Padova, quando l’attacco non segna si fa dura

Padova, quando l’attacco non segna si fa dura

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Quando in avanti si è spenta la luce il Padova ha pagato dazio. Mancano due giorni alla trasferta di Bassano in cui l’undici biancoscudato si gioca le residue possibilità di play off, sperando in un difficile ko casalingo dell’Alessandria con la Reggiana, ma è già tempo per stilare le prime analisi di un’annata comunque positiva, rispetto alla quale comunque non mancano i margini di miglioramento.
Una chiave di lettura importante riguarda proprio la prolificità della squadra, con gli attaccanti di ruolo che hanno risposto presente, ma con uno scarso apporto in termini realizzativi da parte degli altri giocatori. Su 41 reti finora segnate, infatti, ben 25 portano la firma delle punte centrali, con Altinier a quota 14, Neto Pereira a 10 e con la rete di Sparacello segnata con il Feralpi. Altri nove gol portano la firma degli esterni offensivi (sei Petrilli, poi però poco utilizzato negli ultimi tre mesi, e tre Finocchio), e solo sette volte hanno colpito i difensori (tre Fabiano, una Sbraga e Favalli) e i centrocampisti (una rete a testa per Corti e Baldassin). Non solo. Su tredici partite vinte, undici vedono nel tabellino le marcature degli attaccanti centrali, solo in una – Padova-Cremonese 2-1, a segno Sbraga e Baldassin – hanno deciso giocatori di altri reparti e nella tredicesima hanno marcato il cartellino Petrilli e Fabiano (Padova-Pro Piacenza 2-0).
E se la difesa un minimo di contributo in zona rete l’ha fornito lo stesso, non si può dire altrettanto per il centrocampo (a digiuno Mazzocco, Bucolo e De Risio), senza dimenticare il digiuno di reti di Ilari e Cunico, rispettivamente a quota nove e tredici l’anno scorso in serie D, in questo torneo più efficaci nel ruolo di uomo assist e con il capitano comunque in campo con il contagocce.
«In effetti – commenta il direttore sportivo De Poli – è mancata un po’ di propensione a finalizzare il gioco. Sono però contento per la risposta degli attaccanti, alla fine le cose si somministrano in maniera equa e sono loro ad avere il compito di segnare. Quello che conta è che ognuno svolga bene le proprie mansioni principali. Se poi in un’annata trovi il centrocampista che realizza qualche gol in più, tanto meglio». Il diesse esemplifica poi tali concetti: «Ilari, come Bearzotti quanto è stato chiamato in causa, forse davanti poteva fare meglio, ma al tempo stesso è l’elemento che dà più garanzie tattiche e di equilibrio. In mediana con il 4-4-2 giocano solo in due e svolgono un importante lavoro di contenimento supportato dai buoni numeri della difesa».
Va anche fatto presente, tuttavia, che sul fronte offensivo, rispetto alla prima parte del torneo, ci sono stati miglioramenti sotto vari aspetti. Se adesso sono dieci i biancoscudati andati a segno, fino al 28 novembre (gestione Parlato) il numero scendeva a quattro (Altinier, Neto, Petrilli e Fabiano) per un totale di undici gol in tredici partite (media 0,85, salita a 1,58 con Pillon) e anche le singole performance sono cresciute, con Altinier passato da tre a quattordici gol, Neto da tre a dieci e con in controtendenza il solo Petrilli che, soprattutto per effetto del suo minore utilizzo, non segna dal 23 gennaio quando permise al Padova di pareggiare in extremis a Piacenza. (da Il Gazzettino)

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