VIGNONI: “CESTARO, COSI’ NON VA”

VIGNONI: “CESTARO, COSI’ NON VA”

Un anno a Padova. Nove e mezzo, divisi in due periodi, al Vicenza. Sergio Vignoni sabato però non sarà al Menti per seguire il derby. «Non saprei per chi fare il tifo», spiega. Ma da doppio ex conosce alla perfezione le vicende delle due società.

Si aspettava un Padova così giù in classifica?

«No. Ci sono buoni giocatori come Soncin, Italiano e Vantaggiato, ma non basta. Ci vogliono innanzitutto un gruppo e un collettivo perché questo chiede la serie B, oltre alla determinazione e alla cattiveria. La squadra era partita bene, ma ha peccato in continuità e qualcosa è successo, non so cosa».

Come giudica il mercato di gennaio?

«Visti i risultati successivi, non positivi. Eppure Morosini, che avevo a Vicenza, è un signor giocatore e lo stesso vale per Vantaggiato. Attorno a simili elementi, tuttavia, occorre costruire una squadra perché i singoli non bastano. Quanto a Italiano, più che delle sue prove, c’è da parlare dei suoi problemi fisici dato che è mancato spesso o non era al top. E questo per il Padova è stato un grosso danno».

Serviva anche un difensore?

«Ce ne volevamo due o tre. Mi piacciono Renzetti e Trevisan che però non è un leader e ha bisogno al suo fianco di gente esperta».

Poi c’è stata la telenovela legata ai cambi in panchina: avrebbe optato per Di Costanzo che tradizionalmente punta sul 4-4-2?

«Le scelte vanno fatte anche in base alle caratteristiche dei giocatori e al modulo per cui sono più adatti. Personalmente, avrei fatto carte false per Arrigoni o Baldini. Ma è giusto che ognuno faccia le sue scelte».

E se le fa il presidente, come successo con il tecnico romano?

«Questo non va bene. Se scegli e paghi un direttore sportivo deve essere lui a svolgere questi compiti, prendendosi le sue responsabilità. Come può essere allora colpevolizzato De Franceschi?».

Forse a lei è successo lo stesso nella esperienza biancoscudata del 2003-04.

«Sono arrivato che era già stato scelto l’allenatore (Glerean, ndr) che a sua volta aveva fatto mezza squadra, prendendo i vari Zanon, Giacomin e La Grotteria. C’era un budget da rispettare e non avevo tempi e margini di intervento. Guidetti a parte, ho puntato su giovani come Muslimovic, Porcari, Franchini e Quadri. Questi problemi a Padova vanno avanti da molto tempo».

In che senso?

«Io sono stato chiamato al posto di Buriani che pure aveva conquistato i play off, poi sono stato sostituito da Favero perché voluto da un socio appena entrato e gli stessi Tosi e Meluso avevano lavorato bene. Sono i diesse, allora il problema del Padova o c’è dell’altro?»

Intanto la squadra è andata in ritiro.

«Più che sul Garda, li avrei fatti allenare all’Appiani perché è giusto vivere il clima e l’atmosfera della città. Non concordo nemmeno con il silenzio stampa perché quando si perde occorre metterci la faccia».

E a Vicenza che aria tira?

«Forse la situazione è ancora peggiore dato che, dopo un inizio straordinario in cui la squadra era trascinata da Sgrigna, c’è stato un calo fisico e mentale. La vittoria di Frosinone potrebbe però avere rimesso a posto le cose anche se per la salvezza bisogna arrivare a 52 punti».

Cosa deciderà il derby?

«Per il Padova potrebbe arrivare al momento giusto perché una è gara da dentro o fuori, senza esami di riparazione. E se le cose andassero bene, sulle ali dell’entusiasmo, i biancoscudati potrebbero iniziare una striscia positiva; però non sarà facile perché il pubblico locale si fa sentire e serve grande attenzione in quanto il Vicenza ha giocatori che da soli possono decidere la gara. Anche un tiro sporco da lontano potrà fare la differenza».

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