Le pagelle finali (parte prima). I voti a Foschi e Dal Canto

Le pagelle finali (parte prima). I voti a Foschi e Dal Canto

Ecco il nostro giudizio su allenatore e ds nel corso di questa stagione. Dopo Padova-Ascoli pubblicheremo anche le pagelle stagionali dei singoli giocatori.

Foschi, voto 6:  Analizzando nel dettaglio il lavoro di Foschi si capisce come certi errori commessi dal direttore sportivo risultino alla fine marginali nel disastro di questa stagione. Errori di valutazione in fase di costruzione che potevano essere nascosti o addirittura eliminati con una guida tecnica di maggior valore. In estate Foschi ha il via libera da Cestaro per allestire una rosa di primo livello (in questa prima fase del mercato il Padova è tra le tre squadre che spendono di più in serie B), ecco le sue mosse. Portieri: viene affiancato a un elemento di grande esperienza come Pelizzoli, il giovane Perin nel tentativo di ripetere la felice operazione di El Shaarawy (con i bonus presenza e riscatto). Difesa: Confermati i migliori della scorsa stagione Legati (viene acquistata la seconda metà) e Renzetti. Arrivano Schiavi (prestito), dopo uno strepitoso campionato con il Vicenza e Donati (prestito), classe ’90 già nel giro dell’under 21 (giocava in A nel Lecce). Fiducia a Portin (acquistata la seconda metà), che l’anno prima causa infortuni non aveva potuto esprimersi al massimo. Trevisan viene messo nella lista dei partenti ma alla fine rimane. Manca un alternativa sull’out destro a Donati. Centrocampo: Italiano e Milanetto in regia sono un lusso (Dal Canto si assume la responsabilità della gestione dei due, avallando l’acquisto di Milanetto), Marcolini (definitivo) è un altro colpo importante, Osuji (comproprietà) viene strappato alla concorrenza di numerosi club dopo l’ottima stagione al Varese. Confermati Bovo e Cuffa, reduci da una buona stagione. In attacco altri acquisti di grande spessore: arrivano due esterni in grado di saltare l’uomo, Cutolo (comproprietà) esterno di classe che segna con facilità (vedi Crotone), e Lazarevic (comproprietà) dal Torino. Le alternative sono Drame e Jelenic (giovani di ottima prospettiva). Punte centrali top: Cacia (prestito oneroso), Succi (prestito) Ruopolo (definitivo) e Hallenius (prestito). A gennaio arriva Bentivoglio (prestito), che lo ripetiamo ancora una volta, è anche un trequartista (vedi stagione promozione Chievo). In una rosa così c’è tutto: esperienza (tanta), carattere, qualità, quantità. Ingredienti di ottimo livello che hanno solo bisogno di un bravo “cuoco”. Gli errori di Foschi ci sono, ripetiamo, ma passano assolutamente in secondo piano: 1) contratto di due anni al 37enne Milanetto (perchè?); 2) il mancato arrivo di un rinforzo in difesa a gennaio; 3) piena fiducia nell’operato di Dal Canto, anche quando il tecnico era diventato indifendibile (avete presente il concetto di responsabilità oggettiva?). Ora aspettiamo di vedere se ci saranno cessioni che faranno cassa, intanto c’è già un milione circa in entrata per l’operazione Perin. Non è poco.

Dal Canto, voto 4: La conferma dopo l’ottimo lavoro dell’anno scorso rappresentava un rischio ma era comunque perfettamente condivisibile. Certo è che partire dall’inizio con una squadra di grande livello e l’obiettivo di puntare alla serie A è diverso che subentare in corso in una situazione in cui non c’è niente da perdere ma tutto da guadagnare. Dal Canto parte bene anche se nessuno applaude il gioco del Padova, sorretto soprattutto dal colpo dei singoli. Fino a gennaio si va avanti con il 4-3-3, esplode Cutolo che dopo Brescia diventa la vera stella del Padova. Dopo il mercato di riparazione il Padova passa improvvisamente al 4-3-1-2, con Bentivoglio inamovibile e l’accantonamento degli esterni d’attacco. Fa discutere la gestione di alcuni giocatori Portin, Osuji, Cacia, poi Schiavi, Italiano e Milanetto. Ruopolo è un punto fisso nel tandem d’attacco, anche se non sempre convince. Dal Canto spesso finisce le partite senza terminare i cambi a disposizione, non varia mai modulo in corso fino alla partita Varese-Padova in cui introduce un 4-2-4 senza nè capo nè coda (che ritornerà spesso nelle partite successive nel tentativo, mai riuscito, di recuperare il risultato). Italiano è infuriato per il trattamento subito (spesso e volentieri in tribuna), Cacia soffre la panchina e viene utilizzato soltanto a tratti. Nel finale di campionato si torna al 4-3-3 ma i giocatori ormai sono i primi a non crederci, e l’atteggiamento in campo in partite chiave della stagione come Padova-Pescara 0-6, Grosseto-Padova 2-2, Padova-Sassuolo 0-1, Torino-Padova 3-1 e per ultima Nocerina-Padova 3-0 è emblematico.

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