Le verità  di Baraldi a Il Gazzettino: “Trattativa con Penocchio durata sette giorni. Posso risultare antipatico, ma ho fatto il mio dovere. E su Pea…”

Le verità  di Baraldi a Il Gazzettino: “Trattativa con Penocchio durata sette giorni. Posso risultare antipatico, ma ho fatto il mio dovere. E su Pea…”

Da lunedì sera, sciolto il vecchio cda, si è chiusa l’esperienza a Padova di Luca Baraldi, 18 mesi tutt’altro che tranquilli. Ecco le sue verità. «Mi ha chiamato Walter Pulcini, direttore finanziario Unicomm – racconta – che mi conosceva attraverso il mondo bancario. Dopo gli alti investimenti del passato, dovevo riportare sotto controllo la situazione finanziaria della società per poi venderla». Missione compiuta, dunque: «Con grande soddisfazione perché la famiglia Cestaro voleva acquirenti che garantissero al Padova continuità, solidità e immagine. Penocchio è stato l’unico in tal senso e la trattativa, nata per caso dopo una battuta con Andrea Zaglio, suo legale e con me in passato nel cda del Parma, è durata sette giorni. Ha idee chiare, serietà, capacità imprenditoriali e le prime scelte operate fanno ben sperare, anche se spiace che Padova perda una proprietà come questa».

Parliamo un po’ di conti: «Difficilmente chi svolge compiti di ristrutturazione come il mio può risultare simpatico ai tifosi, ma un anno fa la società era invendibile, con i costi della stagione 2011-12, su cui non ho inciso, tra i 30 e i 35 milioni. Avessimo continuato noi, quest’anno il budget sarebbe sceso a 15 milioni, con spese più che dimezzate, mantenendo la categoria e senza dismissioni. Nel mercato 2012 non si è investito un euro e non si è venduto, nonostante un’offerta di 4 milioni dall’Inter per il portiere Maniero. Ora ci sono venti giocatori di proprietà, grazie all’ottimo lavoro del diesse Salvatori».

Il tutto, però, in una gestione apparsa poco coerente: «Da fuori capisco sia stata percepita così. La società ha vissuto momenti di confusione perché al suo interno aveva troppe anime e poca chiarezza sui ruoli. Sono arrivati eccessivi condizionamenti, pure dall’esterno, a Cestaro che, da solo o con noi, ha preso qualche decisione basata sull’emotività del momento. È stato però sempre vicino e, nella fase delicata a marzo, ha preso da solo per mano la squadra riportandola in lidi tranquilli».

Così sul ritiro in pianura: «Niente motivi economici, 30mila euro in più non incidevano. Si è fatto a Bresseo perché chi ci ha preceduto non si era mosso e non si è trovata una struttura adeguata libera».

Errori tecnici? «Siamo partiti vivendo alla giornata e puntando sui giovani; forse dovevamo farlo con più coraggio. Penso a Viviani, schierato poco e in panchina nella gara dopo una sua doppietta, o a Babacar. Nwankwo e Feltscher non hanno reso secondo le aspettative, ma a gennaio si è portata esperienza con Iori, De Feudis e Bonazzoli, operazioni apprezzate pure dai media».

Perché l’esonero di Fulvio Pea? «Il cambio di un tecnico costa ed è una dichiarazione di sconfitta per chi l’ha scelto. Erano venute meno le condizioni per proseguire; le dimissioni di Salvatori al suo ritorno, erano il segnale di tensioni interne, ma ci vorrebbe più umiltà per lavare i panni sporchi in casa. Pea è un buon allenatore, per lui è stata la seconda vera panchina e penso che l’anno gli sia servito per maturare esperienza e capire che occorre maggiore fiducia in chi l’ha scelto».

Gli ultras l’hanno contestata per non avere rassegnato le dimissioni come aveva loro prospettato. «L’ho fatto due volte per iscritto, ma Cestaro e i figli, sempre vicini a me nelle difficoltà, le hanno rifiutate. In un incontro con la curva avevo chiesto una presa di posizione della società verso la vicepresidente Barbara Carron che in una fase delicata aveva gettato benzina sul fuoco parlando di ”società fantozziana”. «Una contestazione anomala, riferita al mio passato altrove e che mi ha fatto male dentro perché ha colpito l’onorabilità di mia madre, nella gara con il Modena, la mia città, e in presenza di mio padre. Poi ho ricevuto attestati di stima e forse è stata capita la mia situazione».

Il suo futuro? «Proseguirò il rapporto professionale e umano con la famiglia Cestaro e con il dottor Zanetti della Segafredo».

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