Bonetto taglia Molon, la nostra interpretazione sulla prima mossa del nuovo corso del Padova

Bonetto taglia Molon, la nostra interpretazione sulla prima mossa del nuovo corso del Padova

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Nell’ultimo editoriale vi avevamo parlato dell’importanza del settore giovanile e di alcune dichiarazioni di Roberto e Edoardo Bonetto che non condividevamo totalmente. Con la scelta di tagliare lo storico responsabile del settore in questione, Giorgio Molon, prima persona a cui si erano rivolti Bergamin e Bonetto al momento di ripartire da zero nell’estate 2014, vogliamo tornare sull’argomento. Cercando di dare una spiegazione logica a un’azione che sta facendo discutere. Bonetto ha subito dato l’idea di voler svoltare, anche nella gestione del Settore Giovanile, che parrebbe essere stato l’ago della discordia tra i soci con i Bonetto da una parte e i Bergamin e Poliero dall’altra. Per il Padova è una buona notizia l’addio di Molon? Ecco alcuni punti chiave che è bene chiarire.

1. Il Vivaio del Padova costa troppo.
Banale ma è così. Costi attorno al milione (più si che no) in una gestione complessiva da 5/6 milioni. Quindi costi del vivaio pari al 18/20% dei costi totali. Sarebbe un po’ come se alla Juve spendessero 60 milioni per il settore giovanile. Esagerato.

2. Il Vivaio del Padova produce, ma troppo poco
Nulla da eccepire, il vivaio produce talenti. Ma oggigiorno la cessione di un ragazzino di 14 anni all’Atalanta non copre la gestione del vivaio come avveniva in passato, quando la società con la cessione da 1 miliardo del 1998 di Foggia si pagò abbondantemente il vivaio dell’epoca.

3. Il Vivaio produce, ma poi in prima squadra non si raccoglie
Qui il discorso è un po’ più largo (la bontà del lavoro non si valuta solo con il numero di giocatori che approda in prima squadra), ma è evidente che se si spende 1 milione per le giovanili e poi i giovani non arrivano in prima squadra, non c’è molto da commentare. Qualcosa nell’ingranaggio non gira nel verso giusto.

4. Le risorse vanno spese con attenzione
Cos’è mancato al Padova di quest’anno per emergere? Lo hanno detto in tanti, un paio di giocatori di peso in più e forse la squadra avrebbe agganciato qualche altro treno. Ma non c’era il budget giusto, così ci è stato detto. Oppure è il Vivaio che ha dragato risorse che, alla resa dei conti, avrebbero fatto più comodo in prima squadra? Per i Bonetto sembrerebbe essere davvero quest’ultima la chiave di lettura corretta.

5. Il Vivaio del Padova è troppo dispersivo
Per carità, grande professionista Giorgio Molon. Ma forse troppo dispersivo. I Clinic. Le Gemellate. Il Calcio a 5. La Formazione. La convenzione con l’Università.  Tanta carne al fuoco. Anche troppa. Alla fine quello che conta sono i fatti, e anche i costi. 1 milione è davvero tanto, di questi tempi.

6. Cosa fanno gli altri?
Una società media di Lega Pro spende da 200 a 500 mila euro per le giovanili. Il Cittadella non ha mai speso più di 600/700mila euro, ma al Cittadella i ragazzi dal vivaio ci arrivano in prima squadra.

7. Risorse spese in modo dubbio
Non ce ne voglia nessuno, ma a sentire le voci di corridoio al Padova i compensi dei collaboratori delle giovanili sono sempre stati individualmente sacrificati rispetto alla media delle altre piazze, pur a fronte di un budget elefantiaco. Va da sé che evidentemente le risorse sono state spese in maniera discutibile.

8. Pochi ex giocatori impegnati nel vivaio
Ora, non ne vogliamo fare un discorso di metodo. Ma è un dato di fatto che i settori giovanili più prolifici sono quelli con gli ex giocatori impegnati, soprattutto nelle categorie più alte. Ci sono anche, è vero, tanti bravi istruttori di calcio che non hanno un passato glorioso da calciatori, ma in generale al Padova non abbiamo mai visto gli ex calciatori impegnati nella cura dei giovani. Come mai Molon si è intestardito nel tenere lontano dal vivaio tanti ex giocatori (anche del Padova) che avrebbero potuto portare un contributo importante? Dico questo nel momento in cui uno dei profili che Zamuner sta valutando è quello di Fabio Grosso, ex campione del mondo ma oggi impegnato come tecnico della Primavera della Juve.

Insomma, nulla contro il professionista, a Giorgio Molon vanno riconosciuti tanti meriti, tra cui quello di avere avuto la credibilità per ricostruire le giovanili del biancoscudo dopo il dissolvimento delle società guidata da Penocchio. Forse, però, molte scelte sono state discutibili e Roberto Bonetto, da uomo di conti, si è dimostrato acuto nell’analizzare vantaggi e svantaggi della gestione Molon. Ora chiediamoci: si possono raggiungere risultati soddisfacenti anche con un altro metodo che non sia il metodo-Molon (forse troppo ambizioso rispetto alla piazza)? Lo vedremo. Vedremo se Fulvio Simonini o chi per lui riusciranno a raggiungere buoni risultati anche con meno risorse. Però vogliamo sottolineare bene un punto: tagliare Molon non significa voler cancellare tutto il settore giovanile, ma semplicemente provare un approccio diverso. Un metodo, appunto, alternativo e meno costoso.

 

 

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