Padova, voglia di lasciare il segno

Padova, voglia di lasciare il segno

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“Fattore-campo”, espressione che ha avuto il suo boom negli anni Sessanta, e che ora appare un po’ in disuso, in quanto – forse dall’applicazione dei tre punti – si osa di più lontano dal pubblico amico. E invece il Padova, ignorando le statistiche, sta applicando questa “legge” in maniera ferrea, senza esiti eclatanti in trasferta. Ma questa sera il trend a sfacciato favore dell’Euganeo potrebbe quanto meno riequilibrarsi: quali stimoli migliori infatti di andare a giocare in casa della capolista Siena, dopo il secco 3-0 rifilato in casa al Grosseto?

Alessandro Calori, al termine della seduta di rifinitura a Bresseo, opera comunque qualche “distinguo”: «È mancato soltanto il risultato da tre punti, che poteva esserci a Trieste». E anche a Piacenza. «Già, ma non è mancato il gioco, e quindi non sono preoccupato. Vi sono tanti fattori e coincidenze che determinano un risultato. In trasferta ci si sente “ospiti” e invece vorrei che la mia squadra andasse da “ignoranti calcistici” per portare a casa qualche cosa di importante. La paura è nell’uomo, non nel giocatore». Insomma, per ribadire l’originale e suggestivo concetto espresso dal tecnico del Padova, occorre comportarsi da “boarotti del 20. secolo”, anzichè gentlemen d’antan.

Ma sarà questa sera un esame dal valore totale? «No, andiamo semplicemente in casa del Siena accreditato come favorito. In questi due giorni ho cercato di capire i quali possano essere le difficoltà dei nostri avversari per provare ad accentuarle».

È comunque innegabile che se la sfida con i primi in classifica sia per il Padova l’occasione propizia per mostrare consapevolezza nei propri mezzi. «Ripeto: vedo nei ragazzi la voglia di crescere, di capire come fare per ottenere risultati importanti. Ci vuole logicamente del tempo per arrivarci, e non esistono “scalette”, perchè può succedere che si vinca a Siena e si perda la partita successiva. Il fatto è che con la prestazione si hanno maggiori probabilità di guadagnare i tre punti». Calori a questo punto sforna la seconda “chicca” dell’intervista: «Non possiamo nemmeno permetterci di essere emozionati, perchè regaleremmo energie ai nostri avversari. Piuttosto, dovremmo cercare di emozionare i nostri tifosi».

Di formazione naturalmente non se ne parla, ma è accolta la domanda se è previsto un turnover. «Sì, due o tre giocatori». Che saranno scelti sulla base dell’esperienza? «No, un fatto tattico, oltre che di recupero». In sostanza, potrebbe anche essere attuato il 4-4-2 al posto del 4-3-1-2. Non vi sono giocatori infortunati, e tutti sono quindi partiti per il capoluogo toscano ad eccezione dell’infortunato El Shaarawy. In difesa rientra Legati, che ha scontato il turno di squalifica. «Il Siena applica il 4-2-4 in fase offensiva, con due esterni che puntano all’uno contro uno», sottolinea Calori. Dopo la partita (calcio d’inizio alle 20.45), i biancoscudati pernotteranno in albergo, e la mattina si alleneranno in zona.

Ma quanto socialmente utile sarà presentarsi allo stadio Artemio Franchi dopo una vittoria per 3-0? «Moralmente è piacevole, però il successo è già resettato. Ripartiamo dallo stesso entusiasmo che la squadra aveva prima di affrontare il Grosseto». Conte, allenatore del Siena, dovrà temere il Padova. «Spero che non sia lui soltanto, ma andando avanti tutti i tecnici». Lei è aretino, e gioca con i “vicini” del Siena. «Esiste un certo campanilismo, ma me ne sono andato via da Arezzo a diciotto anni, e ho un po’ perso il senso del derby». Ma non della vittoria.

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