MAIFREDI: “IL PADOVA GIOCHERA’ PIU’ TRANQUILLO”

MAIFREDI: “IL PADOVA GIOCHERA’ PIU’ TRANQUILLO”

«Spero che a fine stagione si possa festeggiare tutti quanti». È questo l’auspicio di Gigi Maifredi, tornato a Brescia a dicembre nel ruolo di responsabile dell’area tecnica e tra gli artefici della grande rimonta delle rondinelle. Dall’analisi dell’ex tecnico di Bologna e Juventus, tuttavia, la prima formazione “costretta” a stappare la bottiglia di spumante, naturalmente già domani sera, è la sua… «Il Padova giocherà con la tranquillità di chi sa di potere avere un aiuto da un altro campo – esordisce – mentre noi non abbiamo altre possibilità, ma la forza della nostra squadra è anche quella di sapere andare avanti indipendentemente dalle avversità che arrivano dall’esterno».

Naturalmente Maifredi si riferisce al fatto che l’undici di Sabatini, in assenza di un successo del Mantova ad Ancona, sarebbe ai play out anche con una sconfitta. «È più realistico tifare Ancona che Piacenza (avversario al Garilli del Cesena, diretto concorrente del Brescia per la promozione, ndr) dal momento che il Mantova si trova in una situazione societaria – e la cosa mi dispiace molto – che può incidere mentalmente sui propri giocatori». Aldilà di quello che succederà sugli altri campi, all’Euganeo sarà gara vera: «I ragazzi sanno quello che vogliono, ma ogni partita ha il suo corso e siamo consapevoli al tempo stesso che il Brescia non è l’Inter e nemmeno il Barcellona, per cui c’è da sudarsela con il massimo rispetto per l’avversario».

Il Padova? «Temo sempre la squadra che affronto, a maggiore ragione questa volta. Stiamo parlando di una grande società, di un grande pubblico e di giocatori importanti, ma non sempre – magari per infortuni o altri problemi – le cose vanno come si progettano». Sarà uno spettacolo pure sugli spalti. «Da Brescia, se si fosse potuto, sarebbero accorsi in diecimila. Quanto ai supporter biancoscudati, sono venuto a vedere la partita con l’Ascoli e ho notato un bel tifo, cosciente, ma non morboso. Voglio pensare che sia una festa di sport, anche se il calcio italiano, a differenza di quello inglese, è troppo attaccato ai risultati. In fondo nella vita ci sono anche altre cose importanti».

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