La carica dei mille tra canti e bandiere

La carica dei mille tra canti e bandiere

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Cantano, gridano, sventolano le bandiere. E, quel che è più importante, esultano di continuo. È una gran festa la spedizione dei mille: non partono da Quarto, ma da Padova, invadendo Montebelluna per spingere i colori biancoscudati al trionfo. La prima trasferta stagionale della squadra di Parlato porta con sé la passione e l’attaccamento dei mille tifosi (ma forse sono qualcosina in più) giunti allo stadio San Vigilio: il settore opposto alla tribuna centrale è stracolmo, i fumogeni colorano di continuo il soleggiato pomeriggio trevigiano, e la giornata di passione, cominciata già dal primo mattino, si prolunga fino a sera. L’arrivo. Le biglietterie dello stadio aprono alle 10: l’afflusso previsto è massiccio, qualcuno parla di 800 supporter padovani attesi sugli spalti, ma c’è chi ne prevede più di mille. A partire da metà mattinata il centro di Montebelluna si colora di bianco e rosso. I primi gruppetti di aficionados giungono alla spicciolata nelle piazze deserte: i montebellunesi sono tutti al parco Manin per la Festa dello Sport, e le strade diventano territorio di passerella per i padovani. Camminano, radunati in piccoli gruppetti: tutti hanno le maglie bianche e rosse, molti al collo portano le nuove sciarpe personalizzate. E la gente del posto si volta a guardare interessata: da decenni non assisteva ad un’invasione di simili proporzioni. Le locandine dei giornali di fronte alle edicole sono tutte dedicate al match del pomeriggio: “Arriva il Padova”, è scritto ad ogni angolo del paese. L’attesa. Alcuni si radunano sin da subito fuori dallo stadio, prendono il biglietto in anticipo e consumano il pranzo portato da casa. La gran parte, però, si ammassa nella centralissima piazza Negrelli: è il luogo deputato per il ritrovo della “Tribuna Fattori”, e dalle 13 in poi si riempie di passione e di colore. In 500, ma potrebbero anche essere 600, alle 14 cominciano a sfilare, diretti allo stadio : poche centinaia di metri, dalla piazza al “San Vigilio”, ma tanto basta per far rumore e tifo, avvisando la città della propria presenza. L’imprevisto non guasta la festa, e la goliardia fa il resto: il lungo serpentone di bandiere è costretto a fermarsi al passaggio a livello chiuso, e i tifosi la prendono allegramente. Passa il treno, e giù fischi e “buuh”, come fosse un avversario da superare. Allo stadio. Bandiere, tamburi, striscioni. All’ingresso delle squadre sul terreno di gioco la tribuna ospite è un muro biancoscudato. I fumogeni sul campo colorano di rosso il rettangolo verde, all’inizio di una sfida che si annuncia spettacolare. Il volto di Gildo Fattori risalta tra i tanti striscioni esposti, e il “Ma quando torno a Padova” risuona come si fosse tra le mura amiche. “Giochiamo in casa”, cantano i tifosi. che dopo poco più di sei minuti possono esultare al gol del “Rulo” Ferretti. Il raddoppio di Mazzocco, i brividi per l’1-2 del padovano Masiero, poi di nuovo la festa al gol di Ilari. Il poker di Ferretti serve solo ad arrotondare il punteggio e ad accentuare toni e sostanza della festa. Il Padova diverte e si diverte, e i tifosi sono al suo fianco.

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