Il Mattino: obiettivi rispettati, ma in società adesso è muro contro muro

Il Mattino: obiettivi rispettati, ma in società adesso è muro contro muro

Continuano le discussioni tra i due soci di maggioranza, per adesso non ci sarebbe unità di intenti

Da Il Mattino, l’editoriale di S. Edel:

Nel momento in cui il sogno s’infrange contro la dura realtà dei risultati non favorevoli delle concorrenti dirette, il Padova merita comunque un grosso applauso e un ideale abbraccio da parte del suo popolo: al primo anno tra i professionisti, dopo essere rinato nel luglio 2014 sulle macerie della sciagurata gestione Penocchio-Cestaro, è andato oltre le più rosee aspettative, attestandosi nei quartieri alti della classifica dopo aver rischiato di sprofondare nelle sabbie mobili della zona retrocessione. In due stagioni è risalito dall’inferno dei dilettanti in Lega Pro e qui, in un girone, checché ne dica qualcuno, molto duro proprio per le chance alla pari di cui godevano almeno 5-6 formazioni, ha vissuto le tipiche fasi alterne di una “matricola” che deve farsi le ossa (leggasi esperienza), andando su e giù dall’altalena, ma dimostrando, alla fine, di poterci stare, su quel palcoscenico, con legittime credenziali. Il quinto posto attuale, sebbene lasci i biancoscudati giù dal virtuale podio che vale gli spareggi-promozione, non inficia il gran lavoro fatto da Bepi Pillon e dal suo staff in meno di 5 mesi: infondere sicurezza, fiducia e tranquillità ad un gruppo di giocatori che, con Parlato, per varie ragioni si era smarrito dopo il primo, positivo mese di risultati. L’allenatore trevigiano ha assolto in modo egregio la mission che gli era stata affidata dalla proprietà, ovvero togliere in fretta la squadra dalla posizione in cui si trovava, una lunghezza appena sopra i playout, e spingerlo verso acque meno agitate, magari anche azzardando l’ipotesi di un aggancio ai playoff. Obiettivamente, però, quello sarebbe stato un di più rispetto ai piani elaborati al momento di costituire la nuova società, laddove per “piani” s’intenda l’ormai gettonatissimo slogan “tre anni per puntare alla B”. Siamo in perfetta linea con tali indicazioni, ma adesso – va detto senza girarci troppo intorno – l’avventura affrontata insieme da Bepi Bergamin e Roberto Bonetto, ai quali si sono aggiunti, cammin facendo, i Beccaro, i Poliero, i Tosetto e i Salot, è giunta al passaggio cruciale. Se, come i due ebbero modo di annunciare davanti al sindaco Bitonci quando gli esposero la loro proposta di rilancio del calcio biancoscudato, affondato da “lanzichenecchi” senza scrupoli, il Padova vuole puntare al salto di categoria nel 2017 – con una concorrenza oltretutto ancora più forte – la strategia e le scelte conseguenti dovranno avere un connotato comune: la condivisione d’intenti. Perché diciamo questo? Perchè, purtroppo, “dentro” alla società di viale Rocco la situazione è molto tesa fra i due soci storici. Negli incontri avuti in queste settimane – e ce ne sono stati diversi, di ufficiali e non – più che ad un dialogo si è assistito ad un “muro contro muro”. Su tutto: investimenti, ricerca di forze economiche fresche per definire il budget per la prossima stagione, contatti con finanziatori per il futuro Euganeo, ma anche componente tecnica, soprattutto discussioni a non finire sul direttore sportivo e sui suoi collaboratori. Tutto è fermo, riferito soprattutto ai giocatori a cui rinnovare il contratto o da ingaggiare. A questo punto serve chiarezza: la stessa invocata da tutte le componenti quando si costituì la società. La B si conquista se si marcia compatti in un’unica direzione, con le divisioni – il passato insegna – non si va da nessuna parte

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