Giordani, i fischi e lo stadio: “Non torno indietro sul Plebiscito. E a Bonetto dico…”

Giordani, i fischi e lo stadio: “Non torno indietro sul Plebiscito. E a Bonetto dico…”

di Redazione PadovaSport.TV

Oggi il sindaco Sergio Giordani, insieme all’assessore allo sport Diego Bonavina, premierà il Calcio Padova a Palazzo Moroni per la promozione ottenuta. Sarà magari l’occasione per parlare ancora di stadio, eterno dilemma: i soldi del Coni (qui spieghiamo cosa sono) tardano ad arrivare in assenza di un governo operativo. Quei due milioni sono necessari per mettere mano all’Euganeo, secondo il progetto dell’amministrazione (spostamento del campo sotto la curva Sud e con la copertura della stessa). L’idea di Bitonci di trasformare il Plebiscito in un nuovo Appiani è invece definitivamente tramontata: “Non torno indietro sul Plebiscito – conferma Giordani, intervistato dal Corriere Veneto – si trattava di un progetto che prevedeva l’utilizzo di un sacco di soldi pubblici nonché l’eliminazione di una grande area verde per fare i parcheggi. L’ho già detto ai ragazzi della curva: io non ho alcuna intenzione di tornare indietro rispetto a quello che ho sostenuto in campagna elettorale. E nulla c’entra la contrapposizione politica tra me e Bitonci”. C’è l’idea, neanche troppo campata per aria, di un nuovo stadio finanziato interamente da Bonetto e altri privati: “Diciamo di sì – spiega Giordani – E’ venuto a parlarmene in Comune una ventina di giorni fa. Gli ho detto di concretizzare la cosa, se ne ha davvero la possibilità economica. Gli stadi di proprietà sono il futuro. Ma vanno fatti con denaro privato” . Sull’annata che ha visto il Padova trionfare in serie C: “Hanno fatto una stagione straordinaria. E dunque è giusto dare loro un riconoscimento nella casa di tutti i padovani (oggi alle 13, ndr). Faccio i complimenti a Bonetto perché so che, negli ultimi quattro anni, ha speso tanto e guadagnato zero. E poi mi permetto di ricordargli due episodi. Il giorno che fummo promossi in A (spareggio vinto contro il Cesena a Cremona, ndr), tornai a Padova scortato dalla polizia come se fossi un eroe. Tre mesi dopo però, dopo aver perso le prime quattro partite di campionato subendo 12 gol e segnandone zero, dovetti uscire dall’Euganeo sempre scortato dalla polizia. Ma non ero più un eroe…”.

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