L’EDITORIALE/ Considerazioni su Bergamin, Bonetto, Poliero e il nuovo corso del Padova

L’EDITORIALE/ Considerazioni su Bergamin, Bonetto, Poliero e il nuovo corso del Padova

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Ho preso qualche giorno per pensare a quello che è successo in casa Padova in questi giorni. Un passaggio di consegne significativo, a livello comunicativo decisamente d’impatto: prima il commiato del presidente Bergamin nella sua azienda (ormai già da “estraneo” al Padova), poi la presentazione del nuovo corso di Bonetto in sede all’Euganeo. Niente di clamorosamente inaspettato nella sostanza, molto sorprendente invece nella forma.
Ho apprezzato molto Bergamin, che ha dato ancora una volta prova della sua umiltà, signorilità, passione genuina per il Padova. Ho apprezzato anche Bonetto, che ha l’ambizione di riportare il Padova in alto e so che farà di tutto per centrare l’obiettivo. Non c’è niente che si possa davvero rimproverare ad entrambi in questa fase: sono stati trasparenti, hanno preso atto dell’impossibilità di continuare insieme e hanno scelto una strada logica e condivisibile. Adesso la cosa più sbagliata da fare è quella di dividersi in Bergaminiani e Bonettiani, magari riempiendo di critiche il nuovo presidente, al primo passo falso. Anzi, sarebbe bello approfittare dell’inizio di questo nuovo corso per cambiare un po’ tutti atteggiamento. Sostenere il Padova non solo a parole, ma anche con azioni concrete. Come? Abbonandosi in massa, acquistando il materiale del merchandising, cercando di fare “proselitismo” tra i più giovani. Bisogna fermare questa emorragia di tifo nella nostra città, servono nuova linfa e nuovi stimoli. Ecco perchè, e qui mi riallaccio alla questione tecnica, anche il nuovo allenatore deve avere un profilo più adatto a questa piazza. Serve carisma, servono idee nuove, un calcio bello da vedere, maggior empatia con tifosi e stampa, più dialettica. Mi dicono benissimo di Fabio Grosso, ancora meglio sarebbe Karel Zeman. Credo comunque che anche il dg Zamuner abbia capito che Padova ha bisogno di una ventata di aria fresca. Avanti Bonetto, siamo tutti con te.
Ora alcune considerazioni più critiche su quello che ho ascoltato in questi giorni: il settore giovanile, argomento secondo me molto delicato. Il messaggio dei Bonetto è stato chiaro. E sembra pure bello. Più padovanità nel settore giovanile, più attenzione ai talenti locali. Più razionalizzazione dei costi, da Lega Pro insomma. Ma ecco cosa c’è che non va nei discorsi che abbiamo sentito in questi giorni sia da Roberto che Edoardo (Bonetto).

“I Talenti non andiamoli a prendere a Trapani e Catania ma costruiamoli qui”
In teoria tutto bello, in pratica è solo con i giocatori da fuori regione che le squadre Under 15 e Under 17 diventano competitive. E se le squadre non sono competitive, hai voglia ad arruolare nuovi talentini locali. Nel senso che, al di là della categoria della prima squadra, se il Padova sta sempre dietro al Cittadella pure con le giovanili, allora il ragazzino di Limena sceglierà sempre più facilmente il Cittadella al Padova. Se poi ci metti che al Cittadella i ragazzi del vivaio ci arrivano davvero in prima squadra, allora…

“I Talenti andiamoli a prendere con i pulmini a Casalserugo e Piove di Sacco e non a Treviso”
Vedi sopra. Ridurre la foresteria e il giro pulmini non significa solo razionalizzare i costi, ma anche, e soprattutto, ridurre la competitività delle squadre. Con annessi e connessi.

“I Talenti da fuori non sono mai diventati calciatori veri”
Questa l’ha detta Edoardo, classe 1983, ex virgulto del vivaio biancoscudato. E chi c’era in quella squadra dell’annata 1983 guidata per tanti anni da Alberto Piva negli anni ’90? Pasquale Foggia da Napoli, tanti anni in foresteria alla Guizza, passato al Milan nel 1998 e poi professionista con tanti anni di A tra Reggina, Napoli, Cagliari e Lazio. Insomma, il giocatore del vivaio che ha fatto più squadre e più annate di Serie A è proprio uno dei ragazzi (meridionali) che hanno popolato la foresteria della Guizza. Strano che l’ex compagno di squadra Edoardo Bonetto se ne sia del tutto dimenticato, no?

“L’Academy è un grande progetto, vedremo cosa farne, ci ha permesso di abbattere alcuni costi”
Emerge a distanza di mesi la vera finalità dell’Academy, insomma. Abbattere i costi (del lavoro principalmente), permettere di aumentare i ricavi da quota. Insomma, dietro alla coltre fumosa di progetti (vedi il Centro Studi con l’Università) ora è chiaro a tutti la reale finalità del progetto avviato 12 mesi fa da Poliero e subito abortito: contenere i costi. Niente di tecnico come si è voluto far passare (attenzione: qui parliamo di Academy e non delle formazioni under, che stanno lavorando bene).

In ultimo una considerazione su Poliero. E’ entrato in società 2 anni fa. Ha lavorato 12 mesi per proporre un progetto sul settore giovanile. 12 mesi fa è riuscito a far partire l’Academy, facendosi riconoscere il 51% delle quote (che equivalgono al controllo della società), cosa quest’ultima mai vista nel contesto di una società professionistica, almeno nel Nord Italia. E dopo soli 12 mesi esce da tutto, senza neanche dircelo di persona? Mah, c’è quantomeno da rimanere basiti…

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