Brevi: “Dobbiamo aggiungere giocatori adatti a un già buon organico. Il modulo? Credo il 3-5-2 possa essere il più adatto”

Brevi: “Dobbiamo aggiungere giocatori adatti a un già buon organico. Il modulo? Credo il 3-5-2 possa essere il più adatto”

Oscar Brevi ha appena archiviato la sua prima settimana all’ombra del Santo, dedicata completamente ai colori biancoscudati per preparare al meglio l’avvio di una stagione importante per lui e per la squadra. «A livello di sensazioni – racconta – sono molto contento. Ho conosciuto le persone che lavorano per il Padova e mi sono reso ulteriormente conto dell’organizzazione e serietà della società, aspetto molto positivo». Rinviata a momenti più tranquilli una passeggiata per le vie del centro. «Sono quasi sempre stato in sede perché ci sono da pianificare i test e il ritiro, ma conosco già la città; è molto bella e, come tutto il Veneto, ricca di beni artistici». Per lo stesso motivo non ha ancora iniziato a cercare casa. «Non c’è problema, mi adatto velocemente a tutto. Vacanze? Prima voglio sistemare tutto. Dovremmo ritrovarci intorno al 7 di luglio e semmai mi concederò qualche giorno prima di quella data».
Sposato con Laura, ha due figli: Filippo di tredici anni e Alessandro di dieci. La famiglia resterà a Milano. «Di solito non la sposto per non creare problemi con scuola e amicizie, ma siamo abbastanza vicini».
La sua attenzione ora solo è concentrata sul Padova che verrà. «In questo momento non c’è fretta perché, a differenza di altre esperienze in cui c’era da ricostruire e giravano vari calciatori in prova, qui non si parte da zero e si può già contare su un buon organico». E quindi, più che sulla quantità, si lavora sulla qualità. «Si tratta di aggiungere i giocatori più adatti e sono molto fiducioso sul lavoro di Zamuner, bravo e capace, e della società. Anche se non si andasse in ritiro al completo va bene e con l’attuale mercato è giusto terminare il lavoro di costruzione in un momento successivo perché, più si va in là, più si creano situazioni interessanti. Sono molto sereno e mi vedo o sento tutti i giorni con il diggì».
Per chiedergli cosa? «Io mi esprimo più sulle caratteristiche. Di giocatori a disposizione ce ne sono tantissimi e bisogna cercare di non sbagliare sul piano tecnico, ma pure su quello caratteriale». In tal senso il centrocampista Francesco Dettori, che domani dovrebbe firmare un biennale ed essere il primo volto nuovo del Padova, costituisce un tassello importante. «L’ho già allenato a Cremona, è un professionista serio, un ragazzo a modo che si mette a disposizione, senza dimenticare i valori in campo. Una mezzala di qualità, dinamica, in grado di svolgere più ruoli a metà campo e bravo a calciare le punizioni».
I presupposti per potere pianificare il nuovo Padova, oltre al budget e alla regola sulle rose su cui domani dovrebbe esserci una parola definitiva, è il modulo. Si partirà dal 3-5-2? «Sicuramente una situazione che mi piace è quella dei tre centrocampisti e, visto che in avanti Neto Pereira e Altinier sono elementi di grosso spessore, penso pure alle due punte. Tutto questo può tradursi in un 3-5-2 che può tramutarsi, cambiando di ruolo un solo giocatore in un 4-3-1-2. Si dà un’impronta, si cerca di trovare una quadratura e poi bisogna essere bravi a cambiare senza stravolgere in funzione di infortuni, squalifiche o situazioni tattiche. Difficile comunque, pensare a tre punte larghe in avanti».
In tale ottica nei giorni scorsi Petrilli ha dichiarato al nostro giornale che gli assetti previsti non favoriscono le sue caratteristiche. «Per come ragionavo io, ed è una battuta, se l’allenatore mi dava un’opportunità, andavo pure in porta. Quello che conta è la disponibilità completa del giocatore, anche se poi non si possono snaturare le sue caratteristiche. Russotto, ad esempio, è sempre stato un esterno offensivo, con me a Catanzaro giocava mezzala e ha avuto una stagione straordinaria che lo ha riportato in serie B».
E farà il percorso inverso Giandonato, al rientro dal Lanciano. «Non so cosa sia successo prima e non conosco le situazioni. In generale posso solo dire che non ho mai mandato via, bocciato o portato nessuno. Esprimo solo delle idee, sia pure in maniera diretta. Poi – conclude Brevi ci sono dinamiche, budget e regole da rispettare che non mi competono. Tante volte, vedendolo sul campo si cambia il giudizio che ci si era fatti su un giocatore». (da Il Gazzettino)

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