Serie A futsal: nascerà il Consorzio delle società della massima categoria?

di Redazione PadovaSport.TV

Sono giorni di grande lavoro all’Italian Coffee Petrarca. Anche perchè, nell’ottica della prossima stagione sportiva, la massima categoria potrebbe essere maggiormente strutturata anche per la costituzione di un consorzio delle società di Serie A. “Se ne parla da tempo – afferma il presidente del Petrarca Morlino – ma adesso penso e spero che si possa fare qualcosa di più, anche se al momento mi pare ci sia una contrapposizione tra 2 gruppi di società”.
In effetti le prime 5 (Italservice Pesaro, Acquaesapone, Rieti, Came Dosson e Sandro Abate) hanno preso una linea un pò diversa al momento. “Al di là delle contrapposizioni odierne – afferma Morlino – credo che il prodotto calcio a 5 vada maggiormente valorizzato. Deve diventare un prodotto televisivo. Per fare questo c’è da capire se la Divisione sia il soggetto più indicato per la valorizzazione del prodotto Serie A oppure se un consorzio di società, sul modello delle leghe presenti in altre discipline, sia lo strumento più adeguato. Personalmente sono più convinto della seconda ipotesi”.

Ecco i motivi. “E’ chiaro che la Divisione negli ultimi anni ha visto crescere il numero delle società, sostanzialmente raddoppiato in un decennio per il proliferare delle categorie inferiori e per l’aggregazione del settore femminile nella dimensione nazionale. Il ruolo della Divisione è cambiato- Ricordo che 20 anni fa le società della Divisione erano 70/80, per poi passare 120/130 una decina d’anni fa e adesso sono oltre 200.  Oggi la Divisione è un grande aggregatore di attività, ma questo significa necessariamente perdere l’impulso nella promozione e nello sviluppo adeguato della categoria di vertice, ovvero la Serie A maschile. Le leghe nascono all’interno dei movimenti sportivi quando le federazioni, troppo oberate dal’organizzazione dell’attività, non riescono ad essere più adeguatamente performanti nella promozione dell’attività di alto livello. In più mettiamoci che nel nostro caso non stiamo neppure parlando di una federazione autonoma, ma di un divisione all’interno della lega dilettanti, a sua volta all’interno della federazione”.
Cosa potrebbe significare il consorzio della Serie A per il calcio a 5? “Il consorzio della Serie A potrebbe essere un soggetto facilitatore per ottenere di più dal punto di vista televisivo. Oggi con una sola gara per giornata su RaiSport HD e le repliche di tutte le gare su Odeon TV siamo un pò strettini. E’ chiaro che per avere più passaggi in tv bisogna far crescere il prodotto televisivo. Mi riferisco al fatto di giocare in palazzetti più televisivi, con un manto uniforme, televisivamente ben percepibile, e con una esposizione pubblicitaria più adeguata e professionale per mezzo dei led.  Questi sono investimenti che i clubs devono avere il coraggio di fare se vogliono valorizzare il prodotto. Nelle altre discipline indoor che vanno in televisione  funziona così”.
Il momento nello sport però non pare dei migliori. “E’ nei momenti come questo che le cose vanno ripensate. Bisogna ringraziare la Divisione per come ha accompagnato la crescita della disciplina, ma la Serie A ha bisogno di qualcosa di più. Con ciò non voglio creare una contrapposizione con la Divisione, per carità. Anche loro, come federazione, dovrebbero fare parte di questo progetto che, però, deve partire dalle società”.  Quando si parla di tv si parla di ricavi, almeno negli sport “maggior”. “Senza dubbio la televisione permette di accedere ai ricavi, ma i ricavi non sono solo quelli diretti, ci sono pure quelli indiretti. Un maggior numero di passaggi televisivi e di maggiore qualità conducono a maggiore popolarità e riconoscibilità.  E questo permette di vendere meglio tutti gli spazi pubblicitari disponibili. Per una disciplina come il calcio a 5, ritengo che oggi dalla televisione possa arrivare molto di più in termini indiretti”.
Ma non ci possono essere anche ricavi diretti, dalle televisioni? “Certamente, la vera battaglia che il prossimo presidente della Divisione dovrà fare è quella di ottenere nuovamente dalla Lega Dilettanti la quota di diritti prevista dalla Legge Melandri, che dal 2016 non mi risulta venga più girata alla Divisione. Si tratta di risorse importanti che da 4 anni mancano, in maniera del tutto incomprensibile, al movimento del calcio a 5”. In effetti l’Italian Coffee Petrarca di televisione se ne intende. “Ai tempi della prima Serie A, dal 1997 al 2003, oltre alle dirette di Rai e Telemontecarlo, avevamo la differita sulle emittenti locali e diverse trasmissioni dedicate. Ma anche negli ultimi anni abbiamo fatto molto. Nel corso delle annate vincenti di A2 e B le nostre gare sono passate in differita su Canale Italia e Serenissima Tv, con un ottimo riscontro di pubblico e commerciale, come mi ha confermato la direzione della televisione. Per non parlare delle Finali di Coppa, sempre con Canale Italia e Sportitalia. Abbiamo poi realizzato l’evento con Ricardinho con il coinvolgimento di Fox Sports. Quest’anno abbiamo avuto 3 gare in diretta Rai e 25 differite su Odeon TV. Ho calcolato che nelle ultime 3 stagioni sono state proposte in televisione più di 50 gare del Petrarca e questo gratifica molto noi e i nostri sponsor”.

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