Bisoli si presenta: “Lavoreremo sodo per dare soddisfazioni a questa piazza. Con me non ci si risparmia”

Bisoli si presenta: “Lavoreremo sodo per dare soddisfazioni a questa piazza. Con me non ci si risparmia”

Pochi minuti al via della conferenza stampa di presentazione del nuovo tecnico del Padova Pierpaolo Bisoli. Segui con noi le sue dichiarazioni, in diretta dalla sala stampa dello Stadio Euganeo. Presenti all’evento anche Giorgio Zamuner e i due Bonetto, Roberto ed Edoardo.

Roberto Bonetto: “Nell’ultima conferenza stampa si era parlato dell’inizio della mia esperienza da presidente, e già allora dissi che saremmo andati alla ricerca di un allenatore di esperienza, nessuna scommessa. Così, dopo un certo tipo di percorso già noto e descritto, siamo arrivati ad aggiungere il secondo mattone dell’area tecnica, dopo la riconferma del dg Zamuner. Bisoli ha spessore ed esperienza, come dimostra il suo curriculum. Lo ringrazio di avere accettato la nostra proposta e di essere qui oggi con noi. Gli obiettivi? Una scelta del genere parla da sé. Vogliamo fare un campionato da protagonisti fino in fondo e ristrutturare l’assetto societario. Cercheremo di dare soddisfazioni ai nostri meravigliosi tifosi, usciti con l’amaro in bocca dalla scorsa stagione. Per riuscire in tutto questo abbiamo bisogno del vostro aiuto: se Padova vuole tornare dove merita si dovrà costruire una squadra composta non solo dai giocatori ma anche dai tifosi, dai giornalisti e dall’amministrazione pubblica. In questo senso mi auguro che il neosindaco Giordani si riveli vicino al Padova come lo era stato il suo predecessore Bitonci negli ultimi due anni e mezzo. Gli do il benvenuto e gli faccio il mio personale “in bocca al lupo”. E ai tifosi dico: noi ci stiamo impegnando molto, stiano tranquilli. Perché quando i Bonetto si impegnano in qualcosa, lo portano sempre a termine. Dateci quindi l’opportunità di lavorare sereni per un certo periodo. Certamente saremo giudicati ma, ripeto, dateci un po’ di tempo. Perché stiamo operando per il bene del Padova attraverso investimenti importanti. Ma se vogliamo parlare di Serie B è necessario che la stampa non cominci subito a evidenziare i primi singoli errori e a infierire. Quest’anno tale aspetto è più importante che mai. Chiediamo fiducia. Nei prossimi giorni mister e direttore cercheranno di allestire una squadra adatta alle nostre ambizioni. Inoltre stiamo realizzando lo store ufficiale di cui avevo già parlato: venerdì scorso mio figlio Edoardo ha opzionato un locale in centro storico. Non sarà solamente un punto vendita ma anche un luogo d’incontro per i tifosi. Presto partirà anche la campagna abbonamenti e spero che i nostri affezionati aderiscano numerosi. Così, pian piano, anche gli imprenditori e industriali locali capiranno che per far crescere una città serve anche far crescere la società di calcio. Chiedo anche a loro di darci una mano, perché Padova merita una società più forte. Lo staff medico? Andrà valutato. La crescita della società di cui parlavo prima passa anche da questo. In settimana ragioneremo anche su quell’argomento. Aggiungo un’ultima cosa, a proposito del presidente del Matera che ha un po’ preso in giro la nostra società: caro presidente, lo stile e la classe non si comprano al supermercato”.

Zamuner: “Do il benvenuto al mister. E’ un allenatore importante che ha sposato da subito e con grande entusiasmo la nostra proposta. Credo che questo sia un primo passo per coltivare le ambizioni del presidente e della piazza. Buon lavoro a noi! Favalli? Oggi l’ho incontrato e mercoledì vedrò il suo agente. O si chiude dopodomani o cambieremo strada. Non sono né ottimista né pessimista. Sono realista, una via di mezzo. La situazione è infatti quella di fine marzo: il ragazzo sta sperando che salti fuori una squadra di Serie B. Se ha voglia di rimanere al Padova bene, altrimenti volteremo pagina. Neto Pereira ed Emerson? Più tardi faremo una chiacchierata con il mister e ne parleremo. Ma la riduzione degli over porterà inevitabilmente a qualche rinuncia dolorosa”.

Bisoli: “Sono molto felice di essere qui oggi. Quando ho visto il direttore a una partita gli ho detto che allenare il Padova sarebbe stata per me una possibilità importante. Sono contento che in società si siano consultati e che poi mi abbiano ricontattato. Questa è una piazza che ho già assaggiato sia da giocatore che da allenatore, dunque so già quanta passione c’è. E so anche che qui la stampa è molto esigente, come in tutte le piazze importanti. Per questo bisognerà fare una grande squadra. Una squadra composta non solo dai giocatori, ma anche dai giornalisti e dalla società a cascata: dal presidente ai magazzinieri. La mia idea è quella di lavorare il più possibile per raggiungere gli obiettivi prefissati. Con me non si viene al campo per timbrare il cartellino, ma per rendere orgogliosi i tifosi migliorando giorno per giorno. All’inizio l’impatto sarà duro perché il lavoro sarà faticoso, poi però ci toglieremo quelle soddisfazioni che abbiamo in mente. Dunque, come ha detto il presidente, spero che anche la stampa remi dalla nostra parte. Specie nei momenti di difficoltà. Lo staff? L’ho cambiato dopo molti anni, è giusto così. Con Groppi, che sarà il mio secondo, avevo un rapporto consolidato da tempo. Mio figlio ha giocato per lui e avevo bisogno di una figura che portasse entusiasmo e tecnologia. Con Chiodi invece avevo già lavorato, anche se lui curava non l’aspetto atletico bensì quello del recupero dagli infortuni. Una ventata di novità dopo molti anni farà bene anche a me. Promesse? Io non prometto la vittoria del campionato, ma impegno e dedizione sì. I giocatori usciranno stremati da ogni partita e da ogni allenamento, questo lo posso già assicurare. La mia valutazione della rosa? Ho già visto varie partite e parlato col direttore. Quella dell’anno scorso era una squadra importante, ma per centrare alcuni obiettivi occorre che si colleghino molti fattori. E’ mancata secondo me la mentalità, la cattiveria, la volontà di vincere anche giocando male. Ma c’è una buona base da rinfrescare. Bisognerà avere pazienza ma oggi inizia un ciclo nuovo. So che la stampa qui è esigente, ma le critiche devono essere costruttive, mai per partito preso. Con quali motivazioni torno in Lega Pro? Primo: per la piazza. Secondo: vado a sensazione. Quando ho incontrato presidente e direttore mi sono sentito subito a mio agio. E le persone sono più importanti della categoria. La parola “progetto” nel calcio è abusata, ma questa volta ho davvero sentito una condivisione di idee e la voglia di lavorare insieme. E’ questo ciò che più conta. Inoltre noi rappresentiamo una città e una tifoseria importanti, quindi le motivazioni saranno sempre al massimo. Non credo che la Serie C sia un “arretramento”, anzi, a cinquant’anni avevo proprio bisogno di ritrovare certi stimoli. E sapete anche cos’altro mi ha convinto ad accettare il Padova? Il fatto che Zamuner ed Edoardo Bonetto siano poi addirittura venuti a cercarmi mentre ero in vacanza in Liguria, a Lerici. Di solito sei tu che vai da loro. Quindi mi è sembrato giusto prendere in considerazione la proposta di alcune persone che si erano fatte quattrocento chilometri alle tre di pomeriggio per venire a trovare me che nuotavo al mare. Nomi di mercato? Non voglio farne, mi confronterò col direttore. Ma è vero che voglio gli attributi. Perché il talento senza attributi non conta niente. Infatti, tante volte nella vita si ottengono risultati non grazie al talento, ma “solo” con il carattere. Ecco perché per me contano il gruppo e la voglia di vincere. Il singolo deve essere a disposizione della squadra e l’importanza del risultato credo sia fondamentale. Chi rimane qui sappia già che il posto andrà conquistato durante la settimana. Perché in campo non vanno le carte d’identità, ma i giocatori. Giovani o meno che siano. Il bene del Padova è infatti ben più importante del singolo giocatore. Questa è la mia visione. Chi verrà qui dovrà adeguarsi. Non mi piace chi si risparmia. E per me non esiste una formazione tipo; esiste un’unica rosa da cui attingere di volta in volta. Perché non si vince con soli undici giocatori. Eventuali sgarri dei calciatori fuori dal campo? Ho già due figli a casa, non voglio averne altri venti. Fuori dal campo qualcosa si può concedere, ma mai oltre misura, sempre nei limiti. Ci vuole un’etica. Bisogna sapersi gestire. Allo stesso tempo, so come vanno le cose e non posso pretendere di avere ventiquattro “preti”, ma io degli sgarri me ne accorgo subito in allenamento. Ho una certa esperienza… Insomma, chi vuole vivacchiare con me è nel posto sbagliato. Chieda pure al direttore di essere ceduto, perché io non concedo nulla. Tutti sono importanti, ma nessuno è indispensabile. Le regole sono fondamentali. Al campo ci si arriva un’ora prima, ad esempio. I moduli? Abituatevi ai cambiamenti. Certo, il mio modulo base è il 4-3-1-2, ma io cambio sistema molte volte nel corso di una partita. Se ero stato vicino al Padova con Foschi? Sì, è vero. E già nella stagione 2010-2011, prima della cavalcata playoff di Dal Canto. Venivo a vedere le partite allo stadio ma il Padova vinceva sempre, quindi alla fine non se ne è fatto nulla. E l’anno dopo Dal Canto venne riconfermato. Poi Foschi stava pensando a me anche per l’annata successiva, ma c’erano altre correnti in società… Madonna e Favalli? Sono giocatori importanti. Madonna è fortissimo, Favalli spero rimanga perché ne conosco le qualità. Quest’anno comunque ci vorrà bravura specialmente coi giovani, dato che le nuove norme hanno ridotto il numero degli over. E non si può certo pretendere di giocare un campionato solamente con quattordici “vecchietti”. Somiglianze d’approccio con Nereo Rocco? Spero di fare una minima parte di quello che ha fatto lui. Ma il calcio è questo: è fatto di intensità e di corsa. Oggi di giocate vere ne vedi poche, perché ormai i calciatori sono veri e propri atleti. Ci metteremo d’impegno tutti insieme, e io lavorerò ventiquattro ore al giorno per il Padova”.

La conferenza in diretta, guarda il video:

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