Padova, la maledizione della terz’ultima giornata

Padova, la maledizione della terz’ultima giornata

Si sperava in una smentita sul campo a Bassano e per questo l’argomento era stato volutamente “congelato”, ma la sconfitta di sabato allo stadio Mercante, con i biancoscudati che non sono riusciti a rispondere all’ultimissima chiamata in chiave play off, ha confermato il triste presagio. Alla resa dei conti, la maledizione della terz’ultima giornata ha colpito ancora. Per la terza volta, in terza serie. Alla faccia del numero perfetto. È stata in particolare la sconfitta all’Euganeo con la Giana Erminio, infatti, a compromettere la rincorsa del Padova agli spareggi promozione e questo ricorda per vari aspetti quanto capitato, sempre a fine aprile e sempre all’ombra del Santo, nel 2007 e nel 2008. Altro fattore comune, la provenienza geografica delle avversarie, con formazioni lombarde non di primissimo piano a interrompere il sogno dei tifosi.
Il 29 aprile 2007 era toccato al Pizzighettone che, vincendo per 1-0 davanti a 5.392 spettatori con gol di Zagaglioni in avvio di ripresa, stoppava la corsa ai play off dell’undici allora allenato da Mandorlini, subentrato prima di Natale a Pellegrino e reduce da quattro vittorie e due pareggi. Tra le fila degli ospiti, allenati da Roberto Venturato, Porrini e Ardemagni, poi approdati a Padova, e il difensore Astori, ora alla Fiorentina. Stesso copione e nuova buccia di banana dodici mesi dopo. Dopo il ko a Venezia, Sabatini era subentrato a Ezio Rossi, ottenendo tre vittorie tra cui quella a Verona per 3-0 e pareggiando 1-1 in casa del Foggia di Galderisi, una delle concorrenti per i play off, ma il 20 aprile la squadra perdeva in casa con la Pro Sesto (gol di Vignati nel primo tempo, pareggio firmato da Di Venanzio nella ripresa e gol vittoria di Musetti a cinque minuti dal termine) e tutto svaniva.
Situazioni dunque vicine al presente, ma con una chiara e netta differenza, non certo di poco conto, relativa alle differenti ambizioni di partenza di quel Padova che, sotto la gestione Cestaro, puntava apertamente alla promozione, fallita cinque volte e arrivata nel 2009, il tutto con ingenti investimenti e continui ribaltoni. E analizzando il cammino del Padova in Lega Pro dal 2000 a oggi, oltre ad apprezzare quanto comunque fatto da Diniz e colleghi, con la pecca però di essere venuti a mancare sul più bello, si può trarre una morale in chiave futura, legata proprio al concetto di continuità. Mantenesse il quinto posto finale, ora conteso dalla Reggiana, l’undici di Pillon sarebbe secondo solo al Padova di Sabatini, arrivato quarto nell’anno della promozione (2009) ed eguaglierebbe quello di Frosio che nel 2003 conquistò i play off. Nel primo caso il salto di categoria arrivò conservando l’ossatura di squadra del campionato precedente, riconfermando tecnico e diesse (Meluso, poi esonerato a gennaio, ma artefice anche del mercato di riparazione) e pure i play off del 2003 vide protagonista il gruppo storico dei giocatori, oltre allo staff dirigenziale (diesse Buriani) che avevano vinto il torneo di C2. Nelle altre annate sono arrivati due sesti posti (2004-05 e 2007-08), due settimi (2003-04 e 2006-07) e due noni (2001-02 e 2005-06).
In termini di punti – pure i vecchi tornei vedevano in lizza diciotto formazioni – l’attuale Padova, a quota 51, potrebbe quasi vincere con il proprio passato: eguagliati i 51 della stagione 2002-03, nel mirino ci sono i 54 del campionato della promozione e sono irraggiungibili solo i 55 di quello 2007-08. In ogni caso, con una metaforica divisione tra il bottino conquistato e i soldi spesi, il Padova di Bergamin e Bonetto sarebbe già avanti di una spanna rispetto a quello della gestione Cestaro.(da Il Gazzettino)

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