Sparacello si racconta: “Dai broccoli al passato da ultras”

Sparacello si racconta: “Dai broccoli al passato da ultras”

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Sedetevi comodi, il pranzo è servito. Polenta e osei padovani? “No no, pasta con sparacello (e muddica), tipica ricetta palermitana”. Il Claudio chef sembra da Master. Sembra. Lui però abbassa lo sguardo, timido timido: “Prossima domanda?”. Ce la ridiamo di gusto, così subito. Poi ecco le dovute spiegazioni: “Lo sparacello è una verdura di Palermo, una specie di broccolo. Lo mangio volentieri”. Meno i gol. Quelli Claudio Sparacelloattaccante del Padova – è abituato a farli, un po’ come domenica contro la Feralpi Salò: “Segnare al debutto è stato qualcosa di fantastico, credimi”. Ci crediamo sì! Poi mani al cielo e dedica che calza a pennello, quasi un segno del destino. “Io sono molto credente, credo tantissimo in Dio: una fede vera e sincera, trasmessa dai miei genitori sin da piccolo. Quando segno mi capita spesso di alzare le mani al cielo ma domenica l’ho fatto per nonna che purtroppo è mancata quasi due settimane fa”. Voce piano piano sempre più triste, una lacrima sul viso. “Mi ha cresciuto, insieme a mia mamma. E’ stata una delle persone più importanti: nei momenti brutti nonna c’era, sempre pronta a sostenermi. Che botta! Ma sono stato felice di dedicarle quel gol”. Quasi un segno del destino, per davvero. 

Il calcio quasi una malattia. “Anche senza il quasi – aggiunge Claudio – Ce la ridiamo ancora. Ma il bello deve ancora venire. “Sai qual è stata la mia prima parolina da piccolo?”. Mamma? Papà? “No no: pum! Per dire palla”. Un caso perso in partenza, non c’è che dire. Sparacello racconta: “Quando potevo, giocavo: è sempre stata la mia fissa. Non ne potevo fare a meno. Calcio, calcetto, calcio-tennis in spiaggia a Mondello”. E studiare, mai? “Eh… con la scuola non sono mai andato d’accordo ma alla fine ho preso il diploma di ragioneria”. Altroché banchi e compiti, nella sua testa solo il Palermodalla curva! “Andavo a vedere tutte le partite lì, so bene che significa esultare per la propria squadra del cuore”. E per inciso: Padova-Palermo, tifoserie gemellate da anni e anni. Calcio e… tatuaggi: combo. “Ho iniziato a 13 anni, se non fosse stato per mia mamma ne avrei ovunque. E’ una mia grande passione – un po’ come le macchine – non posso farci niente”. Ti trovi bene con Andrea Sbraga quindi, altro neo arrivato in casa Padova in questo mercato di gennaio. “La prima cosa che mi ha colpito di lui sono state le mani… tatuate! Non ci potevo credere. Condivideremo questa mia passione insieme”. Tra tanti, uno da menzionare: “Una rosa con le iniziali di mia nonna, fatto un anno fa”. 

Giovanili in rosanero, per ben sei anni. Poi Torino, sponda granata; e pure qualche allenamento in prima squadra. “Che campioni Glik, Cerci e Immobile”. “Ah, ecco da chi hai preso spunto…” incalzo io. Sparacello mi ferma in un secondo: “Io vado matto per Zlatan Ibrahimovic, la mia fissa è solo per lui. Pensa, mi capita di guardare filmati di suoi gol e numeri per giornate intere. L’ho anche visto dal vivo, per più di una volta”. Claudio svela: “Facevo il raccattapalle a Palermo: l’emozione che ho provato non la dimenticherò mai”. 

Trattativa last-minute: “Ho saputo del mio passaggio dal Trapani al Padova in prestito giusto a qualche ora dalla chiusura del mercato! Ringrazio i miei agenti Dell’Orzo e Parretti, il direttore De Poli: era quello che volevo, ci ho sempre sperato”. Anche se… “il Padova mi aveva cercato con insistenza già a luglio ma il Trapani (soprattutto Cosmi) non ha voluto lasciarmi andare”. Poi 8 presenze alla sua prima stagione in B e finalmente Padova, colpo di fulmine fu: “E’ davvero difficile che io mi trovi bene in un posto nuovo fin da subito eppure qui è stato così: gente disponibile, città splendida, soprattuto il centro storico. Mi trovo proprio a mio agio”. Mondello manca sì, ma non troppo. Il biancoscudo una tappa per continuare a crescere e maturare. Claudio però precisa: “Penso solo ed esclusivamente al Padova, voglio il massimo da questa esperienza: questo gruppo lo merita, la città e tutti i suoi tifosi lo meritano”. Magari un sogno chiamato B? Perché non provarci, sarebbe un delitto il contrario. Poi se fosse tutti a pranzo, offre e cucina Claudio. Il menù palermitano – con sparacello – un grande classico. 

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