesso travalica con invasioni di campo non richieste e dichiarazioni “se non del tutto sbagliate, quasi niente giuste” (per citare al contrario De Andrè). Si inimica in poco tempo il Palazzo con prese di posizione poco diplomatiche: che poi influenzano, è inevitabile, certi comportamenti (vedi caso black-out, perso pur con tutte le ragioni dalla propria parte). Dietro le quinte muove le fila del mercato amicale con il Parma e con altri operatori di mercato “privilegiati”, ma quando potrebbe davvero mettere una buona parola per tre acquisti di spessore (Battocchio, Jadson o Widmer), non riesce ad affondare il colpo. Si fa promotore di alcune migliorie alle strutture di allenamento di Bresseo (vedi palestra modernizzata), salvo poi arrivare allo scontro con il sindaco Valdisolo (era proprio necessario?). Per il resto segue alla lettera, come è giusto che sia, gli ordini del presidente (ecco perchè il mezzo voto in più).

Marco Valentini 4,5: Viene ingaggiato inizialmente con il compito di preparare la squadra per l’anno successivo, cercando di scovare qualche giovane talento in giro per l’Italia e per l’Europa. Ben presto si trova a non condividere la linea tenuta dal collega Alessio Secco arrivando allo scontro totale verso novembre, quando Secco si oppone alla rescissione di Raimondi per far posto a Rocchi. Diventa direttore sportivo ufficialmente con il mercato invernale, stravolgendo la squadra costruita da Secco e inserendo 12 nuovi acquisti, alcuni accantonati subito da Serena (Sahman, Buonaiuto, Pasa). Felici intuizioni Melchiorri e Improta, per il resto tanta confusione. Grave l’errore di far slittare l’avvicendamento Mutti-Serena a fine mercato (o si epuravano i giocatori in delegazione, oppure si mandava subito via l’allenatore: non certo una via di mezzo). “Non si è mai creato un gruppo”, ha detto Pasquato: per forza, con due direttori sportivi che si sono fatti la guerra… Siamo convinti che sia più adatto come osservatore che come direttore sportivo. 

Alessio Secco 4,5: Accetta Padova in estate, spalleggiato da il dg del Parma Leonardi, ma si trova ben presto in contrasto con Marco Valentini. Sbaglia clamorosamente la scelta dell’allenatore (Marcolin, reduce dall’esonero a Modena) e alcuni giocatori ormai in fase calante della propria carriera. Se non altro ha il buon gusto di farsi da parte in silenzio (parlerà soltanto alla fine, provocato da alcune dichiarazioni di Andrea Valentini).

 

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