In Calabria

Caso Roccella, Tarozzi non ci sta e replica: “Offeso come allenatore e uomo”

Caso Roccella, Tarozzi non ci sta e replica: “Offeso come allenatore e uomo”

Nuovi dettagli sull'incredibile esonero, ecco la versione dell'allenatore cacciato

Redazione PadovaSport.TV

Riceviamo e pubblichiamo, in merito al caso Roccella(il "curioso" esonero di Paolo Tarozzi, riportato sulle pagine de La Gazzetta dello Sport e da noi ripreso),  la versione di Paolo Tarozzi, l'allenatore cacciato dal club calabrese dopo una breve esperienza (qui avevamo riportato invece il comunicato della società).

"In merito alle considerazioni del Roccella calcio, e alle continue diffamazioni espresse nei miei confronti - dice Tarozzi - ci tengo a precisare punto per punto i fatti da voi riportati. Primo punto non sono arrivato il 29 .12 ma bensì il 27.12 alle ore 11. ero a Roccella. Ho viaggiato a mie spese lasciando la mia famiglia, nel giorno di Santo Stefano, convinto dalle insistenze del direttore Leghissa, che mi garantiva sul progetto e sulla conoscenza personale del Presidente Rocco Femia.Le mie minime richieste economiche per venire a Roccella con 6 punti in 16 partite, erano 1500 euro al mese più vitto e alloggio. Ho ancora in mente la voce di Leghissa che mi comunicava che il Presidente aveva accettato le mie richieste. Punto secondo inizialmente avevate pensato di farmi dormire nello stesso letto con il Direttore Generale Leghissa, ci avete portato in uno scantinato che aveva solo una stanza senza finestre, matrimoniale per modo di dire. Solo dopo le mie lamentele vi siete resi conto che non potevamo dormire nello stesso letto e ci avete portato in hotel, nessuno vi ha chiesto di farlo, ma ho apprezzato il gesto. Punto terzo dite che da subito ho palesato nessuna competenza tecnica? I giocatori tutti hanno sempre detto il contrario venivano volentieri al campo e con tutti ho instaurato un grande rapporto. Il Direttore Leghissa con il quale vivevo insieme a Roccella mi ha sempre riferito che i giocatori parlavano molto bene di me e dei miei allenamenti e che due giocatori inoltre dopo aver visto i miei allenamenti avevano deciso di firmare per il club, queste non sono menzogne e conoscendo l’onestà intellettuale del Direttore Leghissa chiedete a lui se sono menzogne. Punto quarto, dite che fuori dal campo mi comportavo male, che avete i testimoni, comportamenti anomali? Mai ho portato donne in camera mia, mai ho fatto uso di sostanze e mai ho organizzato festini come mi è stato riferito dopo il mio allontanamento. Non lo chiamo esonero perché nessuno me lo ha mai comunicato a parte il portiere dell’albergo, sono stato convocato dopo l’allenamento del 25 gennaio, all’incontro erano presenti Rocco Femia, Leghissa, Romeo Bruno, più un arbitro vostro amico che non conosco il nome. A tale incontro mi avete detto che non capivo di calcio e per questo mi mandavate via. Ci siamo scontrati e i toni si sono alzati poi ho detto ok me ne vado ma quando mi pagate? Quando mi date i soldi che avevo patteggiato con voi ? Almeno il mese di gennaio quando me lo pagate? Le parole di Femia furono domani mattina ci sentiamo per i soldi. Dà mercoledì 26 gennaio fino a venerdì 29 non sono rimasto a Roccella a guardare il mare ma ho allenato regolarmente la squadra. Sono fatti questi, il Presidente aveva dato le dimissioni e Leghissa con me presente il 26 gennaio all’allenamento ha parlato alla squadra dicendo che io rimanevo e che avrei guidato la squadra a Sersale. Ci sono i testimoni anche di quello che sto scrivendo, tutta la rosa riunita, quindi non sono io che dico menzogne. Punto Quinto Il contratto economico firmato con la clausola Gratuita per agevolare la società nel tesseramento , è stato fatto da me su insistenze del Leghissa che mi garantiva a voce di non preoccuparmi assolutamente della dicitura “Gratuita” e che garantiva lui personalmente sulla serietà e sullo spessore umano del Presidente Rocco Femia. Punto sesto, i miei giorni di permanenza non sono 20 come dite voi ma bensì 32, dal 27 dicembre al 29 gennaio. Punto Settimo, voi non mi avete fatto nessun regalo, mi avete dato in una busta 300 euro invece di 1500 pattuiti con il Presidente e con il Direttore Leghissa. Per mettermi in gioco dite ero venuto a costo zero. Ma vi rendete conto di quello che sostenete? Secondo voi io lascio un lavoro da amministratore a Milano per venire gratis in una squadra ultima in classifica in Calabria? Non a casa mia, che ancora ancora si potrebbe accettare, ma in Calabria! Non è credibile sostenere una tale menzogna. Punto Ottavo, da mercoledì 26 gennaio ho provato in tutti i modi a mettermi in contatto con la società ma il Presidente Rocco Femia prima ha lasciato la carica, per finta, poi mi ha bloccato col telefono, poi dopo avermi cacciato con il portiere dell’albergo, il sabato mattina ha convocato la squadra al campo e ha parlato malissimo del sottoscritto. Non le bastava come mi aveva trattato Presidente? Non le bastava il danno che mi aveva causato? Perché denigrarmi ulteriormente davanti a tutta la squadra incredula, a parte i due portieri, credo. Dopo la mia partenza avete giocato otto partite e le avete perse tutte otto prendendo almeno tre gol a partita e sono io quello che non capisce di calcio? Sono io che non ho competenze dopo vent’anni di Milan? Dopo aver salvato una squadra in serie c in Svezia? Dopo aver salvato una squadra di promozione Lentatese a Milano? Se fossi io l’incompetente per quale motivo i giocatori del Roccella dopo aver visto tre o quattro miei allenamenti hanno deciso di firmare per voi. Certo forse non sono piaciuto al figlio del Presidente, forse perché non ho mai pensato minimamente neanche di farlo giocare viste le sue totali mancanze tecniche e atletiche, forse avrei dovuto dare retta a mia moglie che mi sconsigliava di accettare la vostra proposta. In ultimo, dove sono i sani valori e i sani principi che dite di avere dove sono se non pagate i giocatori se non pagate nessuno i vostri più che valori sono abusi di potere e per questo dovreste vergognarvi tutti, per avermi offeso come allenatore ma soprattutto come uomo"

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