Neto Pereira: 37 anni e… un pochino sentirli: “Ma so gestirmi”

Neto Pereira: 37 anni e… un pochino sentirli: “Ma so gestirmi”

L’intervista al brasiliano de Il Mattino: l’attaccante, nonostante qualche acciacco, continua a essere determinante

Non sono tanto le 425 partite disputate in carriera a pesare nelle gambe. Probabilmente lo sono di più i 37 anni, compiuti lo scorso 4 gennaio: Neto Pereira a Padova ha trovato continuità e gol (5 finora, così come Altinier e Petrilli), e dall’arrivo in panchina di Pillon pure la fascia di capitano, ma nell’ultimo periodo ha accusato qualche “intoppo” fisico di troppo, che l’ha costretto ad uscire anticipatamente contro Bassano e Reggiana, e soprattutto ad allenarsi con giudizio. Non ha ancora bisogno di un programma personale, come faceva l’anno scorso Totò Di Natale ad Udine: se non fosse per la carta d’identità, e soprattutto per il flessore della coscia sinistra, il muscolo che da prima di Natale fa un po’ le bizze, il brasiliano si sentirebbe ancora un ragazzino. «Ho questo piccolo problemino, ma non è niente di preoccupante», spiega. «A darmi fastidio è quel muscolo che mi aveva costretto ad interrompere la sfida con il Bassano: ogni tanto, ancora oggi, mi capita di sentire un indurimento, cioè un piccolo affaticamento. Ed è in quel momento che so che devo fermarmi: con il mister e con lo staff abbiamo deciso che giorno per giorno sarà il caso di gestire la situazione». Non appena sente anche il minimo fastidio, l’attaccante carioca prudentemente si ferma: è successo domenica, ma anche due giorni fa, nel corso dell’allenamento pomeridiano, e per questo motivo ieri ha saltato precauzionalmente la partitella con i compagni, dopo aver sostenuto per intero, in ogni caso, la parte atletica. «Rispetto a fine dicembre la situazione va molto meglio, ma la tengo comunque sotto controllo. Alla mattina faccio terapie all’Arcella, quindi vado ad allenarmi scegliendo se forzare a seconda delle mie sensazioni. So ciò che devo fare, di solito provo sempre a rimanere con la squadra, e a volte basta il riscaldamento per risolvere questo piccolo fastidio». Ha stupito tutti, allenatore compreso, vederla tenere 90’ ad Alessandria senza battere ciglio. «Quel giorno è andato tutto bene, non ho avuto fastidi, invece contro la Reggiana l’affaticamento è riaffiorato». In ogni caso, arrivare a 37 anni con la capacità di incidere in campo ancora come un ragazzino non è da tutti. «Sicuramente non è semplice a quest’età riuscire ad esprimersi ancora su buoni livelli. Ci vogliono tanta professionalità, una vita tranquilla e senza eccessi. Nella mia carriera sono sempre stato attento pure all’alimentazione, anche se non ho mai seguito diete particolari perché sono sempre stato capace di controllarmi». L’elisir di lunga vita? «Non c’è un segreto, a parte quello di vivere tranquilli. Il riposo è sempre un allenamento importante: quando ci sono carichi di lavoro da gestire, la fase di ripresa è fondamentale. Solo così si è pronti quando è ora di andare al massimo. Ho 37 anni, ma nessuna voglia di smettere». La voglia di correre e lottare, quindi, non sta diminuendo. Più o meno come quella del Padova, che ha superato le tre sfide-verità raccogliendo tre pareggi… «Tre punti importanti, ottenuti contro altrettante squadre di vertice, ma avremmo meritato qualcosa di più. Solo con la Reggiana non siamo riusciti ad esprimere quanto si era visto nelle due gare precedenti: ci è mancato qualcosa». Un ritmo e un “quid” in più che Pillon si augura di rivedere ben presto, a cominciare dalle due trasferte consecutive che vi attendono adesso. «Giochiamo contro due squadre che sono dietro di noi, e se vogliamo approdare a zone più tranquille questo è il momento giusto, per farlo. Se battessimo Pro Piacenza e Lumezzane potremmo davvero allontanarci dalla parte destra della classifica: per cui è arrivato il momento di fare un passo in più».

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